Lo “Yellen pensiero” che cambia volto alle politiche monetarie della FED

21/03/2014 di Giovanni Caccavello

Dopo le ultime indicazioni proveniente dal mercato statunitense la Federal Reserve è sempre più lanciata verso la fine delle politiche monetarie non convenzionali

Cambio di rotta – In ambito monetario la notizia di mercoledì 19 marzo è di quelle importanti. Pochi giorni fa ci siamo concentrati sulle difficili scelte che la Banca Centrale Europea dovrà presto affrontare. Oggi ci vogliamo soffermare sull’altra “big” delle Banche Centrale: la Federal Reserve. Da Gennaio 2013 Janet Yellen è diventata la prima donna a capo della FED. Già vice di Ben Bernanke, ex presidente della FED, Yellen si è subito distinta per la sua bravura, per la sua capacità comunicativa all’interno del Board della banca centrale americana e per le sue decisioni. Fin dal primo giorno ha lasciato intendere ai mercati che la FED avrebbe seguito le ultime dichiarazioni di Bernanke iniziando il cosiddetto Tapering. A Gennaio l’acquisto di titoli di stato mensile è calato da 85 miliardi a 75 miliardi, a febbraio si è ulteriormente ridotto di altri dieci miliardi e proprio due giorni fa è arrivata la notizia – a termine dell’ultimissimo incontro del “Federal Open Market Committee”, organismo interno al “Federal Reserve System” atto a sorvegliare tutte le operazioni di mercato della banca centrale – di proseguire con la diminuzione degli stimoli non convenzionali.

Non solo tapering – La notizia più importante però non è solo questa. Yellen ha infatti comunicato ai mercati come la FED abbia deciso di abbandonare l’obiettivo guida del tasso di disoccupazione. Fino a prima della decisione, infatti, la Banca Centrale Americana aveva posto, come obiettivo primario, il calo del tasso di disoccupazione al 6,5%. Poiché, considerati gli ultimi dati di febbraio 2014 il tasso di disoccupazione è calato fino al 6,7% con previsioni al ribasso per tutto il 2014, il Comitato esecutivo della FED ha deciso di accantonare questo target, spiegando come fosse necessario cambiare rotta visto che ormai l’obiettivo è stato praticamente raggiunto. Per valutare la vera salute del mercato occupazionale statunitense è necessario rimuovere questa guidance” ha detto la neo-presidente della Federal Reserve. Oltre a questo, poi, il tasso di interessi, diventato ormai il vero punto di riferimento per tutte le banche centrali, rimarrà tra lo 0% e lo 0,25% per tutto il 2014 ma nel 2015 è – sempre secondo Yellen – attualmente possibile ritenere che il tasso venga modificato fino a raggiungere l’1%”.

Janet Yellen, nuovo Presidente del Comitato dei Governatori della Federal Reserve.
Janet Yellen, nuovo Presidente del Comitato dei Governatori della Federal Reserve.

Nuovi “obiettivi” – Anche l’obiettivo dichiarato dalla FED, a partire da inizio 2012, di puntare nel lungo periodo ad un tasso di inflazione non superiore al 2/2,5%, è stato modificato. Come viene spiegato all’interno del bollettino rilasciato dalla FED i nuovi obiettivi macroeconomici della Banca si sono trasformati da “occupazione al 6,5% ed inflazione al 2,5%” a “massimo livello occupazionale e inflazione attorno al 2%”. Tutto questo è in linea con quanto gli istituti federali statunitensi mostrano statisticamente. Per il 2014, la Banca Centrale americana si aspetta una crescita del PIL tra il 2,8 e il 3%, leggermente inferiore alle stime di dicembre 2013, previste tra il 2,8 e il 3,2%. Da ricordare però come buona parte degli Stati Uniti sia stata colpita da violente tempeste di neve, piogge torrenziali e altri eventi climatici di intensa portata che hanno paralizzato per settimane settori interi dell’industria statunitense. La Fed ha anche aggiornato le previsioni sulla disoccupazione. Secondo le ultime nel 2014 questo tasso si attesterà al 6,1-6,3%, sotto il precedente 6,3-6,6% previsto in dicembre. Se l’economia continuerà ad espandersi in modo sostenibile è pensabile, al momento, credere che alla fine del 2015 la disoccupazione scenderà al 5,6-5,9%, meno del 5,8-6,1% stimato in dicembre.

