L’Islam, gli Islam. Le origini delle correnti religiose nel mondo musulmano

17/04/2015 di Marco Cillario

Sunniti e sciiti, halakiti e wahhabiti, ismaeliti e duodecimani: l’Islam non è una realtà omogenea, ma un mondo articolato. Proviamo a capire da dove vengono e in cosa consistono le principali correnti religiose musulmane. Che incidono ancora molto sullo scenario internazionale, in Medio Oriente e non solo.

Mecca

Il conflitto siriano, la strage compiuta dall’Isis nel campo profughi palestinese di Yarmuk, la guerra civile in Yemen. Sono solo alcuni dei recenti avvenimenti che mettono in luce, ancora una volta, la natura eterogenea del mondo musulmano, segnato da feroci scontri interni. Le radici di questi scontri non possono essere considerate soltanto politiche: non è possibile trascurare l’elemento religioso al loro interno. Ma da cosa derivano le differenze “confessionali” del mondo islamico? E quale è la loro natura?

Gli elementi comuni: i “pilastri della fede islamica”, il Corano, la Sunna. Tutti i musulmani riconoscono come essenziali i cinque “pilastri” trasmessi da Maometto (la fede in Allah e nel Profeta, la preghiera rivolta alla Mecca, il digiuno nel mese di ramadan, il pellegrinaggio alla Mecca, l’elemosina legale); hanno come libro sacro il Corano (redatto una ventina di anni dopo la morte di Maometto), che raccoglie il messaggio del Profeta; ad esso affiancano (con alcune differenze contenutistiche) la Sunna, che narra i comportamenti seguiti da Maometto in particolari circostanze.

Le divisioni: il problema del “sostituto” del Profeta. Maometto morì a Medina nel 632. Con la sua scomparsa, si apriva il problema della designazione di un suo sostituto (khalifa, califfo) alla guida della comunità. Non si trattava certo di designare un nuovo profeta (essendo Maometto l’unico profeta) bensì di individuare una guida, evidentemente anche politica, per una comunità che, dopo aver riunito diverse tribù beduine, controllava ormai gran parte della penisola arabica ed era in continua espansione. E’ in questo punto della storia che si situa l’origine della rottura all’interno del mondo musulmano. Infatti, se la comunità scelse come califfo Abu Bakr, uno dei primi seguaci del Profeta, c’era chi riteneva che il successore dovesse essere scelto all’interno della famiglia di Maometto: si trattava dei sostenitori di Alì, cugino e genero del Profeta (ne aveva sposato la figlia Fatima). La frattura sembrò ricomporsi quando, dopo la morte di Abu Bakr e dei suoi primi due successori, ad essere eletto califfo fu proprio Alì; ma, dopo che questi fu assassinato, i suoi seguaci si rifiutarono di sottomettersi ai califfi seguenti, riconoscendo invece come guide i discendenti di Alì. Il punto di non ritorno fu l’uccisione del figlio di Alì, Hussein, da parte delle truppe califfali. Era il 680. Sorgevano così le due principali declinazioni dell’Islam: sunnismo e sciismo.

Islam Mappa
La Mappa dell’Islam (Clicca per ingrandire)

Il sunnismo e le sue correnti. La stragrande maggioranza dei musulmani continuò a riconoscere la legittimità dei califfi. Per marcare la propria “ortodossia” rispetto alle nascenti “sette”, coloro che riconoscevano la guida del califfo presero il nome di “sunniti”. Il termine deriva da sunna, che significa “tradizione”. Il sunnismo considera la rivelazione divina fondamentalmente esaurita con la predicazione di Maometto e contenuta nel testo coranico. All’interno del sunnismo si sono formate nel corso del tempo quattro scuole interpretative del Corano: hanafita, malikita, shafiita, hanbalita. In riferimento a quest’ultima, la più rigida e dogmatica, è sorto nel XVII secolo il wahhabismo (dal nome del suo iniziatore, al-Wahhab), una corrente radicale che predica la depurazione dell’Islam da tutte le novità introdotte dopo la morte di Maometto, afferma l’obbligo di sottomissione a un unico leader musulmano, pena la morte, considera nemiche tutte le altre correnti islamiche (incluse le altre scuole sunnite).

