Lo scontro tra Obama ed il Congresso paralizza la Corte Suprema

02/04/2016 di Michele Pentorieri

8 giudici divisi da orientamenti opposti determinano per ora uno stallo difficilmente superabile. Obama spinge per la nomina di Garland. Il Congresso vorrebbe attendere le prossime elezioni.

Un mese e mezzo dopo la scomparsa del giudice Scalia, si sta concretizzando lo scenario che molti temevano: una Corte paralizzata e incapace di deliberare. Una svolta non sembra essere all’orizzonte ed allo stato attuale risulta molto probabile che tale condizione si protrarrà fino all’elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca. La questione è solo uno dei terreni sui quali si sviluppa la guerra tra Obama ed il Congresso. Dopo che quest’ultimo è diventato a maggioranza repubblicana per effetto delle elezioni di mid-term del 2014, il Presidente ha dovuto fare i conti con un’aspra opposizione alle sue politiche da parte dell’organo legislativo degli Stati Uniti. Non stupisce, quindi – ed anzi era ampiamente previsto – lo scontro sulla nomina del nono giudice, che sta per ora determinando lo stallo.

Ultra-conservatore, noto per la sua demonizzazione dell’aborto e le sue battaglie contro qualsiasi limitazione al possesso delle armi, Antonin Scalia è morto il 13 Febbraio scorso scatenando la battaglia sui tempi e le modalità di elezione del suo successore. I giudici sono nominati dal Presidente e svolgono le proprie funzioni a vita (o fino alle loro dimissioni). L’elezione, tuttavia, deve trovare anche il parere favorevole del Senato (uno dei due rami del Congresso). Dopo la morte di Scalia, i Repubblicani avevano immediatamente fatto sapere che per loro l’elezione del nono giudice sarebbe dovuta avvenire per mano del nuovo Presidente. Obama, dal canto suo, aveva precisato che si sarebbe occupato della nomina a tempo debito. Molto probabilmente nessuno si aspettava che il Presidente nominasse un nuovo giudice già un mese dopo (16 Marzo) la dipartita di Scalia. Dopo aver sostituito David Souter (dimessosi nel 2009 per ragioni di età) con la prima giudice di origini ispaniche (la progressista Sonia Sotomayor) Obama non ha voluto lasciarsi sfuggire l’opportunità di condizionare non solo la composizione, ma anche l’orientamento della Corte.

Merrick Garland (altro progressista) è stato così da lui individuato come la scelta migliore per il post-Scalia. Le intenzioni del Presidente hanno scatenato le veementi proteste dei repubblicani, per i quali l’ingresso di Garland nella Corte materializzerebbe l’incubo di un organo con orientamento democratico. Per questa ragione, il Senato si rifiuta di fatto persino di prendere in esame la nomina. Obama ha speso per Garland lui parole importanti, descrivendolo come un uomo onesto, integro e di grande moralità, oltre che di un giudice capace di coniugare la teoria alla pratica. Il Presidente non ha nemmeno risparmiato una stoccata finale agli avversari, sostenendo che una loro opposizione all’elezione del nuovo giudice avrebbe come unica giustificazione un’aprioristica presa di posizione ideologica. In effetti, Garland è stato visto (almeno prima della sua nomina) favorevolmente anche da molti dei repubblicani. I quali, infatti, hanno fatto sapere che le loro riserve non riguardano tanto la persona, quanto un non meglio specificato “principio” In ogni caso, Obama non sembra avere intenzione di mollare di un centimetro, visto che la Costituzione non gli preclude la nomina di un giudice nel suo ultimo anno di presidenza.

Lo stallo è stato esemplificato dalla sessione dello scorso martedì, quando la Corte si è di fatto divisa in due. La questione riguardava un gruppo di insegnanti californiani che denunciavano una violazione della libertà di espressione per loro insita nella norma che permette ai sindacati di raccogliere contributi anche da coloro i quali non sono iscritti ad alcuna associazione. Prevedibilmente dalla parte degli insegnanti i giudici di ispirazione conservatrice, altrettanto prevedibilmente a difesa della norma quelli di orientamento progressista. Risultato: 4 a 4 e impossibilità di esprimere una decisione chiara.

Vista l’attuale divisione, quindi, la nomina del nono giudice è di vitale importanza. La Corte si trova spesso a deliberare su questioni di essenziali nell’ambito della politica interna ed estera degli Stati Uniti. Basti pensare che un voto contrario proprio di Scalia bloccò qualche mese fa l’adozione di un pacchetto di misure di stampo ecologista fortemente promosse da Obama. La questione ha anche un discreto impatto sulla corsa alla Casa Bianca. In primis perché il candidato democratico potrebbe usare l’ostruzionismo repubblicano come sinonimo di mancanza di rispetto verso la Costituzione degli Stati Uniti. Inoltre, qualora lo stallo si prolungasse effettivamente fino al prossimo novembre, il nuovo Presidente avrà nelle sue mani uno strumento molto potente per condizionare la politica statunitense, avendo di fatto l’opportunità di allineare la Corte al suo stesso orientamento.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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