Lo strano caso di Sala, la star dell’Expo che non sfonda a Milano

17/05/2016 di Edoardo O. Canavese

La crisi del suo padrino politico, Renzi; le ombre sulla gestione finanziaria di Expo; la ritrovata unità del centrodestra e i dubbi della sinistra arancione. Sono queste le zavorre che appesantiscono il candidato del centrosinistra.

Giuseppe Sala Milano

Beppe Sala godeva di una popolarità tale nei mesi di Expo per cui, al momento della discesa in campo, sembrava difficile presagire un testa a testa con il centrodestra. I frutti dell’eredità di Pisapia, il successo mediatico dell’Esposizione Universale, l’incapacità a destra e sinistra del Pd di trovare un nome alternativo parevano lanciare la sua volata verso Palazzo Marino. Poi è successo che Sala si è scontrato con le regole della politica reale. L’effetto Expo si è appannato e su di esso si sono affacciate le ombre del bilancio, mentre Stefano Parisi e Basilio Rizzo si sono gettati nell’agone, rosicchiando chi più chi meno parte del consenso del manager. Ma principalmente, Sala ha sofferto il progressivo calo di consensi di Renzi, il vero padrino politico della sua candidatura. Da qui iniziamo per occuparci del “caso Sala”.

La fama internazionale e nazionale di cui ha goduto durante Expo ha attirato l’attenzione della segreteria nazionale Pd. L’intesa tra il commissario straordinario e il premier, spesso presente a Rho, ha permesso che maturasse l’idea che Sala fosse l’uomo giusto per la successione di Pisapia. La candidatura ha presto fatto i conti con la politica milanese. Se la stragrande maggioranza del Pd locale ha accolto con favore il nome di Sala, aree importanti del centrosinistra di Pisapia hanno storto il naso. Il principale timore era che la provenienza renziana e quindi “romana” della candidatura non solo sminuisse il ruolo della giunta precedente, ma soprattutto legasse Sala al destino del premier. Così è successo perché da un lato il Pd nazionale calava nei sondaggi e la leadership di Renzi accennava a sgonfiarsi, dall’altro la candidatura di Parisi giovava dell’endorsement di Salvini e della ritrovata unità del centrodestra.

La patente di candidato del Pd ha presto sbiadito la fama che Sala si era guadagnato durante la gestione di Expo. Dopo sei mesi di apprezzata presenza tra cardo e decumano i followers sono diminuiti, i retweet sono crollati, ed oggi Sala gode di una reputazione “social” negativa. Gli expottimisti hanno salutato come un tradimento o una compromissione la discesa in campo di Sala col Pd. Renzi era certo che quanti avessero apprezzato Expo avrebbero automaticamente messo la croce sul nome di Sala. In realtà i dubbi sui conti dell’Esposizione hanno quasi subito affaticato il candidato. Incalzato soprattutto dagli avversari delle primarie, soltanto a fine aprile Sala ha potuto comunicare il patrimonio netto della società Expo nel 2015: 23 milioni di euro. Un risultato significativo che non ha avuto il meritato risalto, ma sul quale pendono ancora interrogativi: come è stato possibile raggiungere 23 milioni, se le attese del cda Expo il 31 dicembre 2015 recitavano 14 milioni? Se il patrimonio netto sale, che dire delle spese della società Expo, per le quali si attestano nel 2015 perdite per 30 milioni di euro?

La candidatura di Francesca Balzani ha fortemente indebolito Sala, soprattutto agli occhi della sinistra milanese. La vicesindaco, scelta per le primarie come portavoce della sinistra di Pisapia, ha incalzato a tutto campo Sala, delegittimandone l’investitura a politico e mettendo a nudo le beghe di Expo. Dopo aver perso le primarie, la Balzani non si è sprecata in endorsement a favore di Sala. Anzi, per diverse settimane è stata sul punto di spezzare l’accordo delle primarie e inaugurare una propria lista. C’è voluto l’intervento pacificatore di Pisapia perché l’alleanza di centrosinistra tenesse, ma il danno era ormai fatto. Sfuggita dal controllo della coalizione di Sala, una buona parte di sinistra arancione si è dispersa, quando assorbita nelle non meglio precisate percentuali dei 5stelle e quando nella lista di Basilio Rizzo. L’incapacità politica (o il rifiuto) di Sala di tenere unito il centrosinistra che ha sostenuto Pisapia non soltanto ha segnato il tramonto della Milano arancione, ma rischia di chiudere l’esperienza progressista a Palazzo Marino.

Nei sondaggi Sala e Parisi sono testa a testa, anche se Mr. Expo è in leggero vantaggio per il ballottaggio. Lo scenario non sarebbe così nefasto, se non si considerasse la buona considerazione che i milanesi hanno avuto del sindaco Pisapia e l’approssimazione strategica e programmatica del centrodestra (fino al 10 febbraio senza candidato). Per riprendere fiato Sala dovrebbe costringersi ad uscire dal cono di luce nel quale è stato spinto da Renzi ed esaltare la sua squadra, che poi è la squadra di Pisapia. Sembra paradossale per una candidatura nata intorno ad un personaggio, ma il punto forte di Sala oggi può essere la classe dirigente che si ritrova alle spalle. La squadra di assessori e consiglieri comunali sono stati protagonisti della Milano di Pisapia e dei numerosi progetti portati a termine e in corso d’opera. Parisi, come abbiamo spiegato recentemente, soffre le pressioni di leader locali e nazionali che ne dirottano le scelte programmatiche. Se Sala riuscisse a porre l’attenzione sul programma e sulla sua squadra, piuttosto che su di sé e i suoi sponsor a Roma, forse avrebbe maggiori speranze di successo.

 

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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