I sunniti oggi. Il sunnismo è oggi la corrente nettamente maggioritaria dell’Islam: secondo le ultime stime, tra l’80 e il 90% di tutti i musulmani sono sunniti. Il punto di riferimento principale del sunnismo è l’Arabia Saudita. Tre delle quattro repubbliche islamiche oggi esistenti (ossia Paesi in cui la legge dello Stato coincide essenzialmente con la legge islamica, o sharia), Pakistan, Afghanistan e Mauritania, sono sunnite. A maggioranza sunnita sono la Turchia (in maggioranza hanafita), la Giordania e l’Egitto, insieme agli altri Paesi africani musulmani. Sia Fatah che Hamas (i partiti che controllano, rispettivamente, le aree palestinesi della Cisgiordania e la striscia di Gaza) sono sunniti, così come i Fratelli musulmani. Sunnite di ispirazione wahhabita sono le principali organizzazione terroristiche: Boko Haram e Al-Shaabab in Africa, l’Isis e AlQaeda in Medio Oriente. In particolare, l’esclusivismo wahhabita spiega la violenza che lo Stato Islamico dimostra anche nei confronti di musulmani sunniti in Siria.

Lo sciismo e le sue correnti. I seguaci di Alì furono indicati come appartenenti al suo “partito”, in arabo shi’a, da cui il termine “sciiti”. Essi riconobbero i discendenti di Alì come guide essenzialmente spirituali (imam), infallibili, custodi di una dottrina esoterica rivelata da Maometto ad Alì e da questi trasmessa ai suoi discendenti: la rivelazione non si esauriva perciò con il testo coranico, ma veniva portata avanti dagli imam. Le due principali correnti sciite sono gli ismailiti e i duodecimani; la loro distinzione deriva dal numero degli imam ritenuti legittimi successori di Alì: mentre per i primi la successione termina con il settimo imam, Ismail, per gli altri (che indicano come settimo imam al-Kazim) la discendenza prosegue fino al dodicesimo, al-Mahdi. Per entrambi, l’ultimo imam riconosciuto non sarebbe morto, ma si sarebbe occultato agli occhi del mondo e sarebbe destinato a ricomparire alla fine dei tempi. Gli esponenti più importanti del clero sciita sono gli ayatollah (in arabo “segno di Dio”).

Gli sciiti oggi. In termini assoluti, gli sciiti (oggi in prevalenza duodecimani) sono nettamente minoritari, costituendo tra il 6 e l’11% dei musulmani. L’attesa del ritorno dell’ultimo imam li ha portati a considerare per secoli come provvisorio, illegittimo e in fin dei conti indifferente ogni potere temporale (quietismo sciita). La situazione è radicalmente cambiata con la rivoluzione iraniana del 1979, guidata dall’ayatollah Komehini, che, rovesciando lo scià, ha instaurato la prima repubblica islamica sciita, e reso l’Iran il punto di riferimento per l’intero mondo sciita. A maggioranza sciita è l’Iraq, guidato per anni dal dittatore sunnita Saddam Hussein, la cui costituzione attuale prevede una divisione delle cariche tra sciiti e sunniti. Sciita è il partito libanese Hezbollah, antisionista e dotato di un braccio armato che opera nel sud del Paese.

Gli scontri tra sciiti e sunniti: le guerre civili in Siria e in Yemen. Due conflitti attuali, in particolare, hanno fatto esplodere lo scontro tra le due principali correnti dell’Islam. In Siria, la guerra civile scoppiata nel 2011 in seguito alle proteste contro il presidente Assad si è in breve tempo trasformata in un conflitto internazionale: diversi Paesi sunniti sono intervenuti a sostegno dei ribelli, che rappresentano la maggioranza sunnita della popolazione, Iran e Hezbollah hanno invece dato appoggio al presidente siriano, di fede alawita, un gruppo religioso vicino allo sciismo; durante questo conflitto, inoltre, si è consolidato il potere dell’ISIS, che oggi controlla la parte nord-orientale del Paese. In Yemen assume dimensioni sempre più grandi il conflitto che vede contrapposto il gruppo sciita degli Houthi al presidente sunnita Hadi: Egitto e Arabia Saudita sono scesi in campo contro i ribelli nel nord del Paese, mentre l’Iran fornisce loro assistenza militare e finanziaria.

Il ruolo della religione nei conflitti in Medio Oriente. Con questo non intendiamo sostenere che sia possibile spiegare l’origine dei conflitti medio-orientali riconducendoli alla sola componente religiosa: sarebbe troppo semplicistico, e poi esistono alleanze trasversali, come quella tra Iran e Hamas. Detto ciò, bisogna tenere presente che la religione ha, nel mondo islamico, un ruolo che è difficile comprendere per noi occidentali, e le sue distinzioni rispetto all’ambito sociale e politico non sono così nette come siamo abituati a pensare. Se dunque la religione non è l’unico aspetto da considerare, è certamente un elemento imprescindibile per comprendere i conflitti che lacerano il Medio Oriente.

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Marco Cillario

Nato a Roma nel 1989. Laureato in Filosofia presso l'Università "La Sapienza". Ha studiato e lavorato in Germania. Le sue più grandi passioni sono la politica, la storia e la lingua tedesca. Sogna di passare la vita viaggiando ed esplorando il mondo.
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