L’Internazionale nazional-populista di Salvini

26/05/2015 di Edoardo O. Canavese

Salvini festeggia due volte: per Duda, nuovo presidente polacco, e per il boom di Podemos in Spagna. La Lega Nord guarda a tutti i partiti euroscettici, a destra ma pure a sinistra, in una sorta di alleanza senza colori ma animata da nazionalismo ed esasperazione.

Sul carro de los vencedoresPodemos trionfa nelle elezioni municipali spagnole, o per meglio dire assesta un paio di ottimi colpi ad un bipolarismo al tramonto tra popolari sempre primi ma sempre peggio e socialisti in sofferenza identitaria. Una novità importante, almeno quanto per la politica italiana rappresentò il boom del M5S. Il quale peraltro non gode delle simpatie dell’ascendente leader iberico Pablo Iglesias, che lo ha definito movimento di distruzione. Parole pesanti, ricambiate con il rumoroso silenzio dedicato dal blog di Beppe Grillo a Podemos. Chi invece non ha perso tempo per esultare ai successi della nuova sinistra spagnola è stato Matteo Salvini. Proprio lui, il segretario della Lega Nord, addirittura prima di un altro salitore di carri stranieri, Nichi Vendola. “Una bella mazzata per l’Europa”, ha commentato in linguaggio diplomatico il leader milanese, aggiungendo che si tratta di una “boccata d’ossigeno da banche e servi di Bruxelles”. Molto più di un occhiolino agli spagnoli.

Liga Norte – Fughiamo subito ogni dubbio: Podemos e la Lega nazionale di Salvini hanno davvero poco in comune. Punti cardini del pensiero del movimento di Iglesias sono il superamento dei partiti tradizionali, l’intervento dello Stato nell’economia e nelle finanze attraverso nazionalizzazioni, green economy e un’opera di legislazione solidale. Quasi più simile a quel che pretese di essere in origine il M5S, per l’appunto. Tuttavia quel poco di comune basta a Salvini per considerare Podemos una sorta di alleato: euroscetticismo, populismo, patriottismo aspro, indignado là e nazionalista qua. Il nemico comune è l’Unione Europea e i suoi “servi”, qui Renzi lì Rajoy, mentre il condiviso obiettivo è la fantomatica restituzione della mitica sovranità dai rapaci artigli di istituti sovranazionali ai cittadini e ciudadanos.

Fratelli polacchi – Non sappiamo che pensi Iglesias di Salvini. Sappiamo però che la Spagna non è l’unica regione d’Europa cui il segretario leghista ha guardato con interesse, domenica. C’è anche la Polonia, dove Andrzej Duda, esponente del partito Diritto e Giustizia, euroscettico, russofobico e nazionalista, è stato eletto nuovo capo di Stato. Un bubbone esploso nel corpo europeo, che rischia di contaminare i già altalenanti rapporti tra Bruxelles e la Russia, nonché la precaria stagione del partitismo e della democrazia in seno all’Ue. Perché Diritto e Giustizia pare subire una forte fascinazione nei confronti delle moderne proposte di autoritarismo così in voga nell’est, di cui il pur filo-Putin Viktor Orban, premier ungherese, è il miglior esponente in circolazione. Una fascinazione tutt’altro che latente anche per il nostro leader nero-verde Matteo il Destro.

Rossi, verdi, neri – Qui sta uno dei tanti, grandi paradossi della nuova Lega Nord di Salvini. Un partito, il suo, di storica ragione ed aspirazione territoriale ed indipendentistica, salvo poi trovarsi alquanto comodi al governo romano, che oggi trae anche da fuori la propria forza motivazionale. Prima la Francia, poi la Russia, adesso Spagna e Polonia. Quasi nulla accumuna le diverse realtà politiche, se non quanto ci vede il segretario leghista, il comune intento distruttivo nei confronti dell’Ue. Tanto basta per immaginare una contro-alleanza sovranazionale che unisca da Mosca a Finisterre, da Varsavia a Marsiglia, fomentato dal particolarismo euroscettico e da un’acre combinazione di intolleranza xenofoba e esasperato protagonismo del leader-autorità. Un nuovo correntone ideologico, che unisce radicalismi di destra e di sinistra, che reclama sovranità popolare affidandosi all’uomo forte, che fonda il nazionalismo su lezioni esterofile, che punta a far fronte comune per dividersi.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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