L’inganno della commedia all’italiana, storia di un genere morto

12/11/2014 di Jacopo Mercuro

Dal neorealismo alla vera commedia all'italiana, sino al corporativismo sfrenatamente commerciale dei cinepanettoni. Come trasformare un punto di orgoglio in una fabbrica di (scarsa) mediocrità

Declino della commedia all'italiana

C’èra una volta un paese che nel cinema era maestro, e che tra gli anni quaranta e cinquanta diede vita ad un movimento culturale capace di fare la storia, influenzando gran parte della scena internazionale: il neorealismo. Il movimento trovò terreno fertile in un’Italia in piena crisi, mostrando, in modo innovativo, l’enorme difficoltà sociale di quegli anni. Dopo un decennio di successi qualcosa cambiò; l’Italia iniziava a vedere uno spiraglio di luce e di conseguenza le pellicole divennero meno pessimiste, passando al neorealismo rosa che a metà anni cinquanta aprì il filone della commedia all’italiana.

I film della commedia all’italiana non erano semplice intrattenimento, ma un reale spaccato della nuova società che avanzava, in grado di evidenziare tematiche e problematiche dell’epoca. Purtroppo, sul finire degli anni settanta, in concomitanza con la scomparsa e il ritiro dei maggiori esponenti, il movimento si esaurì e la commedia italiana di qualità continuò a vivere solo attraverso dei rari acuti.

Oggi la situazione è drammatica. C’è poco da ridere, sia in sala che analizzando la situazione. Le commedie nostrane sembrano tutte fatte con lo stampino, salvo qualche rarissima eccezione. La commedia italiana è letteralmente allo sbando; non c’è più qualità e originalità e questo sembra stranamente importare poco agli addetti ai lavori che continua a sfornare pellicole. Quest’anno, in meno di tre mesi (tra ottobre e dicembre), i film in uscita sono ben dodici, e nonostante il mercato sia in forte recessione, non ci si preoccupa della possibilità che si possano danneggiare a vicenda.

La verità è che gli addetti ai lavori, nel tempo, hanno formato una sorta di cartello creando una concorrenza fittizia. Tra le varie produzione non c’è una reale competizione, lo dimostra il fatto che, sempre più spesso, le uscite non vengono programmate in modo strategico, ma come accadrà da qui a dicembre, le varie pellicole faranno in blocco il loro esordio in sala. In questo modo, come fosse uno scambio di figurine, registi e attori appaiono in più film, senza preoccuparsi di compromettere uno dei loro lavori favorendone un altro. Nella miseria più totale d’idee e originalità, la commedia ha trovato la soluzione alla sua crisi, uniformandosi in un’unica corporazione. Non ci stupiamo se nessuno è più stimolato a fare meglio, ma punta semplicemente a plasmare un prodotto medio, contando su un ritorno economico basato sulla quantità invece della qualità. In fondo, è inutile credere che questo settore sia realmente in crisi, se così fosse, si farebbero meno pellicole e si attuerebbe un programma d’uscita diverso e dettagliato. La verità è che ai vertici delle produzioni ci sono sempre le stesse persone, che sono tutt’altro che benefattori pronti a rischiare i soldi per le nostre risate – sempre che riescano a farci veramente ridere.

Oggi, più che la commedia italiana, vige un prodotto figlio dei cinepanettoni. I film della ormai coppia scoppiata Boldi-De Sica, hanno contribuito in modo determinante a creare un filone basato su trame infarcite di equivoci e volgarità. Gli ultimi vent’anni, se non di più, le commedie italiane sono un semplice sproloquio di parolacce, allusioni sessuali e pessime interpretazioni. Insomma, se oggi studiamo il neorealismo e la commedia all’italiana, in futuro, per quanto riguarda il cinema italiano, studieremo il cinepanettone apripista di un genere che da anni appare sui grandi schermi.

In fondo il cinema italiano è un po’ come la nostra politica, tutti si lamentano di chi sta al governo, ma dal basso, nessuno, nel suo piccolo, si comporta in modo etico per cambiare le cose. Gran parte del problema è dovuto al fatto che non ci sono più i vari Monicelli, Risi, Gassman e Mastroianni, ma molto dipende anche da noi. Il pubblico non merita e non deve più accontentarsi di vedere film banali che finiscono tutti per assomigliarsi, continuando ad alimentare questa fabbrica di mediocrità.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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