L’Inizio della fine (della Crisi Europea)?

19/08/2013 di Giovanni Caccavello

EuroStat "certifica" un lentissimo ma graduale miglioramento di tutti i paesi dell'eurozona e stima una crescita del PIL dell'Unione Europea finalmente positivo

Recessione Stop – Dopo sei trimestri (18 mesi) di recessione, l’Unione Europea torna a camminare e registra una crescita complessiva del +0,3%. Questo è quanto stato stimato dalla Direzione Generale dell’Unione Europea (EuroStat)  durante l’ultimo bollettino riguardante lo sviluppo dei ventisette paesi “uniti”. Nel giro di poche ore tale notizia rimbalzava par tutta Europa e in tutti i paesi si riaccendeva la speranza di una “uscita dal tunnel” per fine 2013.

Felicità vs Realismo – In Italia, così come in Francia, Germania, Spagna e in tutte le altre nazione dell’Unione i media ed alcuni politici hanno iniziato a cantare vittoria ma tali entusiasmi sono stati subito frenati dal Vicepresidente della Commissione UE, nonché commissario agli Affari Economici e Monetari Olli Rehn il quale, con un certo realismo e pragmatismo, ha placato i ferventi animi annunciando che i le stime di EuroStat sono positive e che il duro lavoro svolto dai paesi europei e sta iniziando a dare i suoi frutti, ma che la strada da percorrere è ancora molto lunga e non bisogna assolutamente fermarsi ora.

Unione Europea, fine della recessione
Olli Rehn

Situazione Generale – Se da un lato tali stime sono confortanti, non tutti i paesi sono usciti dalla recessione. Il Portogallo, grazie agli Export dovuti ad una economia debole, trascina la crescita europea con un incoraggiante +1.1%, la Germania di Angela Merkel torna a camminare più velocemente degli altri con un +0,5%, le misure socialiste di Francois Hollande hanno garantito alla Francia un +0,5% dopo un periodo molto difficile mentre il Regno Unito di David Cameron guadagna un ottimo +0,6% grazie al suo programma di tagli e riduzione della spesa. Tra le economie principali la Spagna cresce rispetto al passato ma si mantiene ancora in recessione con un -0,1%, la Svezia fa registrare un povero -0,1% mentre l’Italia è fanalino di coda insieme all’Olanda con un -0,2%.

Riforme Necessarie – Cercando di interpretare, per quello che si può, questi freschissimi dati che hanno portato una piccola ventata di speranza in tutto il Vecchio Continente bisogna subito dire che le parole di Olli Rehn sono perfette per capire la situazione. Nel corso di questi ultimi due anni, in cui tutti gli stati hanno portato avanti programmi di austerity, gli Europei hanno davvero dovuto superare moltissime prove, di cui alcune molto difficili e faticose. La luce in fondo al tunnel si incomincia ad intravedere ma la strada da percorrere per arrivare ad avere una crescita sostenibile e costante, che possa rimettere in moto tutta l’economia dell’Unione, è ancora lunga e piena di inaspettati ostacoli. Bisogno rimanere il più realistici possibile e continuare a premere il tasto delle riforme.

Riforme – Se da una lato le mosse di Mario Draghi, presidente della BCE, hanno dato il via alla lenta rinascita europea, hanno calmato i mercati e hanno mostrato come, nonostante tutte le imperfezione che la Banca Centrale Europea possiede (tecnicamente non può agire ancora in tutti gli ambiti come una vera banca centrale potente, vedi la FED di Ben Bernanke), essa sia un punto di riferimento essenziale per tutte le economie europee; dall’altro alcuni paesi, soprattutto quelli in seria difficoltà di ripresa (Italia e Spagna) non hanno la forza per portare avanti riforme fiscali strutturali che rimettano davvero in moto le loro economie.

Politiche monetarie e Fiscali – In un mondo complesso e ricco di sfide sia nel breve che nel lungo termine qualsiasi politica monetaria deve essere accompagnata da politiche fiscali che mirino alla stabilità del sistema ed una migliore prospettiva futura per le prossime generazioni.

Parlando dell’Italia, se il governo Letta, o qualsiasi altro governo in caso di crisi, non prenderà in esame una lista vera di misure per combattere la disoccupazione, il debito pubblico, la spesa pubblica, la poca competitività dei mercati interni, l’evasione, la corruzione, il nepotismo, il federalismo e tante altre riforme necessarie il nostro paese farà sempre più fatica e si ritroverà presto ad essere un paese economicamente debole anche in Europa.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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