Liste PD: come si cambia per non cambiare

10/01/2013 di Andrea Viscardi

Pier Luigi BersaniCi risiamo. Per l’ennesima volta, dopo l’accusa di brogli successiva alle Primarie di inizio Dicembre, scoppiano le polemiche sulle liste parlamentari presentate per le prossime elezioni politiche. Questa volta, però, le accuse non sono basate su presunzioni ma su certezze. Le primarie del 29 Dicembre non sono servite a nulla o, meglio, sono servite per rinnovare parte dei candidati, sì, ma soprattutto tra quelli graditi ai vertici del Partito. Perché, per il resto, sono stati paracadutati direttamente da Roma una serie di personaggi che spesso hanno soppiantato, precedendo nelle liste, chi era stato votato dai cittadini.

Alcuni nomi? Iniziamo con Fabrizia Giuliani, moglie di Claudio Mancini, consigliere regionale nel Lazio, catapultata in una posizione che le assicura uno scranno in parlamento. Sì, ma in Lombardia.  Un altro caso di “esportata” è stato quello di Emma Fattorini, capogruppo per il Senato in Basilicata, nata a Cervia e residente a Roma. Tralasciando un giudizio tecnico su alcuni nomi inseriti nelle liste, capaci di creare anche un certo disagio interno al PD per la loro posizione su alcune materie (Patriarca), quello che appare preoccupante è che alcuni di questi paracadutati hanno, de facto, escluso già in partenza i candidati usciti dalle Primarie.

Un caso esemplare è quello sardo, dove la componente del PD è pronta a dichiarare guerra. Gavino Manca – renziano risultato al secondo gradino dei più votati a Sassari – è stato posto al 9° posto della lista. Sicuro, quindi, di essere escluso. Davanti a lui, però, ci sono personaggi come Francesco Sanna – molto vicino ad Enrico Letta – arrivato ultimo nella sua circoscrizione. Inoltre, come accusa Francesca Barracciu – prossima parlamentare europea in sostituzione di Rosario Crocetta – non è stata rispettata neanche la quota rosa del 33%.  La prima conseguenza di quanto accaduto sono state le dimissioni di Giampaolo Diana, capogruppo in Consiglio regionale.

Episodi simili sono accaduti in ogni regione: in Puglia, per esempio, dove è stato inserito in quota “sicura” – facendo retrocedere altri candidati eletti con le primarie – Scalfarotto, da sempre, nonostante le sue origini foggiane, operante in Lombardia. Per finire in bellezza, quindi, l’esclusione di Reggi, coordinatore della campagna di Matteo Renzi. Ora, lui, alle primarie, non si era presentato. Ci si chiede però, perché una personalità del genere sia stata esclusa in favore, ad esempio, di Valeria Fedeli, sindacalista moglie di Achille Passoni. Nomina dal profumo di compensazione, visto il penultimo posto rimediato del marito alle primarie di fine dicembre.

Ciò che pochi hanno notato però, è ancora più grave. Perché nell’ultimo mese, tutti i vertici del PD, Segretario compreso, hanno sottolineato più e più volte una percentuale, quel famoso 10% di nomi decisi dai vertici, rispetto ad un 90% uscente dalle primarie. Segno di un rinnovamento profondo. Peccato che poi, la realtà, sia ben diversa. Non perché i nomi scelti da Bersani superino la soglia del 10% ma perché, come ha sottolineato il Corriere, ciò che conta è la quota di candidati in posizioni eleggibili. Ecco allora che a Bologna, per esempio, quelli scelti dal Segretario sono 5 su 12, il 41%.

L’occasione, quindi, di arginare realmente gli orrori del Porcellum, è stata sfruttata solo in parte. Utilizzata, forse, più per motivi di propaganda elettorale che per una vera convinzione di aprire le candidature ad un’elezione diretta dei cittadini. Un’occasione persa, dunque ma che rischia di creare una vera e propria crisi all’interno del Partito. Perché in tanti, nelle varie regioni, avevano creduto a quanto detto dai vertici e l’aria che si respira nelle ultime 24 ore fa pensare ad una piccola guerra civile interna, con esponenti illustri a livello regionale presentanti le proprie dimissioni o autosospesosi in segno di protesta. Una nuova grana,  per il PD, ancora incapace di proporsi, realmente, come un Partito innovatore a 360°, nonostante i passi avanti: incapacità o non volontà? Su questo non voglio esprimermi, certo è che la figura, almeno nei confronti di chi è in grado di informarsi pienamente di quanto accaduto, non è stata delle migliori.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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