L’idropotere di Israele

14/07/2013 di Lorenzo Vermigli

Dietro lo scontro aperto tra israeliani e palestinesi si celano motivi idrostrategici

Israele, Palestina, acqua

La situazione – Il Medio Oriente è una zona in cui l’acqua non abbonda di certo. Ad oggi, Israele esercita una forma egemonica di controllo idraulico sul territorio. Se la risorsa principale è il fiume Giordano, Tel Aviv è riuscita a garantirsi (attraverso vari metodi) la supremazia della produzione e del consumo, rispetto ai vicini palestinesi. Il rapporto di consumo d’acqua tra israeliani e palestinesi è di circa 9:1. Ma come si è arrivati a una tale sproporzione?

Le cause dell’asimmetria –  Hard power e soft power sono sicuramente alla base della nostra analisi. Attraverso una superiorità militare schiacciante, Israele è riuscita ad imporsi sui palestinesi per il controllo sia del fiume Giordano che di tutte le risorse acquifere presenti nella West Bank. Per quanto riguarda il soft power, non è stato particolarmente difficile per le autorità israeliane rendere le negoziazioni unilaterali. Ai tavoli decisionali, Israele ha sempre fatto valere le sue ragioni grazie anche alla sua notevole capacità economica. Questo smentisce la teoria per cui è la geografia a determinare le risorse di un paese. Come si nota per il fiume Giordano, benché la posizione di Israele sia mid-stream, il che vuol dire all’altezza media del fiume (quindi né ne controlla la sorgente primaria, né ne subisce l’ultimo corso), Tel Aviv ha in mano le redini del fiume e ne dispone a suo piacimento. Il totale controllo che oggi Israele ha sul Giordano non è nato così, all’improvviso; esso si è delineato sempre con maggior forza a partire dal 1948. Due sono stati i punti di svolta di questo percorso verso la conquista del Giordano: il primo è la guerra dei sei giorni del 1967, in cui Israele ha annientato le forze arabe ed esteso il suo dominio territoriale (aumentando quindi sia il suo hard power che soft power), il secondo è stato l’accordo di Oslo II del 1995. Con questo trattato, Israele ha sancito la sua egemonia anche legalmente. Infatti, sempre con quell’accordo del 1995 è stata istituita la Joint Water Committee (JWC), un organo il cui compito è facilitare la cooperazione tra la Israel Water Commission (IWC) e la Palestinian Water Authority (PWA). Tuttavia, l’IWC detiene molto più potere della PWA al tavolo decisionale e ovviamente questo si riflette nell’asimmetria di risorse e nella disparità di diritti di cui abbiamo già accennato.

Ulteriore disparità – Per sancire ancor più chiaramente la sua superiorità idraulica, Israle ha anche inglobato diversi pozzi e sorgenti all’interno del suo territorio grazie alla costruzione del muro che divide Israele dalla West bank (nel 2002). Così facendo, Tel Aviv si è assicurata un livello sempre maggiore di risorse, anche attraverso la sua superiore capacità tecnologica. La tecnologia qui gioca un ruolo fondamentale: anche se si ammettesse che l’IWC e la PWA abbiano pari diritti su un determinato pozzo o sorgente, l’IWC riuscirà sicuramente ad avvantaggiarsene in maniera maggiore grazie alla sua capacità di pompaggio. Con la giusta tecnologia, l’IWC riuscirà a estrarre il quintuplo delle risorse che estrarrà la PWA.

Scacco matto? – Sembra difficile poter intravedere una soluzione pacifica a questa situazione. Certo è che gli israeliani hanno acqua in abbondanza (e la usano sia per scopi agricoli che industriali) mentre i Palestinesi muoiono letteralmente di sete. Forse un controllo più imparziale della JWC porterebbe a un ridimensionamento dei pompaggi e a una più equa redistribuzione di quelle poche risorse che quella zona del mondo offre.

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Lorenzo Vermigli

Nato a Massa Marittima (GR) il 13/02/1989, ma cresciuto nella ridente Follonica (GR). Ha frequentato il Liceo Linguistico Sperimentazione Brocca di Follonica e ha conseguito la maturità con 100/100. Ha studiato Scienze Politiche alla LUISS di Roma e si è laureato con una tesi sul fondamentalismo islamico (110 e lode). E' attualmente iscritto al secondo anno del corso di Laurea Magistrale in International Relations alla LUISS. Ha studiato all'Institut d'études politiques di Parigi e alla University of Pennsylvania di Philadelphia. Ha frequentato un corso di Security Studies presso l'Institute of Global Studies di Roma. Appassionato di calcio, storia e viaggi.
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