L’intelligence più efficiente al mondo? Come cambiano i servizi israeliani

19/07/2014 di Matteo Anastasi

Israel secret services

Dietro il nuovo scontro con Hamas, al centro delle cronache internazionali degli ultimi giorni, si cela un esame decisivo, non solo per l’esercito, ma anche e soprattutto per l’intelligence israeliana. Intercettare, comprendere, anticipare le mosse dello scacchiere avversario sarà compito dei servizi di Tel Aviv, finiti sul banco degli imputati dopo la mancata previsione della “Primavera araba” e oggi al centro di un processo di profonda ristrutturazione guidato dal capo di Stato maggiore Benny Gantz e dal ministro della Difesa Moshe Ya’alon (nella foto, insieme a Netanyahu). Mentre, infatti, il budget a disposizione delle forze armate è bloccato oramai da qualche anno, l’intelligence israeliana – tripartita in ala militare, Aman, sicurezza domestica, Shabak, e sicurezza esterna, Mossad – continua a vedere le sue fila ingrossare e gli investimenti in suo favore aumentare.

L’ammodernamento di Aman è iniziato all’indomani della seconda guerra del Libano, nel 2006. Le carenze emerse al termine del conflitto risultavano essere un eccessivo investimento nei tentativi di analisi delle intenzioni dei leader locali e, viceversa, una scarsa attenzione dedicata a raccogliere informazioni tattiche necessarie ai combattimenti sul campo. Si decise allora, per ovviare a tale lacuna, di costituire una divisione, con a capo un generale di brigata, capace di funzionare come comando operativo per tutti gli organi di intelligence interni ad Aman. A un altro generale di brigata è stata invece affidata la guida delle operazioni speciali. Queste due nuove figure – il capo della divisione operativa e il capo delle forze speciali – operano parallelamente al capo dell’Unità 8200 di operazioni cibernetiche e all’ufficiale capo dell’intelligence, entrambi generali di brigata. Questo piano di ristrutturazione, denominato «Azione Aman», vede il suo fiore all’occhiello nel progetto «Aman in Rete». In virtù di esso, i vari rami dell’intelligence militare, in passato del tutto distaccati l’uno dall’altro, possono comunicare sulla base di una stessa piattaforma e con le medesime applicazioni, che in seguito saranno allargate a tutti i corpi delle Forze armate. In linea con queste novità è il progetto «Combattimento basato sull’intelligence», che ha l’obiettivo di fornire, a ciclo continuo, intelligence tattica utile ai reparti combattenti sul campo: un apposito portale Internet, basato sullo stile dei siti di notizie più popolari a livello globale, diffonde materiali segretissimi in una rete interna chiusa, accessibile solo agli autorizzati.

mossadSforzi ulteriori, Aman e la Direzione per lo Sviluppo dei mezzi bellici, li stanno compiendo nel campo delle informazioni web. Uno dei progetti più ambiziosi è destinato a raccogliere informazioni utili dalle infinite notizie che rapidamente scorrono in Internet. Sono stati realizzati a tal proposito sistemi capaci di esaminare frasi in vari idiomi per cogliere nessi fra diverse parole che possano rivelarsi significati sotto il profilo dell’intelligence. In tal senso il capo di Aman, generale di brigata Aviv Kochavi, dichiarava a inizio 2014, come riportato da Limes: «L’uso della dimensione cyber […] porterà a possibilità quasi illimitate. Per merito del cyber, oggi quattro persone possono fare il lavoro di intelligence che in passato ne avrebbe richieste almeno quaranta […] Già quest’anno sono stati effettuati centinaia di attacchi contro organizzazioni israeliane e altre centinaia contro organi di sicurezza». Dalle parole di Kochavi ben si intuisce come il cyber sia identificato come una nuova dimensione bellica, del tutto similmente a quando, circa un secolo fa, si comprese lo spazio aereo fosse divenuto decisivo per la vittoria in ogni conflitto: «Nell’era cibernetica […] la quantità di informazioni che si accumulano nei computer in una sola ora equivale al totale delle informazioni raccolte in tutto l’anno 1999. La rivoluzione è nello stesso tempo una minaccia ma anche una grande occasione. Se non verrà sfruttata, sarà motivo di rimpianto per generazioni».

Anche nello Shabak, è l’era del cyber a dettare l’agenda dei mutamenti. Già nel 2012 è stato istituito il Dipartimento Sigint (Signals Intelligence)-Cyber, a seguito di un lavoro coordinato dall’attuale capo dello Shabak, Yoram Cohen. Esso è un organo difensivo, si occupa cioè di proteggere le infrastrutture nazionali – ossia comprese fra la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai – da possibili attacchi cibernetici. Nel 2013 lo Shabak ha portato da 50 a 81 il numero delle strutture domestiche sotto la sua protezione. Di queste, 30 sono ritenute particolarmente critiche poiché se messe fuori uso da un massiccio attacco informatico, potrebbero comportare la paralisi del Paese: ad esempio, se un hacker prendesse il controllo del computer centrale delle ferrovie, potrebbe agevolmente provocare incidenti sui binari israeliani.

Discorso a parte va fatto per le banche nazionali, ritenute leader mondiali nel settore della sicurezza da attacchi cibernetici. Esse, per legge, non ricadono sotto l’”ombrello” dello Shabak poiché non è possibile fornire a enti esterni informazioni sui conti bancari di cittadini israeliani e stranieri. Tuttavia, gli organi indipendenti incaricati di difesa cibernetica interna agli istituti finanziari, possono chiedere la consulenza di Shabak, che dovrà comunque impegnarsi a non violare il segreto bancario dei loro clienti: solo un’ingiunzione legale può imporre alla banca di fornire dati riservati allo Shabak.

Anche il Mossad, considerata l’intelligence più efficiente al mondo, si è adeguato all’età cibernetica, come svelato dall’attacco del 2009 al reattore iraniano di Natanz per mezzo del virus Stuxnet. Riguardo il Mossad, più che un’analisi strutturale, va sottolineato un epocale cambiamento concettuale propiziato dalla realtà cyber. In passato, i servizi segreti per la sicurezza esterna hanno rappresentato una sorta di isola gelosamente sigillata anche per gli altri rami dell’intelligence israeliana. Oggi, invece, i rapporti sono di cooperazione. Una scelta quasi obbligata. Nell’epoca dell’informazione senza limiti, infatti, ai singoli servizi non resta che collaborare per ottenere elementi significativi tratti dall’immenso volume di dati circolanti quotidianamente in rete. Aman, Shabak e Mossad si muovono nella consapevolezza che qualsiasi e-mail, intercettata da una o dall’altra organizzazione, potrebbe rivelarsi enormemente significativa. Per tali ragioni, la sincronia fra i diversi rami dell’intelligence israeliana, più che una scelta, si rivela oggi una necessità esistenziale.

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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