L’Iran sbarca in America Latina

09/09/2016 di Michele Pentorieri

Nel suo tour di visite il Ministro degli Esteri si è recato in Bolivia, Cuba, Ecuador, Nicaragua e Venezuela. Accomunati dal sentimento anti-statunitense, possono rappresentare la testa di ponte di Teheran

Iran e Sud America

Storicamente, gli Stati Uniti non hanno mai prestato molta attenzione all’interesse mostrato dall’Iran nei confronti dell’America Latina. Anche perché, le attività di Teheran si erano sempre limitate ad accordi commerciali con alcuni Paesi della zona, o all’apertura di centri culturali. In ogni caso, iniziative abbastanza slegate tra di loro e prive di una vera strategia che le supportasse. Lo scenario sembra, tuttavia, essere cambiato da qualche tempo, anche se una vera e propria reazione da parte statunitense tarda a palesarsi.

Libero dai legacci economici e diplomatici delle sanzioni e affrancatosi da quella condizione di paria alla quale era stato relegato da decenni, l’Iran può godere di una oggettiva libertà di manovra in politica estera che sembra abbia tutta l’intenzione di mettere a frutto. Lo scorso 21 Agosto, il Ministro degli Esteri Iraniano Javad Zarif ha dato avvio ad un tour diplomatico che lo ha portato a visitare 6 Paesi latinoamericani: Bolivia, Cile, Cuba, Ecuador, Nicaragua e Venezuela. L’intento ufficiale della visita è stato quello di “sviluppare appieno la cooperazione economica tra l’Iran e questi 6 stati, il cui potenziale è ancora in larga parte inespresso”, secondo le parole del Vice-Ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi. Ufficiosamente, però, le visite hanno avuto un carattere molto più geostrategico di quanto le dichiarazioni pubbliche vogliano far trasparire. La pianificazione ed il calcolo alla base di queste visite sono dunque sintomo che l’interesse iraniano verso il sub-continente americano ha smesso i panni dell’eccezionalità per vestire quelli della programmaticità.

Il primo elemento che balza agli occhi è che, con l’eccezione del Cile, tutti i Paesi visitati fanno parte dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe (mancano Antigua e Barbuda, Dominica e Saint Vincent and Grenadine, ma sono ovviamente partner meno appetibili). L’ALBA fu fondata nel 2004 da Cuba e Venezuela (per niente casuale il richiamo al Libertador) come contraltare all’ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe, progetto sostanzialmente naufragato) voluta dagli Stati Uniti e vista -a torto o a ragione- come la propaggine economica della dottrina Monroe. Lotta alla povertà e all’esclusione sociale il mantra della prima, liberalizzazione pressoché totale di beni e servizi quello della seconda.

La strategia iraniana di penetrazione in America Latina sembra quindi preferire utilizzare una pre-esistente struttura sovranazionale, dotata già di una venatura ostile allo Zio Sam a negoziazioni con i singoli attori. La seconda peculiarità come i Paesi interessati siano tutti caratterizzati da disoccupazione, alti livelli di inflazione e, nel caso del Venezuela, da un vero e proprio cataclisma economico. Tutto ciò farebbe pensare a partnership economiche non proprio di sicuro rendimento per Teheran, ma è importante rilevare due caveat. Il primo, in parte già anticipato, è che il valore di quei Paesi agli occhi del colosso sciita potrebbe essere preminentemente geopolitico, più che economico. Dando ragione a quanti vedono nelle succitate dichiarazioni del vice-ministro dell’economia iraniano una facciata sotto la quale nascondere un progetto ben più ambizioso. Il secondo è comunque di natura economica, ma non più limitato del primo: libero dal macigno delle sanzioni, l’Iran potrebbe inserirsi nelle economie di quei Paesi in maniera molto più profonda e articolata di semplici partnership, fornendo aiuti condizionati per la loro ripresa. Se a ciò si aggiunge che Teheran negli ultimi 30 anni è riuscita in maniera efficiente – e per certi versi inaspettata, viste le sanzioni – a costruire una rete di intelligence in diversi Paesi (tra cui Brasile, Cile Colombia e Uruguay), si comprende quanto relegare le azioni iraniane nella zona a mere partnership occasionali equivarrebbe per gli Stati Uniti quantomeno a sottovalutare il pericolo.

Washington non sembra – almeno dall’esterno – curarsi molto della questione. L’atteggiamento sembra comunque coerente con la linea seguita dall’amministrazione Obama, più attenta a dirimere in maniera definitiva la questione del nucleare che a preoccuparsi dei segnali di forza (che pure ci sono stati) che l’Iran ha lanciato in politica estera. La minaccia agli interessi statunitensi in quello che Washington ha sempre reputato “il suo giardino di casa” sembra tuttavia più reale e credibile del solito. Il successore di Obama rischia quindi di doversi confrontare subito con le aspirazioni di una potenza regionale che, nel suo percorso evolutivo, aspira a sbarcare su lidi ben lontani da quelli del Mar Caspio.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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