L’impatto sulla salute del Cambiamento Climatico: uno scenario possibile

09/07/2014 di Vincenzo Romano

È da poco uscito l’ultimo Rapporto della Commissione Europea sui cambiamenti climatici, lo Human Health Impacts of Climate Change, a firma di Daniele Paci, nell’ambito del Programma PESETA II.

Cambiamenti climatici, Europa

Il Programma PESETA II. Il rapporto cerca di sottolineare la forte relazione intercorrente tra cambiamenti climatici e salute umana, in un lasso di tempo che va dal 2011 al 2100. I dati che emergono mettono in luce uno scenario tutt’altro che roseo: la temperatura media globale è aumentata di 0.74 °C negli ultimi 100 anni. L’aumento previsto per l’Europa tra la fine del XX e l’inizio del XXI sec. varia dai 2.3 °C ai 6 °C, a seconda del contesto considerato. Le Emissioni di gas ad effetto serra (Greenhouse Gas Emission GHG), in particolare quelle che derivano dai combustibili fossili, nonché causa principale del riscaldamento globale, sono aumentati del 70% negli ultimi quarant’anni. Dalle proiezioni climatiche che emergono, inoltre, fortissimi aumenti di eventi naturali estremi.

Le relazioni tra cambiamento climatico e salute umana. È per tale motivo fondamentale riuscire a quantificare le conseguenze di tutti questi fattori sulla salute umana e costruire modelli alternativi di consumo energetico, con forme maggiormente rispettose per l’uomo. L’obiettivo del Rapporto è quindi quello di stimare e modellare in maniera puntuale i dati che vengono raccolti con l’auspicio di potere essere un modello di riferimento nell’elaborazione di programmi governativi che abbiano un approccio maggiormente comprensivo degli aspetti riguardanti la salute umana. L’impatto che il cambiamento climatico sulla salute si può manifestare direttamente (malattie e morti legate ad eventi metereologici estremi) ovvero indirettamente (consumo di cibo ed acqua contaminati; malattie legate alla nascita; carenza d’acqua potabile e cibo).

Cambiamenti ClimaticiGli studi precedenti. Lo studio riprende una serie di analisi precedenti elaborate dalla Commissione che sono: il Progetto PESETA (Projection of Economic impacts of climate change in Sectors of the European Union based on boTtom-up Analysis) che ha stabilito una stima multi-settoriale degli impatti del cambiamento climatico in Europa nel periodo 2011-2100; il risultato raggiunto dal modello mostra come i cambiamenti climatici faranno aumentare le temperature, e di conseguenza incrementare le malattie legate al riscaldamento. Vi è poi il Climate Cost Project, concepito all’interno del FP7 (Framework Project 7) della Commissione, che ha stimato gli effetti dei cambiamenti climatici articolandosi in tre punti legati alla salute: a) riduzione della produttività sul lavoro; b) maggiore mortalità legata al riscaldamento; c) Salmonellosi. Lo studio ha anche incluso una stima dettagliata dei costi necessari per le misure di adattamento, nel periodo 2011-2100. Infine, il Progetto PHEWE ha come obiettivo di stimare gli effetti sulla salute degli eventi metereologici estremi, durante le stagioni estive ed invernali, in 16 città europee. Lo studio approfondisce i legami tra temperature, mortalità giornaliera e ricoveri in ospedale. Ne è risultato un forte legame tra mortalità e temperature, alte e basse, registrate nelle città prese in considerazione.

Verso un modello integrato per gli impatti sulla salute dei cambiamenti climatici. L’approccio del modello sviluppato per il progetto PESETA II è quello di mettere assieme gli impatti più rilevanti sulla salute umana in un nuovo modello integrato. Le principali caratteristiche di tale modello sono: a) analizzare i dati climatici con quelli demografici, socio-economici e quelli sull’incidenza delle malattie; b) i relativi rischi dell’esposizione; c) proiezioni di scenari di emissione alternativi e modelli climatici differenti; d) calcolo della mortalità legata ai cambiamenti climatici e alla percentuale dei malati; e) monetizzazione degli impatti sulla salute; f) analisi sulle principali risorse di incertezza. Gli impatti considerati dal modello sono: mortalità e percentuale di malati da riscaldamento (malattie cardiovascolari e respiratorie); ondate di caldo che si ripercuotono sullo stress da riscaldamento (mortalità e percentuale di malati); malattie da cibi e acqua (Salmonellosi).

Gli impatti sulla salute. Alla luce di quanto detto, il modello ha stimato che le morti da cambiamento climatico aumenteranno significativamente nei prossimi 90 anni. A livello europeo, in media, le morti aumenteranno dalle 41.556 nel periodo 2010-2040 a più di 140.000 nel periodo restante. I ricoveri ospedalieri subiranno un altrettanto evidente aumento: è stato stimato che nel periodo 2071-2100 in Europa più di 170.000 ricoveri ospedalieri saranno causati da aumenti di temperatura. Questo produrrà un aumento di malattie respiratorie in particolare nelle fasce più anziane. I casi di Salmonellosi aumenteranno dai 28.438 tra il 2010-2040, ai 32.501 tra il 2041-2070, ai 35.989 tra il 2071-2100.

Impatti economici. I costi economici sono calcolati sulla base dei ricoveri ospedalieri addizionali e dei casi addizionali di salmonellosi. I costi per l’intera Europa per il mantenimento di un sistema sanitario pronto ad assorbire l’incremento di domanda dovuta ad una maggiore incidenza di malattie da riscaldamento climatico è stimato tra i 932 milioni di euro ed i 766 milioni di euro tra il 2071-2100. In termini di perdita di produttività del lavoro le proiezioni del modello affermano che vi sarà una perdita, negli ultimi trent’anni del secolo, stimata tra le 7 e i 5 migliaia di giorni lavorativi per anno. In definitiva, i costi per la mortalità addizionale dovuta al cambiamento climatico, per l’intera Europa, sarà intorno ai 12 miliardi di euro per anno alla fine del secolo.

Una conclusione. Nonostante il quadro poco rassicurante che questo Rapporto ci lascia, vi è un elemento di speranza. Viene, infatti, creato un modello che permetterà ai futuri decision makers di avere uno strumento accurato nella valutazione degli impatti che possono avere determinati progetti. Un modello senz’altro perfettibile, ma che rende la sua considerazione necessaria per le future proposte legate ai cambiamenti climatici.

 

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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