L’immunità dei nuovi Senatori: una questione spinosa

24/06/2014 di Giacomo Bandini

Come al solito intorno a tematiche riguardanti la “casta” politica aleggia un’aura di disinformazione e manipolazione della realtà che contribuisce a creare sempre maggior confusione. In questi giorni infatti si sta discutendo intensamente riguardo la difficile riforma del Senato e, invece di concentrarsi sugli aspetti strutturali dell’agognato superamento del bicameralismo perfetto, stampa e media hanno posto l’accento su di un’altra questione emersa: l’eventuale immunità per i nuovi senatori. Non sono mancate, ovviamente, polemiche e atteggiamenti di giustizialismo puro. In seguito una breve ricostruzione del dibattito in merito.

L’antefatto – Venerdì scorso, i due relatori del testo in commissione Affari Costituzionali, Anna Finocchiaro (Pd) maggioranza e Roberto Calderoli (Lega Nord), hanno presentato congiuntamente una serie di emendamenti recanti alcune modifiche significative rispetto al testo originale redatto dal governo. L’odg presentava la discussione degli emendamenti in Commissione. Rispetto al testo del governo è possibile notare immediatamente la cancellazione dell’articolo 6 del testo base. Tale articolo prevedeva la privazione dell’immunità parlamentare per i nuovi senatori e, dunque, lasciandola in vigore solamente a vantaggio dei deputati della Camera. Il pacchetto emendamenti Finocchiaro e Calderoli sembrava così indirizzato nel mantenimento dello status quo anche al nuovo Senato.

Senato-Finocchiaro
Anna Finocchiaro, senatrice del Partito Democratico

Qual è lo status quo? – Una breve digressione su che cosa prevede l’immunità parlamentare è dovuta ai lettori. Essa è prevista dall’art. 68 della Costituzione ed è estesa sia ai membri della Camera sia a quelli del Senato. L’interpretazione della norma è andata evolvendosi nel corso del tempo fino alla legge costituzionale n.3 del 20 ottobre 1993. Oggi prevede libertà d’espressione e di voto per il parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni e l’inviolabilità ossia, come recita il comma 2 dell’art. 68 Cost: “Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale”. In seguito alla suddetta modifica l’articolo 68 non prevedeva più l’obbligo di richiesta alle Camere per poter attivare un processo penale nei confronti di un parlamentare. La regola generale stabilita per le Camere, perché la prerogativa non diventi vero e proprio privilegio, chiedeva che l’autorizzazione all’arresto venisse negata solamente in via eccezionale, quando si riscontri il cosiddetto fumus persecutionis, ossia una distinta volontà persecutoria, da parte dell’autorità giudiziaria.

Scaricabarile – Le polemiche montate sul mantenimento o meno della cosiddetta immunità per i senatori provengono principalmente da alcune aree del Pd e dal Movimento 5 Stelle che però, nel frattempo, ne prevedeva la presenza nelle sue proposte relative al Senato. È iniziato così l’ennesimo batti e ribatti fra deputati Pd, in particolare la Finocchiaro, e il Governo. Con la prima ad accusare ministro Boschi e Matteo Renzi di sapere già tutto, mentre gli esponenti del secondo reputano la questione non rilevante rispetto alla carica innovativa generale della riforma. Favorevoli al mantenimento Lega Nord e Forza Italia.

Immunità, fra dubbi e cambiamento – Indubbiamente la questione centrale sulla protezione giudiziaria, da sempre presente, è più che mai attuale. Soprattutto in seguito all’ennesima pessima prova della politica nella gestione degli appalti. Vi sono, poi, episodi precedenti legati a immunità e intercettazioni che hanno fatto parecchio discutere opinione pubblica ed esperti costituzionalisti, nonché la politica stessa. Ora si presenta l’ennesimo bivio sulla strada del cambiamento. Sbagliano infatti Renzi e Boschi a considerare secondaria la questione o, forse, si tratta di una strategia per non incagliarsi nuovamente su di una riforma complicata quanto necessaria. Sicuramente va presa in considerazione la tesi di Calderoli che sostiene la necessità del mantenimento al fine di equiparare deputati e senatori nell’ottica di un Parlamento unico composto sempre da due Assemblee. Al contrario, però, va sottolineato come la nuova struttura del Senato, se confermata, prevedrebbe la nomina di membri già eletti nelle assemblee degli enti locali, dove l’immunità non esiste. Inoltre Camera e Senato non sarebbero più giuridicamente equiparabili proprio in merito al superamento del bicameralismo perfetto e al maggiore peso conferito alla prima. Insomma un affare ben più spinoso di quello che potrebbe sembrare si presenta ora al giudizio della Commissione e con le spinte giustizialiste dell’opinione pubblica non sarà semplice decidere in merito.

The following two tabs change content below.

Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus