Giusta la linea Napolitano, ma i pericoli sono dietro l’angolo

23/04/2013 di Andrea Viscardi

Un nuovo inizio – E’ questo ciò di cui ha bisogno l’Italia. Nell’immaginario collettivo il nostro Paese è una nave in balia della tempesta, incapace di uscirne, destinata ad affondare. A dire il vero, pensandoci a fondo, per tornare sui binari giusti, sarebbero sufficienti delle azioni ovvie, banali, sotto gli occhi di tutti da anni e neanche così impossibile da mettere in pratica, anzi. Sempre se accompagnate dalla consapevolezza e la volontà di costruirle mattone dopo mattone, insieme. Fossimo in un film, potremmo suggerire una metafora molto efficace: il copione esiste in un cassetto da anni, ma sono sempre stati inadeguati tutti gli attori che hanno tentato di interpretarlo.

Napolitano
Giorgio Napolitano

Richiamo all’ordine – Il Presidente Giorgio Napolitano, questo, lo sa bene. Eloquente la sua sottolineatura di come, nella nostra Nazione, abbiano prevalso, negli ultimi mesi «contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi». In realtà è così da anni, forse da decenni. Il malcostume della politica italiana si traduce facilmente nella netta sensazione che i nostri rappresentanti abbiano sempre messo in secondo piano l’interesse del nostro Paese, o l’abbiano mediato fortemente per portare avanti ideologie strumentalizzate o per vendere il proprio prodotto, come se ciò che contasse fosse il Partito più che l’Italia. Basta esitazioni, ora, come dovrebbe essere evidente da un po’, il Parlamento deve lavorare in un’unica direzione, insieme, coeso, senza calcoli. In queste poche righe, c’è tutta la saggezza di un discorso – ben più complesso – recitato da un uomo di 87 anni. Non un terzo, ma un personaggio probabilmente consapevole di aver contribuito anche lui – insieme al Partito di cui faceva parte – a creare questa situazione. Con gli anni, però, il passato può essere osservato da lontano, con occhi più oggettivi, e gli errori commessi diventano saggezza, preziosi consigli, sempre qualcuno sia lì ad ascoltare per coglierli.

Dubbio – Il problema principale, forse, è proprio questo. Come possono, gli attori di oggi, cogliere veramente il messaggio del Presidente Napolitano, quando non sono stati in grado, neanche in un momento di grande crisi e drammaticità come quello degli ultimi mesi, di aprire un minimo lo sguardo sui propri errori, sulla propria ipocrisia, e sul fatto di aver perso di vista l’aspirazione universale di chi si dedica alla vita politica di una nazione, cioè essere uomini di Stato? Questo dubbio mi attanaglia. Se si andrà nella direzione voluta da Napolitano non sarà per una presa di coscienza, ma perché i Partiti sono stati messi all’angolo, e non esistono vie alternative. In questo scenario il copione, forse, è ancora più chiaro, ma i protagonisti saranno in di estrema bravura. Basterà recitare, sino a quando le cose non andranno un po’ meglio e si potrà tornare alla propria natura. Non è questione di cattiveria, ma di conservazione della specie. Utopistico pensare i nostri esponenti possano improvvisamente cambiare dopo vent’anni di nulla, molto più realistico credere possano far finta di farlo.

Fine e mezzo – “Il fine può giustificare i mezzi purchè ci sia qualcosa che giustifichi il fine”, mai una frase di questo tipo può risultare più idonea alla situazione. In un momento come il nostro, il fine – cioè gran parte di quei punti sostenuti dai saggi e rappresentanti il prossimo programma di governo – è quanto di più giustificato possa esistere. I mezzi con cui arrivarci, la nostra attuale classe dirigente, possono essere accettati. Evitando, però, che esista un secondo fine, cioè quello di poter dire di aver cambiato tutto per non cambiare nulla, per auto preservarsi assumendo il ruolo di salvatori della patria. Nessuno dovrà dimenticarsi di come, la situazione attuale, sia in gran parte colpa di questi individui, di come non abbiano fatto nulla per affrontarla sino al momento in cui non avevano potere di scegliere. Il cambiamento potrà esistere, sopravvivere ed evolvere solo se vero. Altrimenti sarà solo una pezza destinata, presto o tardi, a strapparsi. Insomma, una volta ottenuto il fine, i mezzi utilizzati, dovranno per forza essere rinnovati. Augurandosi che gli italiani, cosa mai dimostrata in passato, siano dotati anche di una memoria a lungo termine.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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