Lobby? Di Maio ha ragione, ma è vittima e carnefice

22/07/2016 di Andrea Viscardi

Le critiche feroci a Luigi Di Maio, reo di aver affermato: "esistono lobby dei malati di cancro e lobby degli inceneritori”, sono in parte frutto di opportunità politica, più che di convinzione. Perché Di Maio ha ragione, ma se oggi le lobby sono ancora più demonizzate di ieri è anche e soprattutto colpa della campagna mediatica condotta dal Movimento 5 Stelle, e da lui guidata.

Di Maio, Lobbying

Fuori le lobby da Roma. Con questo slogan veniva riassunta una delle prime, grandi, battaglie del Movimento 5 Stelle, quando il blog di Beppe Grillo  si riempiva di titoli quali “Il Pd schiavo delle lobby d’oro #fuorilelobby” e “Il Parlamento infestato dalle lobbies. Di De Benedetti”.

Trascendendo sull’opportunità – divenuta abitudine – di utilizzare il plurale di un termine inglese in italiano, il Movimento 5 Stelle ha diffuso negli anni un messaggio profondamente erroneo e populista, considerando le lobby, nella loro totalità, come oscuri gruppi elitari della società, tesi a fare i propri interessi, ad esclusivo danno economico, salutare, ambientale, dei cittadini tutti. Preferibilmente, distribuendo favori e mazzette a politici e decisori pubblici di ogni tipo.

Luigi Di Maio, a lungo, si è mosso con dedizione e impegno a diffondere tale visione. Basti ricordare la sua campagna per buttare i lobbisti fuori dalle stanze del Parlamento, o il suo slogan che dichiarava come, il 2014, sarebbe stato “l’anno della lotta alle lobbies” (N.R. ci risiamo). Così non stupisce quanto accaduto ieri, dopo anni di campagna populista atta a demonizzare la rappresentanza d’interessi particolari, additando tutti i gruppi di pressione, in modo indiscriminato, come criminali, all’interno di un Paese che già viveva, sulla materia, solo di pregiudizi. La verità è, evidentemente, semplice. Di Maio non è incappato in un’epifania sulla via di Montecitorio. Piuttosto, ha iniziato a conoscere una realtà di cui prima non aveva in alcun modo percezione. Realtà che era pronto, nella sua passata ignoranza, a contestare ed attaccare con tutti gli strumenti.

Ieri, come in un gioco di equilibri karmici, ha pagato le conseguenze di questo comportamento. Affermando l’esistenza di “lobby degli inceneritori e lobby dei malati di cancro”, il vicepresidente della Camera non ha detto nulla di meno che la verità. Lobby non è il cartello dei venditori di armi che, nell’oscurità di una stanza all’ultimo piano di un grattacielo, cospira su come avere il controllo dei Governi mondiali. Lobby è un qualsivoglia gruppo di pressione che svolge attività indirizzate ai decisori pubblici, atte a rappresentare e tentare di far valere i propri interessi all’interno della legislazione.

Esistono quindi gruppi di pressione di denuncia ambientale, Greenpeace è, infatti, una delle lobby più attive al Mondo. Emergency o Medici Senza Frontiere, sono senza dubbio gruppi di pressione internazionali. Di Maio, dunque, non sbaglia nell’affermare l’esistenza di lobby dei malati di cancro. Certo, forse la formulazione sintattica non è delle migliori ma, a certificare tale affermazione, vi sono esempi di facile individuazione. Pensiamo all’Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMaC), o all’American Cancer Society, negli Stati Uniti.

Gli attacchi al figliol prodigo del Movimento 5 stelle sono quindi ingiusti, frutto di strumentalizzazione politica (e giornalistica), in parte, ma anche di una diffusa ignoranza. Di Maio, oggi, vive nel paradosso di essere vittima e carnefice allo stesso tempo, perché può solo biasimare se stesso ed il Movimento per il clima di demonizzazione del fenomeno lobbistico che ha raggiunto, nel dire comune, vette mai toccate in precedenza. Nè si può stupire se le opposizioni, a riguardo, hanno reagito – a parere di chi scrive erroneamente – secondo quelle modalità promosse, negli scorsi anni, proprio dal Movimento. La priorità, in ogni caso, che pare mancare nelle intenzioni di tutti, è quella di diffondere una reale cultura in materia, sebbene le dichiarazioni, goffe, di Di Maio, fossero un flebile tentativo in tal senso, e sia passata in sordina forse la precisazione più costruttiva – per quanto esposta in modo negativo – rispetto alla discussione in materia di lobby e lobbying: alla fine, la scelta legislativa, è sempre del decisore, non della lobby o del lobbista. Potremmo concludere, come abbiamo iniziato, con un altro slogan, che sia di monito per il futuro: chi di populismo colpisce, di populismo perisce. 

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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