Indici di fiducia positivi – Oltre a focalizzare il proprio sguardo su tasso di disoccupazione e tasso di inflazione, la Federal Reserve, in questi giorni tiene gli occhi puntati anche su altri fattori. Su tutti, il primo è il pericolo di “scosse” con la Russia che possano minare gli equilibri geopolitici globali e portare a forti tensioni diplomatiche che potrebbero poi ripercuotersi anche su ampi settori dell’economia. Il secondo importante è l’indice di fiducia degli imprenditori e del settore privato. Molte delle principali banche di investimento come J.P Morgan, Bank of America-Merrill Lynch hanno da poco rivisto al rialzo le stime sull’ultimo trimestre del 2013 dal 2,4% al 3%, mentre Bank of America punta il dito sul fatto che l’economia americana dovrebbe crescere del 3% nell’anno in corso e i privati mandano, ogni giorno, segnali positivi riguarda la tenuta generale dell’economia dopo diversi anni di alti e bassi. Le aziende americane si sono trasformate diventando più agili a modificare i loro comportamenti organizzativi in caso di mutamento della domanda e secondo il “Business Roundtable”, associazione imprenditoriale americana, l’indice di fiducia delle aziende è salito al 92,1% nei primi mesi del 2014. L’incertezza delle aziende riguardo la capacità del governo di implementare politiche di medio-lungo periodo è tornato a livelli inferiori al 2007-2008, anno di scoppio della bolla del mercato immobiliare.

Fragilità – Uno dei problemi che la FED dovrà tenere sotto stretta osservazione rimane quello dell’inflazione che da Novembre 2012 (un anno e mezzo) non riesce a salire oltre il 2%. A febbraio il tasso di inflazione si è attestato all’1,1%. Senza riuscire a stimolare questo fattore sarà molto più difficile riuscire a lanciare la crescita annuale degli Stati Uniti oltre il 2,8% previsto per il 2014 ed il 3% del 2015 (dati Fondo Monetario Internazionale di Gennaio 2014), e come spiegano gli analisti economici di Deutsche Bank “senza una crescita di minimo il 2% sarà difficile riuscire a far espandere l’economia americana che continua a mantenere un livello di disoccupazione alto rispetto agli anni pre-crisi, anni in cui il tasso di disoccupazione tra fine 2005 e inizio 2007 di attestava tra il 4,4% ed il 4,7%”.

La FED, il nuovo governo – Osservando attentamente i dati storici della Federal Reserve che è possibile trovare sul sito ufficiale della Federal Reserve di New York (qui il link) si può notare come dal 16 Dicembre 2008 (tre mesi dopo il fallimento di Lehman Brothers) il tasso di riferimento sia stato porta allo 0% dopo che nel Giugno 2006, pochi mesi prima dei rumors sulla bolla speculativa, il tasso di interesse di riferimento fosse arrivato al 5,25%. La “cura Bernanke” sembra quindi aver funzionato anche se solo fino ad un certo punto. L’economia americana sembra far troppo affidamento sulle politiche monetarie non convenzionali della FED nonostante cinque anni di misure estreme per stimolare il motore degli Stati Uniti. Ecco spiegato il motivo per il quale il dollaro nel corso di questi ultimi anni è rimasto debole rispetto alle altre valute. Secondo Yellen, se l’operazione di tapering verrà portata a termine entro la fine del 2014, a partire dagli inizi del 2015 il dollaro tornerà ad apprezzarsi. Si attenderanno poi le risposte di BCE, Bank of England e Bank of Japan.

Presentimento – I risultati positivi in ambito occupazionale dell’amministrazione Obama, poco visibili in ambito di riforma sanitaria e di abbattimento del mostruoso debito pubblico federale, sembrano quindi essere stati ottenuto grazie alle mosse di Ben Bernanke (e da poco di Janet Yellen) piuttosto che dal governo di stampo democratico. Viste le difficoltà con cui ogni giorni l’economia americana deve fare i conti, gli americani piuttosto che ringraziare il Presidente, comunque coraggioso, dovrebbero porgere i loro omaggi alla “Star-Spangled Central Bank” (ogni riferimento all’inno americano è puramente casuale).

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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