Lo sguardo di Michelangelo. Antonioni e le arti

08/04/2013 di Simone Di Dato

Se mai il mondo del cinema moderno abbia avuto confini, ad oltrepassarli per primo fu indubbiamente Michelangelo Antonioni, col suo sguardo raffinato e sensibile, poeta “dell’essenza, dell’attesa, del desiderio” e grande personalità del secolo scorso. Ispirata alle arti figurative e alle opere di grandi artisti come De Chirico, Morandi e Pollock, l’opera di Antonioni ha saputo sondare l’animo umano, indagando sulle inquietudini del mondo contemporaneo con costante spirito di seduzione ed eleganza.

Michelangelo AntonioniA celebrare la sua prolifica carriera sarà la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, in collaborazione con la Cineteca di Bologna, in una mostra in cui i lavori del maestro vengono analizzati alla luce del rapporto con le altre discipline artistiche, dalla pittura alla letteratura, dalla fotografia alla musica, attraverso i suoi gusti personali, le opere che ha scelto di far apparire nei suoi film o che lui stesso aveva collezionato. Sotto i riflettori ci saranno circa 47.000 pezzi: film e documentari, fotografie di scena, sceneggiature originali, libri e album di musica personali, una raccolta di lettere con le più celebri personalità del suo tempo (da Roland Barthes a Luchino Visconti, da Tarkovsky a Giorgio Morandi), e ancora premi e oggetti personali rari e preziosi.

L’esposizione, aperta fino al 9 giugno a Palazzo dei Diamanti a Ferrara, è curata da Dominique Païni, già direttore della Cinematheque Francoise, e prevede un percorso articolato in nove sezioni che alterna il racconto cronologico ad alcuni approfondimenti tematici. I primi due spazi (Nebbie e Deserti), sono dedicati ai due poli dell’immaginario del regista: da un lato le atmosfere rarefatte e silenziose, le suggestioni legate alla sua terra, fonte di ispirazione per alcuni dei suoi film più importanti, Cronaca di un amore, Il grido e Identificazione di una donna, dall’altro la luce accecante e i deserti vasti e polverosi che affascineranno Antonioni in capolavori della maturità. Sarà poi il turno di Realtà, sezione incentrata sulla tradizione neorealista, per poi giungere a Scomparse, la cui protagonista è la celebre tetralogia L’avventura – La notte – L’eclisse – Il deserto rosso. E’ in questo caso che Antonioni tratta le tematiche dell’alienazione, dell’incomunicabilità e del disagio esistenziale in contrapposizione al sempre più crescente benessere materiale: pellicole che fondono alla perfezione “i grandi mali del Novecento” con rigore stilistico e grande tecnica e che hanno un comune denominatore: Monica Vitti, musa e protagonista indiscussa di questi capolavori. In Simulazioni l’allestimento si occuperà di Blow up, film che segnerà una vera svolta per la Palma d’oro a Cannes nel 1967 e per la grande influenza che eserciterà sul linguaggio hollywoodiano degli anni successivi, mentre in Montagne Incantate, lo spettatore potrà scoprire i primi esperimenti pittorici con soggetti montuosi e piccoli dipinti a tecnica mista. Dopo Altrove, dedicata ai documentari e all’interesse per le civiltà indiana e cinese, la mostra si chiude con “Identificazione di un maestro” sezione che ripercorre l’intera parabola creativa di Antonioni, dall’ossessione per le immagini e i caratteristici piani sequenza, alla sottile analisi dei sentimenti, in un ritratto artistico a tuttotondo che permette di conoscere con spessore e autorevolezza l’arte di un grande regista, e che Wim Wenders definiva “un pittore dello schermo”.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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