Lobby e politica: c’è bisogno di regole, non di demonizzare il fenomeno

22/05/2013 di Giacomo Bandini

Premessa  – Del fenomeno lobbistico si potrebbero scrivere interi volumi, tante sono le sue radici e tante sono le sue odierne declinazioni. In Italia, mediaticamente e culturalmente parlando, le lobbies sono viste come un cancro della società da condannare senza appello. Questo non soltanto delinea l’alone di ignoranza diffusa sull’argomento, ma si configura sempre più come una strumentalizzazione della percezione popolare. Si è giunti infatti ad utilizzare la parola lobby, in qualsiasi circostanza, con un’accezione negativa. Ma è veramente così?

Lobby e politica in ItaliaLo scandalo – In un servizio de “Le Iene” andato in onda il 19 maggio 2013, l’assistente di un Senatore ha denunciato, a volto coperto, il fenomeno di corruzione che avviene da anni all’interno dei palazzi del potere. Numerosi parlamentari, infatti, sarebbero sul libro paga di alcune multinazionali (in particolare ne segnala una del tabacco e una del gioco d’azzardo). Gli incaricati delle multinazionali consegnerebbero mensilmente, agli assistenti dei parlamentari, delle valigette contenenti dai mille sino ai cinquemila euro. Naturalmente queste valigette dovranno poi essere consegnate al deputato di turno. Lo scopo? Ottenere un voto favorevole per l’una o l’altra multinazionale, catalogate comunemente come grandi lobbies. Questa però non è attività di lobby, si tratta di corruzione portata avanti da faccendieri per conto di aziende private, ed è un reato.

Fare lobby – E’ bene precisare che multinazionale e lobby non sono sinonimi, come i giornalisti ci vorrebbero insegnare. Vi sono numerose associazioni e perfino no-profit che fanno uso delle varie tecniche a disposizione per influenzare il decisore pubblico e promuovere gli interessi di cui sono portatori. Basti pensare a Legambiente e alle varie associazioni anti-nucleare. Anch’esse sono lobby e mettono in pratica gli strumenti del caso. Chiaramente le multinazionali potranno organizzarsi meglio da questo punto di vista, considerando le risorse possedute, ma nessuna legge vieta di per sé la rappresentanza degli interessi particolari e generali e la possibilità di fare pressione sul decisore pubblico. Le lobbies infatti potrebbero rappresentare addirittura il futuro tramite fra la società civile, le varie categorie portatrici di interessi e l’universo politico. La crisi dei partiti mostra difatti come la rappresentanza pluridecennale imperniata sul partito in quanto unico canale fra popolazione e potere decisionale abbia perso la propria credibilità.

Nei Paesi democratici – Nei più grandi Paesi occidentali non solo la lobby è un fenomeno direttamente regolamentato, ma addirittura costituzionalmente previsto (negli Usa) o necessario per il corretto funzionamento della democrazia. Questo il caso del Canada e dell’Unione Europea. Le lobbies si presentano ivi in qualità di expertise capace di coadiuvare i processi decisionali. È altresì vero che qualcuno potrebbe obiettare la vulnerabilità di un sistema del genere in Italia, dove la corruzione e il conflitto d’interessi sono argomenti all’ordine del giorno. Ma proprio per tale motivo è bene auspicare una precisa regolamentazione del fenomeno. L’accesso ai palazzi del potere è difatti previsto chiaramente nelle sue sfaccettature in Usa, Canada, Bruxelles e tanti altri stati.

Servono regole – Tale regolamentazione deve partire dalla trasparenza. Il primo esempio deve essere la politica stessa. Rendere trasparente il processo decisionale è diventato d’obbligo. Non con lo streaming, bensì applicando regole già esistenti, come l’anagrafe patrimoniale degli eletti. Oppure creandone di nuove, come la trasparenza delle fonti di finanziamento dei partiti, la regolarizzazione delle procedure di incontro tra lobbisti e decisori pubblici, la creazione di un albo dei lobbisti, pari opportunità di accesso al sistema per tutti i portatori di interesse e precise regole atte a limitare, ad esempio, la possibilità da parte del decisore pubblico di ricevere quelli che vengono definiti come regali, ma che in realtà sono spesso delle mazzette camuffate. Un altro elemento fondamentale è impedire il “revolving door”, ossia la possibilità, per chi ha rivestito incarichi pubblici, di fare il lobbista immediatamente decaduto dalla carica e viceversa.

Delinquenti, non lobbisti! – Il compito di prendere delle decisioni, come dovrebbe essere sottolineato più volte, non spetta alle lobbies, ma all’individuo politico incaricato di decidere. La corruzione in materia esiste, ma non è generalizzata, e soprattutto non è lobby. Paradossalmente esiste anche perché la demonizzazione della parola lobby, ha fatto sì che una regolarizzazione in un testo di legge organico del fenomeno non sia mai stata presa veramente sul serio, mantenendo il fenomeno in questo limbo deviato.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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