Inossidabile? Come Berlusconi cerca di dire la sua alle elezioni europee

15/03/2014 di Luca Andrea Palmieri

Silvio Berlusconi ha dichiarato, in collegamento telefonico durante un’iniziativa di Forza Italia a Montecatini, di volersi candidare alle elezioni europee. Il Corriere della Sera riporta le parole dell’ex premier: “Se sarà possibile, sarò felice di essere in campo nelle 5 circoscrizioni, che sempre mi hanno dato tra i 600 ed i 700.000 voti ciascuna. Spero di poter avere velocemente una risposta dalla Corte europea”. In questa frase c’è un po’ tutto il senso delle sue intenzioni e delle problematiche che dovrà superare. Problematiche non da poco.

Silvio Berlusconi
Berlusconi ed Europee

Rischio smarrimento? Il punto è che per la prima volta da quand’è sceso in politica, Forza Italia (comprensiva della lunga parentesi del Pdl) rischia di scendere in campo senza poter utilizzare Berlusconi come riferimento principe dei suoi elettori. In effetti solo nel ’94 e nel ’96 il leader del centro destra non è stato capolista ovunque, per via della legge Mattarella che non permetteva candidature multiple. Ma se la prima volta l’effetto sorpresa e la reazione alla scomparsa del vecchio centro, insieme a una strategia di ingresso nel mondo politico aggressiva, gli hanno permetto di avere uno slancio notevole, quella del ’96 è stata forse l’unica sconfitta genuina dell’uomo di Arcore; soprattutto se consideriamo l’inevitabile crollo di quest’anno una mezza-vittoria, data la possibilità intervenuta di salire al governo. E non c’è dubbio che la scelta finale di andare all’opposizione abbia come base un calcolo prettamente elettorale.

Marchio Berlusconi. Dal ’94 ne è passata di acqua sotto i ponti, ed ora Berlusconi si trova con il rischio di dover cercare nuove strategie elettorali senza il metodo principe che lo ha portato avanti per tutte le seguenti tornate elettorali: se stesso. Che piaccia o meno al restante 60% della popolazione, il “marchio” Berlusconi muove voti, e pure molti. Esistono blocchi di persone che, quando votano per le politiche, utilizzano il suo nome come riferimento per trovare il simbolo su cui mettere la X elettorale. Ed in elezioni come le europee, dove le preferenze contano eccome, sulla scheda il suo nome è stato scritto centinaia di migliaia di volte, come lui stesso ha ricordato.

Ma quanto pesa? E’ innegabile che Forza Italia rimane, anche senza la sua candidatura, una forza politica tra le prime del paese. Ma la domanda che Berlusconi si sta facendo, molto probabilmente, è quanto è grande il pericolo, in un’elezione nazionale, che svariate fasce di popolazione perdano la sua immagine come riferimento. E’ una questione concreta, dato che la storia politica dell’Italia insegna che anche il 2% o il 3%, percentuali minime all’apparenza, possono fare la differenza. Il discorso poi si allarga allo stesso ego di Berlusconi. Il suo principale strumento di propaganda politica è sempre stato se stesso: difficile che, vista la sua storia e la sua personalità, vi rinunzi così facilmente.

La legge Severino. Dall’altra parte c’è il problema pratico che affligge il leader di Forza Italia. Berlusconi è un condannato in via definitiva a un reato quale frode fiscale e falso in bilancio, che prevede l’interdizione dai pubblici uffici, ergo l’incandidabilità. Quel su cui lui cerca di fare forza, è il fatto che la pena vada rimodulata, e dunque perché il processo possa dirsi chiuso al 100% c’è ancora un passaggio di fronte al giudice di secondo grado, a cui seguirà presumibilmente un altro ricordo davanti alla Cassazione. Solo a quel punto la pena potrà considerarsi del tutto definitiva. C’è però di contro la legge Severino (tra l’altro votata da una maggioranza che includeva lo stesso Pdl) che gli impedisce di candidarsi fin da subito: da qui il ricorso alla Corte europea, di difficile efficacia, ed il tentativo di mischiare le carte. Ed è su questa base che già alcuni esponenti del Pd hanno considerato irricevibile la sua candidatura. Ma è sbagliato pensare che l’obiettivo di Berlusconi sia solo quello di tornare in sella nelle liste. Il punto è che la sua necessità è dimostrare che c’è, è vivo e vegeto e pronto a giocarsi tutte le sue carte per il suo progetto politico. E per far passare questo messaggio l’arma ideale è il caos.

L’ex Cavaliere, in una situazione in cui è fondamentalmente messo a un angolo, cerca di utilizzare tutte le armi a sua disposizione per parlare ai suoi elettori: i fedelissimi che lo hanno sempre sostenuto e chi lo ha abbandonato per la prima volta alle ultime elezioni. “Io ci sono sempre e porterò avanti le mie idee fino alla fine” è, in pratica, il suo messagio. Anche a costo di andare contro la logica, come affermando che si candiderà alle europee quando la legge italiana, a tutti gli effetti, glielo impedisce. Per questo è importante anche il 10 aprile, data in cui verrà deciso come verrà scontata la pena già confermata: i 4 anni di reclusione. Scontata l’esclusione del carcere, per il quale è troppo anziano, restano i domiciliari e i servizi sociali. Sono questi ultimi ad essere temuti: potrebbero svilire e “riportare sulla terra” l’immagine di un leader carismatico che si sta giocando forse le ultimissime carte a sua disposizione. Perché in fondo, quello a cui stiamo assistendo, è la solita, perenne, campagna elettorale.

 

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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