L’incontro “segreto” del Movimento 5 Stelle e il sottile compromesso tra trasparenza e privacy

05/04/2013 di Luca Andrea Palmieri

L’incontro tra i Parlamentari del Movimento 5 Stelle ed i loro leader Beppe Grillo si è tenuto oggi. Vi era molta segretezza sul luogo della riunione: deputati e senatori stessi non avevano idea di dove si sarebbe svolta. Poca fiducia o paura di una soffiata? O forse, in uno stile che Grillo conosce bene, un colpo di teatro, per mantenere la sensazione di spettacolo che ha accompagnato tutta la sua campagna elettorale? Dopotutto il carismatico portavoce del M5S, con la sua nuotata lungo lo stretto di Messina, aveva già dimostrato di conoscere la retorica da evento che, specialmente nel nostro paese, attira sempre l’attenzione, mezzo basilare per arrivare ai consensi.

Fuori Roma – Se, in caso contrario, l’obiettivo era seminare giornalisti e curiosi, allora il piano non è riuscito: il pullman partito da Roma con il gruppo stellato al Parlamento non è riuscito infatti a togliersi di dosso la fronda dell’informazione che, implacabile, ha individuato il luogo dell’evento: località Tragliata, frazione di Fiumicino, alle porte di Roma. Un agriturismo, “Villa Valente”, con relativo ristorante, “La Quiete”. Un nome che sa di ironico per chi, da qualche mese a questa parte, la parola quiete non sa più cosa significhi.

Vito Crimi in AulaVito Crimi – A parlare con i giornalisti, secondo la consuetudine del Movimento, è stato il capogruppo al Senato Vito Crimi, che per la verità non si è sbottonato molto. Ha dichiarato che si è “chiacchierato” di “vari temi”, come di “cosa succederà dopo l’elezione del Presidente della Repubblica”. Per il resto ha principalmente smentito: in primis, sul fatto che vi sia stata una sorta di “resa dei conti” con i cosiddetti dissidenti, precisando che questi, in realtà “non esistono”. Ha infatti dichiarato che su quelle che erano le idee dei singoli parlamentari si è discusso e si è votato, ben prima dell’incontro. Una risposta coerente con il “non-statuto” dei Parlamentari, dove si specifica che tutte le decisioni vengono prese a maggioranza. Ovviamente non si è riusciti ad arrivare a parlare di ipotetici malumori o mal di pancia.

Crimi ha inoltre specificato che non si è deciso, nei giorni passati, se dare o meno la fiducia a un ipotetico governo Bersani, ma che si è deciso, “con maggioranza schiacciante” di non fare dei nomi per un governo 5 stelle: nomi che andrebbero fatti solo nel momento in cui si ottenesse l’incarico. Insomma, tanti chiarimenti sugli ultimi giorni, pochissime informazioni su quel che possa essere stato deciso nella villa: si vedrà nei prossimi giorni se ne verrà fuori qualcosa.

La dichiarazione di Fico – Durante la giornata, in ogni caso, vi sono state dichiarazioni sparse: Roberto Fico, ex candidato alla presidenza della Camera, ha per esempio dichiarato che a bloccare il paese sono gli altri partiti, in quanto ancora non permettono la formazione delle Commissioni Permanenti. Un punto molto sensibile in questi giorni per il Movimento, che già da tempo dichiara come il Parlamento debba funzionare anche senza un nuovo Governo; un discorso oggi reso più forte dalla parole del Presidente Napolitano. Sarebbe effettivamente interessante sentire gli altri partiti al riguardo: avviare il lavoro Parlamentare avrebbe senso, anche se la speranza di portare avanti riforme prima di tornare al voto pare minima. Va però ricordato che il ruolo delle Commissioni è intrecciato a quello del Governo, dove vi sono rappresentanti e con cui vi è dialettica nell’ottica dell’approvazione dei disegni di legge. Una motivazione che si scontra non poco con gli “affari correnti” di cui un governo dimissionario dovrebbe incaricarsi.

Beppe Grillo – Pare che lo stesso Grillo abbia spiegato ai suoi “ragazzi”, come li definisce lui, che se si facesse un accordo Pd-Pdl, la gente “prenderebbe i bastoni”: resta il dubbio se l’affermazione sia una preoccupazione o una speranza dell’ex-comico. Inoltre avrebbe affermato che vi sarà un presidente della Repubblica “molto diverso” dall’attuale. Per il resto frasi distensive: davanti alle inevitabili differenze di pensiero tra le varie teste, si ricorda (non a torto, con la situazione del Pd) che sono gli altri a dividersi in primis, non loro.Beppe Grillo

Trasparenza vs. Privacy – Una cosa è certa: il Movimento 5 Stelle ha capito che la Democrazia non può essere sempre e soltanto dirette streaming. Lo dimostra la necessità di avere un incontro in privato; lontani dalle telecamere, lontani dalla paura di esprimersi male, di non poter parlare, anche solo per ipotesi, di opzioni diverse da quelle finora messe in campo. Lontani, dunque, da quel senso di campagna elettorale permanente che ha accompagnato anche l’incontro con Pierluigi Bersani alle consultazioni: non a caso i commenti al riguardo furono diversi. A chi parlava di grande conquista per la trasparenza c’era chi contrapponeva la sensazione che si avesse a che fare con una pièce dal copione già scritto, alla faccia del principio per cui la democrazia è compromesso. Tutto ciò nonostante le pressioni mediatiche normali, ma anche eccessive e di cattivo gusto: si pensi a notissimi siti di informazione che hanno pubblicato foto e immagini da Google Maps della villa dove si è tenuto l’incontro: saranno contenti i proprietari per la pubblicità gratuita; o a Beatrice Borromeo, arrivata ad arrampicarsi sul tetto della villa a scapito di qualsiasi legge sulla violazione di proprietà privata.

Coerenza – Se gli “estremisti” possono discutere sul concetto di trasparenza, di sicuro non si può negare che Grillo fino ad ora abbia mantenuto una coerenza quasi stoica rispetto alla retorica elettorale: caso più unico che raro nel panorama italiano. Ha detto, fin dall’inizio, che non si sarebbe alleato con nessuno, e con nessuno si è alleato. Certo è che forse nemmeno lui si sarebbe aspettato la mano che i partiti gli hanno dato, e che gli ha permesso di arrivare al 25%. Ne è uscita una situazione di stallo per il paese, soprattutto di fronte all’impossibilità di tornare al voto immediatamente senza un nuovo Presidente della Repubblica; situazione scomoda anche per il Movimento, trovatosi ad essere l’ago della bilancia ed a rimanere in bilico tra lo sperare o meno in un accordo Pd-Pdl, comodo a livello elettorale ma probabilmente ancora più problematico per il paese.

Parere di chi scrive è che nel Movimento (e non necessariamente in Grillo) non manchi l’indecisione. In gioco non c’è solo la possibilità di portare avanti alcune riforme davvero necessarie, ma anche di porsi a cane da guardia di una democrazia che, in particolare nel nostro paese, mostra segni di stanchezza. E, al di là di quanto si possa concordare con la validità assoluta o meno di un sistema di democrazia diretta (in cui, confesso, non credo molto), sarebbe un peccato che nei radicalismi andassero persi i valori più generalmente condivisi che il Movimento 5 Stelle porta con sé.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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