L’indennità per i disabili non vale come reddito ai fini Isee

08/03/2016 di Marco Bruno

Il Consiglio di Stato ha stabilito che l’indennità percepita a causa della disabilità non devono essere prese in considerazione ai fini del reddito. Cosa cambia adesso per la gente coinvolta?

Una sentenza storica. Cosi potrebbe definirsi quella pronunciata dal Consiglio di Stato, il 29 febbraio scorso, la n.842 del 2016. Dopo una lunga discussione, l’organo amministrativo di secondo grado ha stabilito che le indennità concesse ai disabili non potranno entrare nel calcolo Isee ai fini del reddito. E’ stato così accolto il ricorso presentato da persone affette da gravi disabilità e loro familiari contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero del Lavoro e il Ministero dell’Economia. I ricorrenti avevano impugnato il Decreto del Presidente del Consiglio n.159/2013 che riguardava proprio le modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Isee. Essendo il Consiglio di Stato un organo di secondo grado, la questione era già stata trattata dal Tar del Lazio, che, in qualità di organo di primo grado, aveva respinto molti degli elementi sollevati dai ricorrenti, ma aveva loro dato ragione su un elemento fondamentale: l’esclusione dal calcolo della situazione reddituale delle indennità e dei trattamenti assistenziali e previdenziali. Secondo i ricorrenti, queste entrate “mirano ad eliminare le disuguaglianze economiche che la disabilità comporta allo stesso disabile e al nucleo familiare”. Le amministrazioni pubbliche convenute hanno contestato la sentenza facendo ricorso al Consiglio di Stato, che ha confermato la sentenza di primo grado sulla base di una violazione dell’art.3 della Costituzione riguardante il principio di uguaglianza.

Quindi cosa succede ora? In realtà, la sentenza genera grande confusione e una situazione incerta, anche se il Consiglio di Stato nella stessa afferma che è “sufficiente modificare l’art.4 del suddetto decreto e procedere di conseguenza con opera di coordinamento testuale”. Tale articolo prevedeva il computo delle indennità e suddivideva in fasce l’indennità percepita in base al tipo di disabilità (media, grave, persona non autosufficiente). Ma aldilà di questo, la sentenza non avrà alcun effetto nei confronti di quei cittadini il cui Indicatore della Situazione Reddituale è pari a zero, quelli il cui computo prevede compensazione tra indennità e reddito. Non traggono benefici neppure coloro i quali detraevano le spese per personale o badanti (creando disparità in base alle diverse leggi regionali vigenti) o le spese mediche sostenute, così come le persone a cui risulta un reddito oltre la soglia, e non meritevole di alcuna indennità. Tale sentenza avrà invece grande importanza per chi soffre di disabilità molto grave e beneficia di un assegno di invalidità sostanzioso.

Come si modifica il decreto? Per far ciò, è necessaria una modificazione normativa che riprenda il proprio corso sin dall’inizio. In realtà la situazione potrebbe ulteriormente complicarsi se il governo decidesse di introdurre elementi differenti da quelli previsti e non semplicemente modificare il testo colpito dalla sentenza, come appare altamente probabile. Il Consiglio di Stato ha dato degli evidenti indirizzi che il governo dovrà recepire.  A quel punto, l’esecutivo avrà la possibilità di comportarsi da mero esecutore, raccogliendo le indicazioni della sentenza, oppure accogliere le indicazione ma apportando a sua volta dei cambiamenti. E’ chiaro che in questo secondo caso, l’iter subirebbe un allungamento dei tempi. Dopo aver passato il vaglio dei diversi organi amministrativi che devono emettere un parere favorevole al provvedimento, il testo deve essere approvato in Consiglio dei Ministri ed entrerà in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Tuttavia, le amministrazioni pubbliche interessate non si sono ancora attivate per migliorare la situazione. L’organo maggiormente interessato, l’INPS, non ha modificato i propri software con cui vengono elaborati i dati che compongono l’Isee stesso, persistendo nel proprio stato di assenza di intervento e di illegalità. Le persone che hanno dunque subito una lesione a causa di un ingiusto calcolo della propria situazione patrimoniale potranno chiedere il ricalcolo sia per l’anno passato che per quello in corso e richiedere le conseguenze economiche spettanti. Oltretutto, con il vecchio sistema era possibile che qualcuno superasse i limiti di redditi previsti per determinati servizi, mentre con il nuovo modello non è più cosi; in tal caso si può chiedere di essere ammessi a questi servizi a cui si aveva in realtà diritto. Chi non ha ancora presentato la dichiarazione relativa all’anno in corso potrà pretendere l’attuazione immediata della sentenza con una lettera di messa in mora nei confronti dello Stato.

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Nato a Sant'Agata di Militello (ME) il 26/02/1994. Diplomato al liceo scientifico, attualmente studio giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli. Appassionato di musica, serie televisive e sport, spero in un mondo dove a prevalere sia l'eguaglianza
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