L’Italia si può salvare? 

29/10/2015 di Nicolò Di Girolamo

Oggi dedichiamo il nostro spazio ad un libro di qualche anno fa: Salviamo l’Italia, scritto da Paul Ginsborg in occasione della ricorrenza del 150° anniversario della nazione e pubblicato da Einaudi nel 2010.

Paul Ginsborg

La nostra nazione sta per celebrare i suoi 150 anni. È un buon esercizio guardare ai problemi di oggi – e al ruolo dell’Italia nel mondo moderno – non solo attraverso i nostri occhi ma anche con quelli degli uomini e delle donne che la fecero.

Salviamo l’Italia, 2010, Paul Ginsborg

Risale a poche settimane fa lo “scandalo” delle affermazioni di miss-Italia. Pur non avendo – molte delle persone che leggeranno questo articolo – alcun interesse sull’argomento, la notizia ha ritenuto necessario infiltrarsi nelle nostre stanze forse forzando uno spiraglio della finestra, per porsi davanti a noi carica di un’urgenza e un’altisonanza da lasciare perplessi. Tanto che non sarebbe apparso così assurdo se il suo arrivo fosse stato sostenuto dal festoso clangore delle campane del Duomo. Al contrario invece, in questi giorni sono dovuto andare a snidare la notizia che Pechino ha stabilito che ogni coppia avrà nuovamente diritto ad avere un secondo figlio, passata quasi sotto un velo di silenzio da parte di media e televisioni, che poco ne considerano la portata epocale per il futuro demografico ed economico dell’Asia e del Mondo tutto. C’è qualcosa di strano in questo mondo.

Quest’episodio in congiunzione con un’accorata (e in parte dolorosa) discussione sulla politica con un amico a bar, mi hanno spinto a cercare conforto e nuove sicurezze nella lettura di un testo a me molto caro (e di certo prezioso per chiunque) di cui mi accingo a consigliare la lettura. Il testo in questione si intitola Salviamo l’Italia, scritto da Paul Ginsborg in occasione della ricorrenza del 150° anniversario della nazione e pubblicato da Einaudi nel 2010.

Ginsborg è un illustre storico, insegna all’università di Firenze e nel 2009 ha deciso di prendere la cittadinanza italiana. Nel prologo a Salviamo l’Italia lo studioso racconta brevemente le reazioni dei suoi amici italiani a questa scelta e descrive brillantemente il loro sguardo dubbioso rispetto alla sua sanità mentale o alla sua consapevolezza riguardo le conseguenze di tale decisione. Paul vive da ormai più di vent’anni in Italia, scrive in un italiano pregiatissimo e invidiabile ma si rende conto che se da una parte si può definire ‘italiano’, dall’altra difficilmente può riconoscerci in ‘un Italiano’. Egli ritiene che questo fenomeno sia da attribuirsi al fatto che chiunque nasca sul suolo del Bel Paese si faccia carico di un fardello formato da millenni di storia, consuetudini e atteggiamenti il cui peso probabilmente non dovrebbe sopportare se fosse nato in un altro paese.

Ciò in ogni caso permette a Ginsborg di produrre un’analisi lucida e distaccata degli usi e costumi della nostra Italia, che abbiamo ogni interesse ad ascoltare. Inoltre, e questo non è affatto un aspetto secondario, l’ambito storico di maggior interesse di Ginsborg è il Risorgimento, ovvero la culla – o forse è meglio dire il crogiolo – storico da cui sarebbe stata forgiata la nazione italiana. La profonda preparazione in materia gli permette di avere ben presenti i motivi, i desideri e le speranze che costituiscono le fondamenta della penisola, proprio quei pilastri che oggi sentiamo venir meno, di cui udiamo i gemiti in lontananza e gli scricchiolii stanchi.

Lo schema attorno al quale è costruito il libro è molto interessante e originale: l’autore ha deciso di porsi quattro interrogativi (uno per ogni capitolo) e di provare a darvi risposta prima nei panni di un italiano del risorgimento e poi in quelli di un italiano moderno. Lo spunto è molto interessante, ma la realizzazione va oltre ogni aspettativa: non solo Ginsborg riesce in maniera agile e scientifica a dipanare la matassa dei problemi italiani, fornendocene una chiara visione, ma riesce persino a farci ricordare come eravamo quando abbiamo deciso che doveva esistere una nazione italiana, non molto tempo fa.

Ci permette di assistere ad una conversazione sugli italiani tra Lord Byron e la contessa Teresa Guiccioli e di comprendere i sentimenti di Foscolo mentre scrive anonimamente un caustico articolo sui costumi corrotti delle donne italiane. Questo infatti è l’incredibile risultato ottenuto da Ginsborg: riesce a destarci dalla nostra tipica indolenza e dal caratteristico distacco, per farci sentire vicini ai primi, giovani, italiani che così diversamente da noi cittadini adulti della repubblica, sentivano propria la causa dell’intera nazione.

Un’ultima, affascinante caratteristica di questo scritto è la capacità dell’autore di alternare periodi dal forte sapore neo-classico ad altri caratterizzati da una prosa asciutta e scientifica, strumento che permette al lettore di accompagnare più facilmente il salto da una concezione ottocentesca del mondo ad una contemporanea.

Di seguito un estratto del prologo, lasciando a voi lettori giudicare se questo sia o meno un viaggio da intraprendere, fiducioso che il suo fascino ammalierà anche voi.

‘È dominata (la tomba di Vittorio Alfieri, nella basilica di S.Croce, a Frienze N.d.r.) dalla figura imponente e maestosa di una donna, in lunghe vesti. Ella piange, ma con compostezza, asciugandosi le lacrime con un fazzoletto. Ai suoi piedi giace, abbandonata, una cornucopia, simbolo di abbondanza. Sul capo porta una corona di mura turrite, segno del suo simbolico incarnare una città o uno stato. In effetti la donna è l’Italia. Questa raffigurazione, né materna, né protettiva, né giovinetta né virginea, non Marianne col seno scoperto, né Britannia con la lancia in resta affascinò tutti i contemporanei, Ugo Foscolo incluso: ‘Ed è pur bella l’Italia! Bella! Ma sta a ogni modo sopra un seplocro’. […] È tempo che smetta di piangere, riponga il fazzoletto, raccolga la cornucopia e inceda maestosa tra la folla di piazza Santa Croce. Nel bene e nel male il suo paese la aspetta.’

The following two tabs change content below.

Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
blog comments powered by Disqus