Lo stato del digitale in Italia. Poca crescita ma grandi potenzialità

21/07/2015 di Lucio Todisco

I dati sull'uso della rete e delle connessioni veloci nel nostro paesi sono preoccupanti, con indici fin troppo spesso sotto la media. Ma, soprattutto da parte degli utenti privati, si intravede un grande interesse per le nuove tecnologie che potrebbe aprire nuovi spazi: ne sa qualcosa Netflix, il famoso servizio televisivo on-line, che ha deciso di puntare sul nostro paese. Sarà il primo di tanti?

L’economia digitale italiana rallenta, e non è un fattore positivo per la crescita del nostro paese. Così come rivela un rapporto Ocse appena pubblicato, nel corso del 2013 l’economia digitale italiana ha rappresentato per il settore occupazionale soltanto il 2,54% ed il 3,72% del PIL.

Così come riportato sia da il Sole 24 Ore che dall’Ansa, il dato occupazionale è in linea con la media Ocse, che è del 2,85%. In particolar modo questo dato non è cambiato di molto dagli anni pre-crisi, che era del 2,47% nel 2007, mentre, nel corso dei primi anni del 2000, il dato oscillava intorno al 2,52%. Ciò che preoccupa maggiormente è il peso marginale che ha l’economia digitale ha sul PIL. Tale dato risulta inferiore alla media Ocse del 5,5%. Ma la preoccupazione maggiore, riguarda il calo progressivo che ha avuto in questi anni, segno di una scarsa volontà di investimenti nel settore, soprattutto di investimenti pubblici.

Cloud e aziende – Sempre secondo i dati del rapporto OCSE, la percentuale di aziende che hanno deciso di utilizzare tecnologie “cloud” è in controtendenza con il peso dell’economia digitale sul PIL . Siamo il terzo paese Ocse, con il 40,1%. Secondo i dati del mese di gennaio 2015 siamo indietro a Finlandia, con il 50,8% e Islanda con il 43,1%. Un dato che mostra come le imprese italiane siano decisamente più sensibili al tema del digitale rispetto alla PA, tant’è che superiamo stati con economie grandi della zona euro come la Francia e la Germania, che sono nelle ultime posizioni di questa classifica.

Il tema della banda larga – Altro dato che viene analizzato nel rapporto OCSE sull’economia digitale è quello riguardante le connessioni internet. In Italia, i cittadini che hanno una connessione Internet a banda larga via rete fissa sono 22,5 su 100, e, la gran parte di queste, hanno connessioni Dsl, circa il 21,5 su 100. Il grande nodo che deve essere risolto è quello riguardante l’uso ancora molto limitato nel nostro paese delle connessioni in fibra ottica, che ricoprono percentuali risibili, ovvero 0,7 su 100, circa il 3% delle connessioni ‘wired’ in banda larga. Un dato poco significativo, sebbene nel corso degli anni 2012/2015 si sia avuta una crescita intorno al 36%.

Il tema della banda larga si intreccia, inevitabilmente con quello della velocità di scaricamento medio che, in media, è di 20 Mb/secondo, invece, quella effettiva, secondo le stime di alcuni laboratori specializzati, oscilla tra i 5,2 e i 75 Mb/secondo. Sono invece 66,8 su 100 le persone che hanno una connessione a Internet wireless, con una netta predominanza delle connessioni standard (55,2 su 100) e una quantità inferiore di connessioni dati dedicate (10,8).

Ci troviamo di fronte ad una crescita della banda larga che procede con grande lentezza, sebbene il Governo stia tentando di promuovere iniziative a sostegno della digitalizzazione del nostro paese. La regione che al momento ha più copertura in banda larga è il Lazio con il 55% della superficie, poi vi è la Liguria con il 49% e la Campania con il 44%.  Ma la rete più funzionale è quella della zona di Milano che, dati alla mano, consente di scaricare 21,4 mega al secondo da rete fissa e 24,8 mega da rete mobile.

Un gap generazionale da superare – Il problema della mancata crescita dell’utilizzo di connessioni “veloci” si ripercuote sul gap generazionale In Italia: la percentuale di utilizzo di Internet nella fascia d’età 16-24 anni è del 90,5%, mentre invece quella che riguarda la fascia 65-74 anni è del 21,1%. Ci collochiamo al al sesto posto tra i Paesi dell’OCSE per ampiezza del ‘gap generazionale’ nell’uso del web, con 69,4 punti percentuali, 13,8 in più della media.

I dati del rapporto OCSE ci rivelano come sia necessario dare una sterzata alla crescita digitale nel nostro paese, in un momento in cui stanno per decollare aziende come Netflix o altri servizi web che punteranno alla realtà virtuale. Netflix, ad esempio, ritiene che la fibra si diffonderà anche in Italia, nonostante i nostri ritardi attuali, ed è per questo motivo che ha deciso di lanciare il suo servizio a ottobre nel nostro paese. La scesa di Netflix sul nostro paese ha messo in moto un interessante sfida nel mondo della TV italiana. I concorrenti stanno cercando di creare delle interconnessioni che le permettano di rimanere sul mercato e giocare la partita della fibra. Mediaset sta stringendo un accordo con Telecom per portare i propri programmi streaming sulla piattaforma TimVision, come già ha fatto quest’anno Sky, ad esempio. Insomma sebbene i ritardi siano notevoli, qualcosa si muove, sperando che si muovano in fretta, altrimenti il rischio è quello del medioevo tecnologico.

The following two tabs change content below.

Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
blog comments powered by Disqus