L’Isabella d’Este ritrovata: autentica o “crosta da due soldi”?

13/02/2015 di Laura Caschera

Il ritrovamento del Ritratto di Isabella d'Este, avvenuto il 10 febbraio, porta con sè alcuni dubbi: è veramente opera del maestro Leonardo da Vinci?

Isabella d'Este, Leonardo

Il 10 febbraio scorso i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di Ancona e la guardia di finanza di Pesaro hanno provveduto al sequestro, in Svizzera, del “Ritratto di Isabella D’Este”, dipinto di inestimabile valore attribuito all’indiscusso genio di Leonardo da Vinci. Il quadro, individuato nel caveau di un noto istituto fiduciario di Lugano, era oggetto di trattative: la sua vendita, infatti, poteva fruttare circa 120 milioni di euro.

Leonardo da Vinci, , cartone per il ritratto di Isabella d'Este, Museo del Louvre, Parigi.Testa cinta da una corona, in mano un ramo di palma, la bellezza della donna catturata di profilo, sono solo alcuni dei tratti che fanno pensare con tutta probabilità all’autenticità del dipinto, del quale esisteva fino ad oggi solo un disegno preparatorio esposto al Louvre di Parigi. Proprio nei giorni in cui la Svizzera è al centro delle cronache mondiali per via dell’affaire Falciani, la guardia di finanza ed i carabinieri ipotizzano un vero e proprio traffico di opere d’arte oltralpe. Circa 60 le persone indagate, tra cui Sergio Shawo, noto avvocato, incaricato della vendita. Ma chi è il proprietario di questo inestimabile capolavoro? Una signora di 70 anni, Emidia Cecchini, alla quale in dipinto fu regalato dal padre, che a sua volta lo aveva ricevuto da sua madre. Non tutti i punti della vicenda sono chiari, lo stesso procuratore di Pesaro, Manfredi Palumbo, non ha voluto rivelare tutti i dettagli, ma si è limitato a fare accenno a “particolari agghiaccianti” che emergerebbero dalla vicenda.

Ciò su cui però si sono affaccendati i critici e gli esperti di arte è la presunta autenticità del dipinto. Secondo il Professor Carlo Pedretti, massimo esperto di Leonardo, non ci sarebbero dubbi sull’attribuzione del quadro. Infatti, come lo stesso scrive in una lettera ai proprietari già nel 2013, “non esito a riconoscere l’origine di questo eccezionale dipinto, nel quale si nota l’intervento di Leonardo, particolarmente nella parte del volto”. Lettera, questa, pubblicata nel 2013 dal magazine del Corriere della Sera Tv Sette, dove nell’ottobre dello stesso anno viene fatto un servizio esclusivo sull’opera d’arte. Dal suo canto invece, Vittorio Sgarbi sosteneva già che il dipinto non potesse considerarsi altro che “una crosta da Porta Portese”, inventato a suo giudizio dal Pedretti, che potrebbe valere tutto al più 2000 euro, e non certo l’esorbitante cifra di 120 milioni, tanto da paragonare l’insigne critico di Leonardo “un gatto nero cieco in una notte senza luna”. Secondo Sgarbi, dunque, il ritratto di Isabella D’Este non potrebbe in alcun modo essere attribuito al da Vinci. Esiste certamente in disegno preparatorio, ma, chiarisce, il quadro è senza dubbio opera “di un peracottaro” che l’avrebbe dipinto circa 50 anni dopo.

Cauto invece il giudizio dello storico Alessandro Vezzosi: “Non ho visto l’opera – chiarisce – ma in base alla documentazione che in parte circolava non ci sono elementi per un’attribuzione certa”. Sostiene il Vezzosi che il dipinto potrebbe essere stato generato da un seguace di Leonardo, e non da un contemporaneo, ma non esclude nessuna alternativa in questa strana vicenda. Arriva addirittura a sostenere che dietro la realizzazione del dipinto possa esserci stato uno schizzo o un disegno preparatorio. Se non ci saranno nuove scoperte o nuovi punti di luce nella vicenda però, avverte lo storico, il quadro rientrerebbe nel cosiddetto fenomeno del “leonardismo” ed essere opera di un seguace del maestro di Vinci.

Quali però le accuse e i problemi dal punto di vista giuridico per coloro che sono implicati nel “malaffare”? I protagonisti centrali della vicenda sono l’avvocato Shawo, la proprietaria settantenne e il suo compagno, Vincenzo Capodanno, 64 anni, napoletano. Sono tutti e tre accusati di associazione a delinquere finalizzata all’esportazione illegale di opere d’arte. Ma non è tutto: nell’illecito sarebbero coinvolti anche due poliziotti della questura di Pesaro, considerati dai giudici come le braccia operative dell’avvocato Shawo, per trovare possibili compratori. E tra i nomi spiccano anche quelli di due mercanti d’arte, Mirella Setzu e Angela Tomasoni, che avrebbero contribuito alla ricerca di persone interessate all’acquisto.

La vicenda tuttavia non si conclude qui. Pedretti, infatti, durante un’intervista all’Associated Press, ha dichiarato di non aver mai autenticato il quadro come opera di Leonardo. Il Professore ha ammesso di aver visionato il quadro quando si trovava nel caveau della banca svizzera, aveva indicato che esistevano “promettenti elementi” per l’attribuzione dell’opera al maestro, ma aveva comunque raccomandato altri test prima di poter essere sicuri della provenienza. Visioni e teorie che sembrano contrastare, dunque, che non riescono a dare una certa e sicura provenienza al profilo così perfetto di donna, ed ai tratti così particolari del dipinto. Certo è che, al di là della possibilità di eseguire test sulla datazione dell’opera, la critica d’arte è essa stessa un’arte che può talvolta rivelarsi fallace, soprattutto quando si tratta di giudicare una possibile opera del più grande maestro di tutti i tempi.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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