L’irresistibile ascesa del Renminbi

02/06/2015 di Alessandro Mauri

Il Renminbi (Yuan) è una valuta sempre più importante nel commercio mondiale, sintomo del crescente ruolo della Cina

Il renminbi potrebbe essere ammesso nel paniere del Fondo monetario internazionale (Fmi) che comprende le valute utilizzabili per costituire la sua riserva. Una possibilità fortemente sostenuta dalle autorità cinesi, e che dovrebbe realizzarsi entro la fine dell’anno.

I diritti speciali di prelievo – Le autorità cinesi stanno spingendo molto affinché il Fmi decida, nella sua revisione quinquennale, di inserire tra le monete utili per formare i cosiddetti Diritti speciali di prelievo (Dsp o Special Drawing Rights) il renminbi (o yuan). I Dsp non sono altro che una valuta utilizzata come unità di conto dal Fmi, e che, nelle intenzioni che hanno portato alla sua istituzione nel 1969, doveva di fatto sostituire l’oro come riferimento per le transazioni internazionali e per tutti i movimenti valutari. Il valore dei Dsp è ricavato da un paniere di valute nazionali, che era originariamente costituito da dollaro statunitense, marco tedesco, franco francese, sterlina e yen. Nel 1999 franco e marco sono stati sostituiti dall’euro, ed entro dicembre il paniere potrebbe passare da 4 a 5 valute, comprendendo appunto anche il renminbi. L’importanza di questa unità di conto è testimoniata dal fatto che essa viene utilizzata non solo dal Fmi, ma anche per numerose convenzione internazionali, specialmente in ambito assicurativo e del diritto marittimo, nonché dall’Unione postale universale.

Il pressing cinese – La forte volontà della Cina di introdurre il renminbi nel paniere ha diverse motivazioni: innanzitutto, come detto, le revisioni del paniere sono quinquennali, dunque in caso di mancata approvazione, si dovrebbe rimandare il tutto al 2020; in secondo luogo l’introduzione del renminbi costituirebbe un importantissimo riconoscimento del ruolo della Cina nello scenario economico mondiale. Per di più, dovendo contare sul 70% dei voti da parte dei membri del Fmi per poter accedere al paniere, la Cina sta facendo notare come il renminbi sia, di fatto, molto più importante a livello internazionale rispetto allo yen dei rivali giapponesi. Il renminbi infatti è la seconda moneta più utilizzata al mondo per le transazioni commerciali, ed è al sesto posto tra le più trattate in borsa. Il criterio in base al quale il Fmi dovrà decidere si basa su due punti: il primo riguarda la diffusione della moneta presa in considerazione (e qui il renminbi passa senza problemi), il secondo riguarda la libertà con cui questa moneta può essere scambiata e convertita, e in questo caso sembrano sorgere alcuni problemi. Nonostante le diverse riforme approvate da Pechino per modernizzare il suo sistema finanziario, l’economia cinese (e in particolare la sua politica monetaria), resta ancora molto lontana dalle logiche di libero mercato tipiche dei paesi occidentali, e alle quali il Fmi si ispira.

I vantaggi possibili – Esistono diversi motivi per i quali l’ingresso del renminbi nel paniere dei Dsp potrebbe rivelarsi una mossa corretta: innanzitutto si tratterebbe di riconoscere un dato di fatto, e cioè che la moneta cinese è una delle principali valute mondiali, e questo potrebbe spingere la Cina ad un processo di graduale adeguamento a logiche di libera circolazione dei capitali. In secondo luogo l’ampliamento del paniere potrebbe avere importanti conseguenze sulla liquidità a disposizione delle banche centrali, specialmente in situazioni di crisi. Dal momento che oltre 60 banche centrali nazionali detengono riserve in renminbi (compresa la Banca d’Italia), il fatto di aggiornarle, tenendo in considerazione anche la quota di yuan, permetterebbe di avere maggiore liquidità da utilizzare in caso di tensioni economiche. Questo avrebbe un peso ancora maggiore per tutti i paesi emergenti, le cui economie sono fortemente dipendenti dalle dinamiche di dollaro ed euro, e che invece potrebbero (almeno in parte) emanciparsi da questo fenomeno, dal momento che detengono spesso forti riserve in renminbi.

Nuove gerarchie – In realtà non sembrano esserci molti dubbi sul fatto che il Fmi accetterà il renminbi come quinta moneta del paniera, dal momento che l’evidenza economica non lascia spazio a interpretazioni: il mondo negli ultimi anni è fortemente cambiato, e non tenerne conto sarebbe un errore. Sicuramente si può discutere su come la Cina sia ancora molto lontana dall’essere un’economia come quella statunitense o europea (intesa come complesso dell’Ue), sia per quanto riguarda l’equa distribuzione dei redditi, sia per quanto riguarda la sostenibilità del modello di sviluppo; ma è evidente come il suo ruolo nel commercio mondiale sia ormai di primissimo livello e, oltre a questo, la maggior parte dei paesi emergenti sta guardando sempre più a Pechino e al renminbi come un partner e una moneta vantaggiosi e credibili.

Il ruolo egemone degli Stati Uniti non è in discussione, mentre l’Europa arranca decisamente di più, per cui sarebbe bene riflettere sulle dinamiche che stanno portando sempre più alla ribalta la Cina.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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