L’Italia esce dalla procedura per infrazione da deficit eccessivo

31/05/2013 di Erica Pepe

Italia, fuori dalla procedure per l'eccessivo deficit

Lo sforzo economico affrontato dagli italiani negli ultimi mesi ha ricevuto un importante riconoscimento a livello europeo. Le previsioni macroeconomiche positive hanno condotto la Commissione, lo scorso 29 maggio, a formalizzare la chiusura della procedura d’infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia. La sanzione era stata predisposta nel 2009 dalla Commissione stessa, nel momento in cui il rapporto tra il disavanzo – tra le entrate e le uscite dei conti pubblici – e il Pil era di 5,3%.

Le basi giuridiche – La procedura per deficit eccessivo era stata avviata a causa del superamento del tetto invalicabile del 3% di deficit. Il parametro di convergenza è stato imposto dal Trattato di Maastricht e dal Patto di stabilità e crescita (Trattato di Amsterdam). Disciplinata dagli artt. 258-260 del TFUE, la procedura d’infrazione è intesa a rilevare gli inadempimenti da parte degli stati degli obblighi imposti dal diritto dell’UE. I ricorsi possono essere presentati da uno stato membro o dalla Commissione, come è avvenuto nel caso italiano. La procedura si articola in varie fasi che prevedono un’intimazione all’ottemperamento degli obblighi, la presentazione di osservazioni da parte dello stato, l’emissione di pareri da parte della Commissione e un’eventuale fase contenziosa di fronte alla Corte di Giustizia europea. La chiusura della procedura è prevista in qualunque fase quando lo stato corregge la situazione d’inadempimento: in questo caso l’avvenuta riduzione del rapporto deficit/Pil al di sotto della soglia stabilita.

Conseguenze – Nonostante l’Italia rimanga sotto sorveglianza, l’archiviazione della procedura è un forte messaggio di fiducia al paese. Infatti, la decisione potrebbe costituire uno stimolo alla produttività, agli investimenti e alla crescita, attraverso l’allentamento dei vincoli interni e il liberamento di fondi, stimati per 12 miliardi. Inoltre il giudizio ottimistico di Bruxelles per il futuro sui conti pubblici italiani avrà un impatto positivo sullo spread, costituendo un ingente risparmio per il tesoro e liberando ulteriori risorse. L’Italia potrà beneficiare anche del maggior utilizzo dei fondi strutturali europei.

Le raccomandazioni – Le manovre, i tagli, le tasse e tutti gli sforzi operati dall’Italia per compensare la crescita assente e per il consolidamento delle proprie finanze hanno indotto la Commissione a proporre la chiusura della procedura, ma adesso la priorità è compiere quell’aggiustamento strutturale che potrà permettere al paese di raggiungere nel 2015 il pareggio di bilancio. Per tale motivo la Commissione ha pubblicato le raccomandazioni specifiche per il nostro Paese, basate su una valutazione dettagliata della situazione economica, del bilancio e dei programmi di riforme e stabilità presentati. Le riforme che si richiedono al paese sono principalmente in tema di lavoro, giustizia, istruzione, fisco e spending review. La raccomandazione principale è che l’Italia mantenga il disavanzo al di sotto della soglia del 3%. Si fa riferimento alla necessità di aumentare l’Iva e conservare le tasse sugli immobili, per recuperare fondi al fine di ridurre il carico fiscale sul lavoro.

Futuro incerto – L’uscita dalla procedura comunitaria libererà il paese da numerosi limiti alle manovre di bilancio, ma rimarrà il vincolo maggiormente stringente che è rappresentato dall’elevato debito pubblico. Il governo Letta, perseguendo la strada intrapresa da Monti, punta all’ottemperamento degli obblighi europei nell’ottica di ottenere potere contrattuale nelle prossime trattative europee in tema di bilancio. La sfida che si pone al paese è continuare ad operare per mantenere il valore del rapporto deficit/Pil all’interno dei parametri fissati, attraverso soprattutto la crescita dell’economia, piuttosto che ulteriori aumenti delle tasse. Se l’attesa riduzione della pressione fiscale non fosse accompagnata da riforme strutturali e investimenti che possano creare una spinta propulsiva all’economia, presto il deficit risalirebbe e potrebbe essere riaperta una nuova procedura d’infrazione.

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