L’Individuo oggi – La rilevanza nella Comunità Internazionale

26/04/2014 di Mara Biral

La persona si può considerare come un soggetto di Diritto Internazionale? - Analisi, dottrine e casi: uno studio complesso che divide i pensieri giuridici internazionali generando controversie e dibattiti.

Personalità giuridica indviduo

Questione molto controversa questa che divide le diverse dottrine interessate all’ambito della personalità giuridica internazionale dell’individuo. Se, in passato, quest’ultimo viveva una situazione di completa sudditanza dallo Stato di appartenenza, oggi si può affermare come “goda” di diritti di cui lui stesso è titolare nella comunità internazionale. Sostenere che l’Individuo sia soggetto di una norma internazionale significa chiedersi se nella comunità internazionale esistano delle regole volte a creare in capo agli individui diritti e doveri e se l’individuo stesso possa essere in grado di farli valere.

Entrando più nel dettaglio, possiamo domandarci se vi siano delle norme di diritto consuetudinario, pattizio o di altre fonti che abbiano come soggetto l’individuo. Di conseguenza, i tre “piani” utili affinchè venga analizzata la soggettività dell’individuo risultano essere i seguenti: norme consuetudinarie, norme pattizie e l’ordinamento proprio delle organizzazioni internazionali.

Diritto InternazionaleConsiderando in prima battuta la norma consuetudinaria (ossia quella regola generalmente accettata per prassi, che vale per tutti) si può parlare di soggettività parziale in quanto vigono delle norme precise che prevedono la soggettività dell’individuo, ma la maggior parte di esse si rivolgono agli stati. Quelle che si riferiscono direttamente all’individuo toccano la sua responsabilità personale nel caso in cui vengano commessi crimini di guerra e il suo diritto a veder rispettata la sua propria persona nella sua integrità fisica e nella sua dignità.

In secondo luogo, le norme pattizie: qui, la maggior parte della dottrina internazionale sostiene che la soggettività dell’individuo sia inesistente in quanto tali norme impegnano gli Stati e di conseguenza anche gli eventuali vantaggi che derivano dall’individuo stesso dipendono dalla volontà dello Stato cui appartiene. Le norme pattizie si riferiscono ai Trattati e molte di esse prevedono la possibilità per l’individuo di essere portato davanti ai Tribunali Penali Internazionali; altre invece rilevano la presenza di Trattati aventi la finalità per l’individuo di ricorrere a Giudici Internazionali al fine di tutelare i suoi propri diritti. Un esempio per comprendere meglio il concetto è rappresentato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Strasburgo). Qualora lo Stato cui appartiene l’individuo, aderisce e quindi ratifica la Convenzione CEDU, allora sarà possibile per l’individuo stesso richiedere una tutela giuridica alla Corte.

In ultima analisi, invece, ci si interessa dell’ordinamento proprio delle organizzazioni internazionali: l’individuo può essere considerato come soggetto di diritto internazionale? Il tutto dipende dallo Statuto dell’Organizzazione stessa, dalle “regole del gioco” (l’atto alla base dell’organizzazione internazionale): vi sono infatti statuti che prevedono una soggettività molto forte, ad esempio i Trattati istitutivi dell’Unione Europea.

Ambito molto importante è sicuramente quello relativo ai Diritti Fondamentali dell’Individuo. Questi, legati all’integrità fisica della sua persona, “premono” sulla questione dei crimini internazionali. Nell’arco della storia, si è in grado di constatare come, spesso, questi siano stati commessi da un organo di governo. Con il Processo di Norimberga in poi è andato via via affermandosi nella società internazionale una norma per cui la persona che commette crimini di carattere internazionale, ne risponde personalmente davanti a tutta la comunità. Oltre a ciò, grande rilevanza è stata data anche al Diritto Positivo – una sorta di obbligo che l’individuo ha assunto nel tempo – relativo al diritto di veder rispettata la sua integrità fisica della sua persona in quanto tale. L’affermazione appena esposta è volta a precisare come l’individuo non debba subire trattamenti disumani e degradanti.

In conclusione, ciò che è stato fin qui preso in analisi ha cercato di mostrare come l’individuo abbia vissuto – nella comunità internazionale – un processo di evoluzione e affermazione continuo,portandolo ad acquisire maggior rilevanza, ma il tutto ha subito delle “limitazioni” vere e proprie sul piano giuridico. La causa di questi limiti si riscontra anche e soprattutto nelle diverse dottrine attive e operanti nel campo del Diritto Internazionale che, avendo ognuna di loro una visione differente della soggettività internazionale dell’individuo, generano dibattiti e scontri ideologici.

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Mara Biral

Nasce il 15 ottobre 1990 a Torino, dopo la maturità in Perito Aziendale e Corrispondente in Lingue Estere s'iscrive all'Università degli Studi di Torino presso la quale è attualmente Laurenda del Corso in Scienze Internazionali dello Sviluppo e della Cooperazione con una tesi in fase di realizzazione in Diritto Internazionale dell'Economia. Diverse le sue esperienze lavorative in Italia e all'estero, tra le più significative l'Inghilterra che le ha permesso di ottenere un master in Management e Marketing e il Brasile dove ha avuto modo di collaborare con le Istituzioni Italo-Brasiliane presenti sul territorio nordestino, Le sue aree d'interesse sono diverse e spaziano dalla tutela dei diritti umani, all'internalizzazione delle imprese, alla comunicazione internazionale.
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