Litio: il prezioso alleato ignorato

17/09/2014 di Pasquale Cacciatore

Per molto tempo gli effetti positivi del litio naturale son stati poco considerati, ma ultimamente si son moltiplicati studi che sembrano confermare il valore inestimabile di questa sostanza.

Oggi è considerato come un elemento fondamentale per la salute della cavità orale e dei denti, ma quando una decina di anni fa molti governi occidentali iniziarono ad aggiungere il fluoro nelle acque potabili, non furono poche le manifestazioni di protesta di chi non voleva essere “inquinato” dallo Stato. La fluorazione delle acque è un classico esempio di come lo sviluppo chimico e tecnologico permetta di salvaguardare la salute di intere popolazioni con interventi molto banali, capaci di prevenire la comparsa di numerose malattie odontostomatologiche semplicemente con un piccolissimo investimento.

L’idea, però, non è nuova, e di certo il copyright non è nostro. La natura ci pensa infatti già da millenni: nelle nostre acque scorre infatti una vera e propria sostanza psicotropa, ovvero il litio. Dimenticato ed ignorato per secoli, il litio è tornato ultimamente alla ribalta delle analisi epidemiologiche perché potrebbe rivelarsi molto più utile di quanto si pensasse all’inizio.

La rappresentazione grafica di un atomo di Litio
La rappresentazione grafica di un atomo di Litio

Il litio è probabilmente una delle sostanze più semplici che adoperiamo: è un elemento chimico, non una molecola, e si trova in concentrazioni più o meno elevate in quasi tutto il mondo, così come viene usato da qualche decennio nel trattamento di disturbi psichiatrici come sindrome bipolare e depressione resistente ai farmaci comunemente utilizzati (in concentrazioni, ovviamente, migliaia di volte superiori a quelle che si trovano nel sottosuolo).

Per molto tempo gli effetti positivi che il litio naturale poteva avere sull’organismo umano son stati poco considerati, ma ultimamente si son moltiplicati gli studi che sembrano confermare che una tale sostanza nell’ambiente che ci circonda ha un valore davvero inestimabile: iniziano così a comparire nella letteratura scientifica correlazioni fra concentrazioni di litio nel suolo e tassi di suicidi, salute mentale o umore della popolazione.

Gli studi sull’effettiva azione del litio sugli organismi risalgono agli anni ’60, quando si iniziò a notare che animali privati del litio nella loro dieta sopravvivevano meno dei simili e presentavano anomalie di comportamento e riproduzione. Studi successivi, circa trent’anni dopo, cercarono di individuare una correlazione simile anche tra gli umani: un trial texano associò un basso consumo di litio nelle acque con tassi di suicidio, stupri e violenza in generale maggiori rispetto a quelli delle comunità dove il litio naturale era molto più abbondante.

Di pochi mesi fa è invece uno studio giapponese, basato sull’analisi quinquennale di 18 città con più di un milione di abitanti, che ha confermato i risultati precedenti, ovvero la relazione inversa fra i tassi di suicidi ed il contenuto di litio nell’acqua potabile. Risultati simili raggiunti anche da altri studi epidemiologici condotti in Austria e Grecia.

Il team di ricerca giapponese si è anche spinto oltre, ipotizzando che il consumo di litio nelle acque potabili potrebbe essere neuroprotettivo o addirittura stimolo per la neuroproliferazione; ipotesi che sembrerebbe confermata dall’aumento di neuroni che molti pazienti in terapia con litio sperimentano alle indagini funzionali condotte sulla loro massa cerebrale.

Litio che potrebbe, dunque, essere un fondamentale alleato per combattere (o quanto meno prevenire) la demenza; elemento semplice ma potente, capace di salvaguardare la salute dei neuroni, e così la salute globale di intere popolazioni con investimenti davvero irrisori (esattamente come è avvenuto con il fluoro). Con l’aumento dell’aspettativa di vita nelle popolazioni occidentali, infatti, son cresciuti anche i tassi di demenza senile, patologia invalidante per la società e per i sistemi sanitari, che ogni anno vedono aumentare le spese per l’assistenza di pazienti con diversi gradi di disabilità.

Un vecchio manifesto pubblicitario della 7-UP contenente Litio
Un vecchio manifesto pubblicitario della 7-UP contenente Litio

Insomma, tutto sembra remare verso la giusta direzione. Eppure il litio è stato per troppo tempo snobbato dalla comunità scientifica per una serie di ragioni. Innanzitutto, a causa degli scarsi studi effettuati al momento della sua adozione clinica, il litio mantiene ancora quell’aura di “pericolosità” ed “imprevedibilità” che rende molti medici scettici nei confronti del suo utilizzo; stigmatizzato come farmaco “anomalo”, ancora oggi il litio porta dietro lo stereotipo di elemento difficile da maneggiare.

In più, si aggiunge l’onnipresente problema economico: a differenza di complesse molecole, il litio è un semplice elemento atomico, facilmente ritrovabile in natura, indi non protetto da brevetto e semplicissimo da produrre. Nessuna possibilità, dunque, per i colossi farmaceutici di ricavare grandi profitti dalla produzione su larga scala di litio.

Da non dimenticare, inoltre, che acque addizionate col litio sono state popolari per alcuni periodi negli scorsi secoli. I Nativi Americani avevano alcuni luoghi “sacri” dove si abbeveravano con acque piene di litio, ed addirittura la celebre bevanda 7-UP fu lanciata come “Soda al limone e litio”, mantenendo come ingrediente il litio citrato fino a metà del ‘900 (e forse lo stesso nome, con il 7 indicante il numero atomico del litio e l’ “up” l’effetto sull’umore, deriva da ciò).

I vantaggi a cui la ricerca sul consumo di litio a basse dosi potrebbe portare sono inestimabili, e certamente possono ripagare l’investimento in studi ulteriori ed in interventi di addizione alle acque potabili. Un importante substrato di partenza c’è già nella letteratura medica; da qui bisogna partire per poter effettivamente capire se abbiamo trovato un nuovo, importante alleato per la futura lotta alle patologie demenziali che caratterizzano le nostre società sempre più vecchie. L’impatto sulla società, insomma, potrebbe essere enorme: demenza, suicidi, criminalità. Non fanta-medicina, ma epidemiologia concreta; l’interesse nei confronti del litio, al momento, è davvero troppo poco.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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