Anis Amri neutralizzato in Italia

23/12/2016 di Giuseppe Trapani

Per quanto la dinamica si possa riferire ad una situazione casuale, è la conferma di standard elevati di controllo sul territorio del nostro Paese

Il neo ministro degli interni Marco Minniti concede – volentieri – un attimo di commozione. Lo fa perché è l’orgoglio di un paese il sentimento che lo pervade nella conferenza stampa che informa i media della cattura e uccisione del killer del mercatino di Natale a Berlino Anis Amri. Un clamoroso epilogo di una fuga per mezza Europa da parte del terrorista autore di una carneficina, nella quale sono morte 12 persone e ferite decine di innocenti. Fra le vittime ricordiamo la nostra connazionale Fabrizia Di Lorenzo.

Il ministro ha riferito il report degli eventi nel cuore della notte: una volante nell’ambito del consueto giro di ricognizione, si sarebbe fermata in piazza Primo Maggio, di fronte alla stazione di Sesto San Giovanni, per un normale controllo. L’uomo, che era a piedi, alla richiesta di mostrare i documenti, avrebbe risposto di non averli, e poi avrebbe, alla richiesto di un ulteriore controllo allo zaino, avrebbe estratto da quest’ultimo una pistola calibro 22, con la quale ha sparato, colpendo a una spalla uno dei due agenti. L’altro, rispondendo, ha ferito a morte l’uomo. Il poliziotto colpito alla spalla è stato portato all’ospedale di Monza, ma le sue condizioni non sarebbero gravi.

Dagli accertamenti dalla Digos, coordinati dal capo dell’antiterrorismo milanese Alberto Nobili, Anis Amri, è arrivato in Italia dalla Francia, in particolare da Chambery, in Savoia, da dove ha raggiunto Torino. Dal capoluogo piemontese ha preso poi un treno per Milano dove è arrivato attorno al’una di notte. Infine dalla Stazione Centrale si è spostato a Sesto san Giovanni dove attorno alle 4 ha incrociato i due agenti della volante che poi, durante una sparatoria, lo hanno ucciso.

A prescindere dalla casualità del controllo, è per fortuna la conferma che l’esperienza del nostro sistema di polizia, sviluppata in anni di lotta al terrorismo e alla mafia, ha finora permesso davvero al nostro di essere uno dei paesi più sicuri nella prevenzione alle azioni del terrorismo di stampo jihadista. Il sistema di coordinamento e di sinergia tra le varie forze armate, nonché la fluidità dello scambio di informazioni, rappresenta uno dei massimi punti di forza, al contrario di quanto avvenuto, ad esempio, nel caso degli attentati di Bruxelles e Parigi, o negli scorsi giorni, in cui Anis Amri ha potuto attraversare tutta la Francia, senza documenti, in un momento di allerta internazionale, e senza grandi difficoltà.

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Siculo per nascita ma milanese di adozione, classe 76, si Laurea in Filosofia e in Teologia ma chiede a se stesso un di più perciò studia Linguaggi dei Media presso la Cattolica di Milano. Giornalista e Docente al liceo a tempo pieno, collabora con diverse testate (Famiglia Cristiana, Jesus, Gazzetta d'Alba) e negli ultimi anni tiene rubriche anche per i quotidiani online Lettera43 e Linkiesta.
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