Lo sgambetto di Lafontaine che l’Spd non riesce a superare

25/09/2013 di Andrea Viscardi

La ferita aperta quasi dieci anni fa brucia più delle distanze ideologiche. Ma se la sinistrà vorrà tornare al potere, dovrà iniziare a dialogare con il Die Linke

Spd e Die Linke

Lafontaine, Spd e Schroeder – Era il 1995, quando Oskar Lafontaine veniva eletto presidente dell’Spd. A quei tempi, il governo tedesco era saldamente nelle mani di Helmut Kohl, leader della CdU e principale fautore della riunificazione tedesca. Il nuovo presidente dell’Spd decise di mettere in atto una campagna elettorale forte, chiudendo ogni possibilità di collaborazione con i cristiano-democratici e, sorprendentemente, riuscì a conquistare, nelle elezioni federali del 1998, la maggioranza dei voti (40,9%), inaugurando così il primo governo Schroeder, composto dal Partito Socialdemocratico Tedesco e dai Verdi.

Oskar Lafontaine, Die Linke, Spd
Oskar Lafontaine, presidente dell’Spd prima, e del Die Linke poi

L’abbandono  – Proprio a causa di contrasti con il Cancelliere, Lafontaine decise di rassegnare, nel 1999, le dimissioni dal suo ruolo di ministro delle finanze, nonché da parlamentare. “Quando una squadra non gioca più bene, allora devi sceglierne una nuova”, aveva dichiarato pochi giorni dopo la sua scelta. Nel 2005, abbandonato definitivamente il partito, fonda il movimento Lavoro e Giustizia sociale – Alternativa elettorale, che, alleandosi con il Die Linkepartei.PDS, raggiunse quasi il 9% dei voti. Quindi, nel 2007, il grande passo: le due entità politiche si fondono, andando a creare Die Linke, con a capo proprio Oscar Lafontaine. La scissione brucia più che mai, anche a distanza di quasi dieci anni. Solamente a gennaio, il premio nobel Guenter Grass, fervente sostenitore dell’Spd, definiva l’ex presidente come un viscido traditore.

Die Linke – Nonostante l’abbandono di Lefontaine, per motivi di salute, la nuova formazione politica di sinistra, raggiunse, nel 2009, l’11.9% dei voti. Quindi, pochi giorni fa, l’8.6%. Da molti considerato come un Partito di estrema sinistra, il Die Linke è in realtà, per molti versi, un partito meno ideologico di quanto si possa pensare. Si presenta come un soggetto profondamente pragmatico, molto diffuso nella Germania dell’est e composto sì, anche, da personaggi cresciuti, politicamente e culturalmente, nell’ex DDR, ma il cui legame con il passato si presenta più come un velo nostalgico e programmatico che come una convinzione di fondo. Lo stesso Lafontaine, ai tempi della presidenza, non aveva mai escluso la possibilità di formare governi federali o regionali insieme all’Spd. Pragmaticità e compatibilità confermata in Brandeburgo, dove, dalle elezioni di fine 2009, governa per la prima volta una coalizione red – red, dimostrando come, l’apparenza diversa dei due partiti, risulti in realtà conciliabile all’interno di un governo.

Divergenze profonde? – Chi proprio non riesce a superare il tradimento, invece, è l’Spd, in particolar modo ogni volta che occorre presentarsi alle elezioni federali. Guardando bene i risultati di queste elezioni, una coalizione di governo Die Linke, Verdi e Spd sarebbe stata possibile. Anche andando ad analizzare la composizione dell’elettorato, le divergenze tra le due entità politiche risultano meno estese di quanto ci si possa aspettare. Meno facile, quello sì, sarebbe trovare punti in comune tra il partito creato da Lafontaine e i Verdi. L’elettorato e le componenti dei partiti sono profondamente diverse, i Verdi, per certi versi, potrebbero essere considerati, come definiti dal giornalista tedesco Michael Braun, quasi dei radical-chic: professori, uomini di cultura ed appartenenti alla medio alta borghesia di sinistra, che poco hanno a che fare con il Die Linke.

Superare il passato – L’Spd, se vorrà presentarsi alle prossime elezioni in una situazione favorevole al raggiungimento dell’obbiettivo di riportare la sinistra al potere, dovrà riuscire a superare quanto accaduto dieci anni fa, estendendo la possibilità di collaborazioni di questo tipo anche al panorama nazionale. Nel breve termine, pensare che questo Spd e questi Verdi, da soli, possano riuscire a guadagnare la maggioranza, resterà solo un miraggio. Che qualcuno, all’interno del Partito, stia iniziando a riflettere sulla possibilità?

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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