L’esodo dei renziani e le preoccupazioni di Bersani

30/12/2012 di Andrea Viscardi

bersaniLe primarie parlamentari del PD, secondo i primi dati, hanno sancito la sconfitta delle componenti renziane del Partito.  Molti si sono fermati a sancire tale dato, senza provare, però, ad osservarlo più a fondo.  Infatti, se questo processo di analisi fosse stato portato a termine, avrebbe fatto accendere più di una lampadina di allarme ai tanti sostenitori di Bersani. La bassa affluenza alle urne (20% rispetto a quella di un mese fa), per quanto prevedibile, ha sottolineato ulteriormente quanto i “seguaci” di Renzi non si vedano rispecchiati nell’attuale leadership.

Con la discesa in campo di Monti sarebbe iniziato, infatti, un pesante esodo dei rottamatori dalla sinistra al centro. Questo dato, per quanto faccia tirare un sospiro di sollievo alla maggior parte dei dirigenti del PD e anche a quella grande fetta di elettori “più conservatori”, in un’ottica elettorale può rappresentare un serio problema. Soprattutto per quanto riguarda un Senato che, già oggi, sarebbe a rischio paralisi. A complicare la faccenda, negli ultimi giorni, le voci che vorrebbero il Professore protagonista di un tentativo per portare il sindaco di Firenze dalla sua parte, con conseguenze ancora più disastrose per tutto il PD.

Renzi, infatti, nonostante la sconfitta, ha dalla sua un grande seguito, fondamentale per le sorti delle prossime elezioni. Per quanto lui abbia giurato fedeltà al Partito è indubbio che, a livello personale, mal possano conciliarsi le sue idee di cambiamento con quelle dell’asse Vendola-Bersani. Similmente bisogna sottolineare come, al momento, buona parte dei suoi sostenitori non siano proprio dei convinti supporter del Partito Democratico e a questo punto, che l’alternativa esiste, iniziano a porsi delle domande.

Bersani sembra essere l’unico consapevole della cosa e, per paura di perdere una parte dell’elettorato fondamentale, a cui i sondaggi assegnano almeno il 4-5%, starebbe pensando ad alcune mosse. La più importante sarebbe la proposta al sindaco di Firenze di creare una “Lista Renzi” indipendente ma di appoggio al PD in Senato.  Il leader del PD potrebbe così ottenere un doppio risultato. Da una parte, dando il riconoscimento finale a Renzi, si bloccherebbe, almeno in parte, l’esodo, dall’altra si potrebbe garantire alla futura maggioranza qualche seggio in più, importante per cercare di evitare una possibile parità in Senato.

I rischi, però, sono tanti. Renzi dovrebbe anzitutto accettare di esporsi in prima persona, elemento non del tutto scontato, vista la strategia attuata dal sindaco, tesa a mantenere un ruolo di secondo piano per potersi giocare le proprie carte, senza essersi compromesso, nelle prossime elezioni. D’altra parte, una legittimazione di questo tipo, se accettata, porterebbe la lista del rottamatore a giocare un ruolo di primaria importanza per le sorti del prossimo governo, per di più agendo da “indipendente”, al di fuori del partito stesso. Inoltre, ipotizzando, come oramai sembra ovvio, una governabilità molto limitata del Senato, l’esistenza di una pur risicata maggioranza dipenderebbe, di volta in volta, dalle componenti di Sel e di Renzi, la cui convivenza risulterebbe a dir poco difficile. Il leader del PD deciderà di agire secondo logiche elettorali o manterrà la linea tenuta sino ad oggi?

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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