L’importanza della variabile P, la crescita demografica

17/06/2014 di Giovanni Caccavello

La crescita demografica è uno dei principali fattori che portano ad una crescita economica sostenuta. Oggi, agli inizi del XXI secolo, il rischio di una stagnazione economica è legata anche alla decrescita demografica in atto

Crescita demografica ed economia

Spesso, in ambito economico, ci si dimentica della “variabile P“, meglio conosciuta agli economisti con il termine “crescita demografica” (in inglese “Population Growth”). Nel corso di questi ultimi decenni, un numeroso gruppo di economisti ha iniziato a calcolare in modo molto dettagliato il suo andamento e alcune considerazioni, pubblicate anche dall’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development), meritano una profonda analisi.

Piketty – Nel secondo capitolo del suo saggio Il Capitale nel XXI secolo, l’economista francesce Piketty, sintetizza in modo molto condivisibile, la variabile della crescita demografica all’interno di un’economia sempre più globalizzata e capitalista. Il punto cardine, che abbiamo deciso di riprendere anche all’interno di questo articolo, è il seguente:

“Con l’avvento della prima rivoluzione industriale, la crescita demografica mondiale è letteralmente esplosa, raggiungendo un tasso di crescita media annuale del +1,4%. All’inizio del XXI secolo, secondo le previsioni delle Nazioni Unite, il tasso di crescita è per la prima volta in costante diminuzione. Nel 2030, si dovrebbe attestare ad un +0,4%, mentre, entro il 2070,  dovrebbe tornare a livelli simili a quelli conosciuti prima della rivoluzione industriale, cioè 0,1%”.

Popolazione in Europa
Popolazione in Europa

Popolazione mondiale +0,7%. Europa -0,1% – Questi dati sono però da leggere in modo molto attento. Secondo altre previsioni delle Nazioni Uniti, infatti, la popolazione mondiale continuerà la sua costante espansione. Nel 2012, la popolazione mondale ha raggiunto i 7 miliardi di abitanti; nel 2025, invece, dovremmo diventare 8 miliardi per poi gradualmente toccare i 10 miliardi di abitanti nel 2083. La crescita demografica varia notevolmente da regione a regione e se nel corso della metà del XX secolo, l’Europa Occidentale ed il Nord America crescevano in modo simile ai paesi Asiatici e ai paesi africani, oggi il fenomeno evidenza fratture ben più evidenti. Secondo, infatti lo “scenario centrale” delle Nazioni Unite, l’Europa è entrata in un trend negativo e per tutto il XXI secolo il tasso di crescita dovrebbe attestarsi intorno ad un -0,1%. Secondo queste previsioni, l’unico continente che continuerà a crescere, in termini demografici, sarà l’Africa, poiché anche l’Asia, una volta portato a termine il processo di convergenza nei confronti delle nazioni più avanzate, tenderà verso la decrescita, facendo registrare, un -0,1% tra il 2050 ed il 2100.

Crescita Demografica e Crescita Economica – L’Europa, nel 1913, all’alba dello scoppio del primo conflitto mondiale, aveva una popolazione pari al 26% della popolazione mondiale ed al tempo stesso il vecchio continente produceva circa il 47% dell’output globale. Oggi, esattamente un secolo dopo, l’Europa conta circa l’8% della popolazione mondiale, producendo il 24% dell’output mondiale. Questa decrescita è avvenuta a discapito, principalmente, dei paesi Asiatici che, se nel 1913, producevano circa il 30% dell’output mondiale, oggi ne producono quasi il 50%. L’America (Nord e Sud) che nel 1913 contava per circa il 23% dell’output mondiale, ha visto ridursi il suo livello di produzione nel corso di questi ultimi decenni dopo il boom vissuto tra gli anni ’20 e gli anni ’60-’70, e oggi produce circa il 30% dell’output mondiale. Questi dati, vanno poi associati alla crescita del prodotto interno pro capite, e anche in questo caso si nota come i paesi europei non sono assolutamente in competizione tra di loro ma il vero “pericolo” – se così si vuole chiamarlo, in modo non corretto – sono i paesi asiatici che tra il 1950 ed il 2012 hanno visto il loro prodotto interno lordo pro capite aumentare vertiginosamente dal 37% al 61%.

Il lungo periodo –  Nel lungo periodo (in questo caso non si parla di lungo periodo monetario ma di lungo periodo demografico e cioè non di 4 anni ma di decenni, se non secoli) la crescita economica è fortemente legata alla crescita demografica e i vincitori sono i paesi che beneficiano di un aumento di popolazione maggiore poiché questo è portatore della ridistribuzione della ricchezza. Il periodo di convergenza economica tra i paesi più sviluppati (Nord America, Europa Occidentale, Giappone, Oceania) e i paesi in via di sviluppo (Cina ed India in primis) è lontano dal potersi considerare concluso. I paesi sviluppati sono già stati avvertiti ed è nei loro interessi promuovere politiche che stimolino la crescita. Il rischio che l’Europa e gli altri paesi avanzati corrono è quello di vedersi erodere molta della loro ricchezza entro la fine del XXI secolo. La variabile P è molto più importante di quanto si creda.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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