Lo “Spirito di Glassboro ” 46 anni dopo. Stessi problemi? Stesse soluzioni?

23/06/2013 di Lorenzo Vermigli

L’incontro Johnson-Kosygin del 1967 affrontò questioni delicate e simili a quelle odierne. Tale approccio è ripetibile anche ai giorni nostri?

Glassboro, Lyndon B. Johnson e Alexei Kosygin

Il meeting – Il 23 giugno 1967 il Presidente Lyndon B. Johnson e il Premier Alexei Kosygin si incontrarono a Glassboro, New Jersey, per cercare di distendere il clima tra Unione Sovietica e Stati Uniti, dato che le relazioni tra le due superpotenze erano ai minimi storici dal 1963. Kosygin si trovava al quartier generale delle Nazioni Unite a New York e Johnson colse la palla al balzo per cercare un “understanding with the Soviets”. Il premier accettò l’incontro, ma voleva che la location fosse New York, Johnson (per paura delle proteste anti-Vietnam) premeva per Washington D.C. Alla fine si trovò una via di mezzo: Glassboro, New Jersey.

I problemi – Le questioni più calde che i due leader affrontarono nell’Hollybush Mansion furono il Vietnam, lo scontro arabo-israeliano e la riduzione degli armamenti nucleari. Mentre la guerra dei 6 giorni rimase un po’ in disparte nelle conversazioni tra i due, il Vietnam teneva banco; Johnson cercava disperatamente una soluzione al conflitto, proponendo una divisione netta della regione in capitalisti e comunisti. Face sapere a Kosygin che se gli USA avessero smesso di bombardare il nord, le truppe di Pham Van Dong si sarebbero impossessate di Saigon in pochissimo tempo. Tuttavia, Kosygin rassicurò Johnson dicendogli che i nordvietnamiti erano pronti a trattare le condizioni di pace in qualsiasi momento. Totale, invece, fu il fallimento delle trattative per la riduzione degli armamenti nucleari, in particolare i sistemi di missili anti-balistici.

Il clima – Questo incontro passò alla storia come il Glassboro Summit Conference e segnò un periodo di distensione nei rapporti tra USA e URSS. Lo “Spirito di Glassboro” è replicabile anche ai giorni nostri? Con le dovute proporzioni, ci sono importanti paralleli.

Vietsiria – Se allora lo scontro degli scontri era il Vietnam, oggi sembra che il terreno di conflitto sia la Siria. Adesso, tenendo a mente che tuttavia non ci sono truppe né russe né americane in territorio siriano, vale la pena sottolineare che anche oggi c’è un conflitto tra Mosca e Washington, magari senza fucili e mitra, ma con veti e a colpi di multilateral diplomacy. In questo senso, cambia il background dello scontro, non più guidato dai dettami della guerra fredda, quanto piuttosto un clima mosso da interessi prettamente economici e commerciali.

Armi nucleari – Dal 1967 sono stati fatti molti passi in avanti per quanto riguarda le limitazioni e riduzioni degli arsenali nucleari. Quell’accordo sui missili anti-balistici sarà firmato da Nixon e lo stesso Obama metterà un ulteriore sigillo alle riduzioni nucleari con il New START del 2009. Per enfatizzare il suo impegno nella politica del nuclear reduction, il Presidente degli Stati Uniti ha teso la mano alla Russia di Putin a Berlino per continuare sulla via del nuclear zero. Come nel 1967, probabilmente tale mossa non avrà effetti concreti, perlomeno nel breve periodo. Putin è troppo riluttante ad ulteriori riduzioni militari, a maggior ragione se si tratta di riduzioni nucleari. Quella di Obama sembra più un tentativo di “dare l’esempio” a paesi che dovrebbero intraprendere la via della denuclearizzazione.

Il bisogno di un nuovo Glassboro – Ad oggi, un incontro Obama-Putin potrebbe servire a sciogliere alcuni di quei nodi di politica internazionale che lasciano il mondo in stallo, e si tratta di uno stallo assassino (vedi Siria). Una comunione di intenti tra i due leader potrebbe aiutare a superare certi impasse di natura geopolitica e nucleare. Forse con Medvedev sarebbe tutto più semplice, mentre Putin è un “osso duro”, più ostico da allineare alle politiche occidentali. Quello che servirebbe, insomma, è un nuovo “Spirito di Glassboro”, capace di distendere ancora una volta i rapporti tra USA e Russia, tenendo per un momento lontana l’ascesa cinese e il peso che Pechino sta già esercitando a livello globale. Ciò però è difficile, se non impossibile. Anche se i problemi sono di natura simile a quelli del 1967, oggi le relazioni internazionali sono molto più complesse ed esulano da quella semplice logica bipolare che ha dominato il pianeta per oltre 40 anni. In breve, problemi simili, ma le soluzioni sono da ricercare oltre Glassboro.

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Lorenzo Vermigli

Nato a Massa Marittima (GR) il 13/02/1989, ma cresciuto nella ridente Follonica (GR). Ha frequentato il Liceo Linguistico Sperimentazione Brocca di Follonica e ha conseguito la maturità con 100/100. Ha studiato Scienze Politiche alla LUISS di Roma e si è laureato con una tesi sul fondamentalismo islamico (110 e lode). E' attualmente iscritto al secondo anno del corso di Laurea Magistrale in International Relations alla LUISS. Ha studiato all'Institut d'études politiques di Parigi e alla University of Pennsylvania di Philadelphia. Ha frequentato un corso di Security Studies presso l'Institute of Global Studies di Roma. Appassionato di calcio, storia e viaggi.
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