Il linguaggio della foresta

21/10/2016 di Ginevra Montanari

Sotto una città d'alberi, nella nostra realtà, c'è un mondo pieno di vita; infinite vie biologiche che connettono un'intera foresta, permettendo una comunicazione diffusa. Un po' come per internet, esiste un'intelligenza comune che rende la foresta un unico organismo.

Foresta

Una foresta è molto più di quel che vediamo, e non solo in mondi di fantasia come Il Signore degli Anelli o Harry Potter. Sotto una città d’alberi, nella nostra realtà, c’è un mondo pieno di vita; infinite vie biologiche che connettono un’intera foresta, permettendo una comunicazione diffusa. Un po’ come per internet, esiste un’intelligenza comune che rende la foresta un unico organismo. Si è scoperto che, in vitro, la radice di una plantula di pino può trasmettere carbonio alla radice di un’altra plantula di pino. Ma può verificarsi anche al di fuori del laboratorio? Può succedere in natura, senza l’influenza e la manipolazione umana?

Suzanne Simard, ricercatrice forestale canadese e professoressa di ecologia forestale presso la Universiy of British Columbia a Vancouver, al Dipartimento di Scienze e conservazione delle foreste, ne è convinta. Crede che gli alberi possano condividere informazioni nel sottosuolo. Ma trent’anni fa, quando elaborò le sue teorie, era un argomento piuttosto controverso e fu scambiata per pazza da molti. Ebbe molte difficoltà nel trovare dei fondi per finanziare le sue ricerche. Ma con perseveranza e determinazione, fece crescere 80 repliche di tre specie: la betulla da carta, l’abete di Douglas, e il cedro rosso del Pacifico. L’ipotesi era che la betulla e l’abete fossero connessi in una rete sotterranea e che il cedro, al contrario, vivesse in un mondo proprio.

Posizionò delle buste di plastica sugli alberi, contenenti anidride carbonica con isotopi traccianti, a partire dalla betulla, in cui iniettò il carbonio 14, il gas radioattivo; nell’abete iniettò il carbonio 13, l’isotopo stabile. Utilizzò i due isotopi per verificare se, tra le due specie, ci fosse una comunicazione bidirezionale. In un’ora, gli alberi assorbirono la CO2 attraverso la fotosintesi, la trasformano in zuccheri per inviarla alle radici e trasmisero il carbonio ai loro vicini, sottoterra! Infatti sia la betulla che l’abete avevano assorbito il gas radioattivo. Controllando le 80 repliche, non potevano esserci più dubbi: Il C13 e il C14 dimostravano che la betulla e l’abete stavano conversando tra loro. Ma oltre alla lingua del carbonio, comunicavano anche attraverso quella dell’azoto, del fosforo, dell’acqua, dei segnali di difesa, dei composti allelochimici e degli ormoni. Riuscivano a scambiarsi una marea di informazioni!

In un altro esperimento, la professoressa Simard e il suo team fecero crescere alberi madre (alberi che nutrono i loro giovani, quelli che crescono nel sottobosco) con a fianco plantule proprie ed estranee. Risulta che questi alberi riconoscono davvero la propria prole, esattamente come nel regno animale. Un albero madre può essere connesso a centinaia di altri alberi e invia alle loro plantule più carbonio, sottoterra. Riduce persino il proprio livello di competizione radicale per poter far spazio ai propri figli. Inoltre, quando gli alberi madre vengono feriti o muoiono, inviano dei messaggi di saggezza alle successive generazioni di plantule.

Non è fantascienza: gli alberi parlano in un codice tutto loro, che ancora non ci è dato conoscere.

 

Pipino: Che cos’è questo rumore?

Merry: Sono gli alberi!

Pipino: Cosa?!

Merry: Ricordi la vecchia foresta ai confini della terra di Buck? Le voci dicevano che nell’acqua c’era qualcosa per cui gli alberi si allungavano! E prendevano vita!

Pipino: Vita?

Merry: Alberi che sussurravano, parlavano tra loro, si muovevano perfino!

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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