L’indolenza degli ecologisti mancati

23/12/2014 di Francesca R. Cicetti

Il clima è una tragedia, il clima è un problema, ma è difficile ricordarsi che passa anche per le nostre piccole azioni di ogni giorno. E le emergenze si susseguono, per la nostra noncuranza e per la speculazione vergognosa che alcuni fanno persino sulle bucce di banana o sugli incarti di cellophane.

Italia, Clima ed ecologia

I siti di previsioni del tempo, in Italia, hanno più visite di quelli hard. Sette milioni, il giro d’affari del 2013. Cose da divinazione, o da psicosi metereologica. E poi, se hanno torto o ragione, se effettivamente nevicherà, o pioverà, o la temperatura non supererà i quindici, poco importa. L’importante è che, in effetti, le previsioni influenzino il comportamento delle persone. Ovvero: pioggia, meglio stare in casa, svuotare gli alberghi, gli stabilimenti e i ristoranti. Tanto che ci ricordiamo della scorsa pasquetta veneta, desolata perché gufata dai meteorologi. E Zaia partì all’attacco, affermando che forse, per non rovinare l’economia della regione, era meglio oscurare l’area. Basta previsioni. Se ci si bagna ci si bagna.
Da un eccesso all’altro. Il nulla è inutile come il troppo.

Queste ossessioni da aruspici, poi, non sarebbero neanche così sbagliate se ne seguisse un’effettiva presa di coscienza. Se ci domandassimo, oltre che cliccare il tasto del sito di previsioni, il perché effettivo del cambiamento climatico. Perché un acquazzone a Roma la trasforma in una brutta copia di Venezia, ad esempio, piuttosto che prendercela con l’uragano Cleopatra o Gonzalo. Perché i danni metereologici non sono solo causati dalla forza incontrastata della natura, imbrigliabile e crudele. Sono anche responsabilità nostra. Della speculazione edilizia, dei fori nelle montagne, delle tangenti sui tombini e sulla raccolta delle foglie. Insomma, a tanta apprensione per le previsioni meteo, non segue assolutamente alcuna preoccupazione per lo stato effettivo del clima, nè si rivelano essere troppo ecologisti.

Prendiamo ad esempio la questione dei rifiuti. Gli italiani che hanno a cura la raccolta differenziata sono nettamente meno di quelli che visitano i siti di previsioni. Volenti o nolenti, è il caso di dirlo. Perché – spezziamo una lancia in favore dei cittadini – la pigrizia non dipende sempre da loro. Ci sono casi al limite del boccaccesco, di quartieri romani in cui sono stati eliminati i bidoni dalle strade, senza fornire prima alle famiglie i recipienti per la raccolta differenziata. Come a dire, adesso vedetevela voi. Fate un po’ come volete. Il Paese è pieno di ecologisti mancati, preoccupati (o ossessionati, addirittura), che però non hanno voglia di sciacquare una scatoletta di tonno prima di buttarla nel recipiente giusto. Il clima è una tragedia, il clima è un problema, ma è difficile ricordarsi che passa anche per le nostre piccole azioni di ogni giorno. E le emergenze si susseguono, per la nostra noncuranza e per la speculazione vergognosa che alcuni fanno persino sulle bucce di banana o sugli incarti di cellophan. In parte è vero che siamo pigri, ma non si può negare neppure che non arriva alcuno stimolo. O ne arrivano comunque troppo pochi.

Il punto è anche che quello che altrove rappresenta la normalità, e il riciclaggio è solo un esempio, finisce sulle nostre prime pagine solo in casi di emergenza. Emergenza rifiuti, emergenza tangenti sui rifiuti, emergenza climatica e via dicendo. In pratica ce ne ricordiamo quando oramai è troppo tardi. La prevenzione non fa audience. “Preveniamo la distruzione del pianeta con la raccolta differenziata” suona molto meno interessante di “Sconvolgente emergenza rifiuti”. Abbiamo un debole per la teatralità, un giorno o due all’anno. Per gli altri trecentosessantatré, la poltrona di casa è un bel posto dove rannicchiarsi. E non è neppure vero che il nostro tappo di bottiglia non cambierà la storia. Perché tappo su tappo, bottiglia su bottiglia, nel Pianeta ci sarà posto solamente per i rifiuti a cui non abbiamo saputo dare nuova vita. E noi dovremo trasferirci altrove.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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