L’incubo piemontese delle firme false: tocca a Chiamparino?

25/07/2014 di Edoardo O. Canavese

Il leghista Borghezio ha denunciato il ricorso a firme false per la presentazione della lista del neo governatore e del Pd, Sergio Chiamparino. Migliaia di autografi, in alcuni casi illeggibili, in altri raccolti in tempi record, tali da sollevare dubbi sull’autenticità, che se pregiudicata potrebbe riaprire clamorosamente la crisi politica dopo due mesi dalla vittoria di Chiamparino. Ecco come il Piemonte rischia di rivivere l’incubo delle firme false, dopo il ribaltone che dimise l’ex presidente Cota.

L’accusa leghista – La lista “Chiamparino Presidente” e quella del Partito Democratico, a Cuneo e Torino, si sarebbero presentate solo previo numerosissime firme false. E’ questa l’accusa della Lega Nord, che nella persona dell’europarlamentare Mario Borghezio ha depositato una denuncia presso il procuratore di Torino Armando Spataro, sollevando l’ipotesi di reato per falso ideologico, falso in atto pubblico per la raccolta di firme nell’ambito della presentazione delle liste per le elezione regionali e abuso d’ufficio. Già il 10 luglio l’ex consigliera provinciale Patrizia Borgarello aveva presentato al Tar un ricorso per l’annullamento dell’elezione degli eletti nella lista “Chiamparino Presidente”  e in quelle provinciali del Partito Democratico e “Chiamparino per il Piemonte”. Accuse pesanti, che se trovassero conferma nelle indagini degli organi competenti, potrebbero mettere in discussione la vittoria dell’ex sindaco di Torino.

Chiamparino-Cota
Roberto Cota, ex Governatore del Piemonte

329 firme – E’ il numero di quelle raccolte dal consigliere provinciale Pasquale Valente in solo 12 ore di esercizio elettorale. Una cifra che per gli accusatori non può che far sorgere dubbi sulla autenticità degli autografi. “Significherebbe una firma ogni due minuti senza previsione di alcuna interruzione” ha fatto riportare nel ricorso al Tar la Borgarello, aggiungendo come la raccolta delle firme avrebbe riguardato non solo Torino, ma anche Cossano Canavese. Ai sospetti sul consigliere “recordman” si sommano i dubbi riguardanti le firme stesse: si parla di alcune raccolte in Val di Susa ed autenticate a Torino, quando è necessaria l’esibizione dei documenti all’ufficiale nel capoluogo per confermarne la validità. In altre situazioni manca il numero di carta d’identità, e nemmeno del numero di patente, sostitutivo della prima, c’è traccia; in altre ancora sollevano perplessità la grafia , ripetuta o difficilmente riconducibile all’età del sottoscrivente. Soprattutto vi sono anomalie che riguardano il frequente ricorso alla funzione di pubblico ufficiale di consiglieri provinciali o regionali, così in grado di autenticare firme. Il fascicolo sulle firme è già stato consegnato al pm competente, Patrizia Caputo; curiosamente la stessa del caso Cota.

Le firme di Cota – Il caso dell’ex governatore del Piemonte rischia di far scuola, sulla pelle  del suo successore. Il 10 gennaio scorso il Tar aveva annullato le elezioni del 2010, delegittimando il vittorioso Roberto Cota a partire dalla denuncia di Mercedes Bresso, prima del leghista presidentessa della Regione ed uscita sconfitta nelle urne contro di lui. A finire sotto la lente del tribunale amministrativo erano state le firme raccolte da Michele Giovine e dal padre Carlo per la loro lista dei “Pensionati per Cota”, la cui pur contenuta percentuale era risultata decisiva nella vittoria del leghista.  Con loro anche Renzo Rabellino, consigliere provinciale della Lega, il vero e proprio organizzatore di “liste civetta” a sostegno di Cota, condannato nel 2012 a 2 anni e 10 mesi dal navigato pm Caputo. Elementi che oggi fanno pensare al fascicolo “Chiamparino” come cuore di una strategia leghista doppiamente vendicativa: delegittimazione dell’avversario sul piano politico, con la denuncia di quegli stessi vizi che furono fatali al loro governatore e la speranza di un secondo ribaltone, che soddisfi quello mai digerito che Cota subì; delegittimazione sul piano pubblico, sollevando sospetti, taluni fondati, che nel ricorso alle firme false sia facile cascare, a destra come a sinistra.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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