La Libia oggi: la mediazione ONU cosa ha portato?

09/11/2015 di Michele Pentorieri

14 mesi dopo la sua investitura, i risultati diplomatici della missionedi Bernardino León sono tutt’altro che tangibili. Nel frattempo, nel Paese nordafricano continua a regnare il caos.

Dopo poco più di un anno, giunge al termine l’era di Bernardino León come inviato speciale in Libia delle Nazioni Unite. Al suo posto, il tedesco Martin Kobler. Subentrato ad Agosto 2014 al libanese Tarek Mitri, il compito di Leόn è stato cercare di trovare un accordo che mirasse a ristabilire una parvenza di ordine statale nell’intricato ginepraio libico. La linea portata avanti è stata da subito quella di un accordo tra le due principali fazioni in lotta per il controllo del territorio.

Da una parte c’è il Governo di Tobruk (nell’est del Paese) riconosciuto internazionalmente e appoggiato in particolar modo da Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Abdullah al-Thani, che ne rappresenta il capo, può contare sull’appoggio di Khalifa Haftar, ex generale gheddafiano che ha tuttavia combattuto la guerra al fianco dei ribelli e che ha lanciato la sua Operazione Dignità contro le derive estremiste rappresentate dalla fazione rivale. Di fatto, può essere considerato come un braccio militare del Governo di Tobruk. Il territorio sotto il controllo di questa prima fazione – anche se in tale contesto è sempre difficile parlare di un controllo assoluto – è la maggior parte della Cirenaica con la rilevante eccezione di Derna –controllata dallo Stato Islamico– e di Bengasi– nella quale si registra una forte presenza di Ansar al-Sharia. Dall’altra parte del Paese troviamo il Governo insediatosi a Tripoli, nel quale trovano posto i Fratelli Musulmani e il variegato universo di Alba Libica, composto da varie brigate (islamiste e non) e proclamatosi difensore del vero spirito rivoluzionario contro il ritorno delle forze gheddafiane impersonate da Haftar. Dal punto di vista militare, le forze più temibili sono rappresentate dalle brigate di Misurata ed il territorio sotto il controllo di questa seconda fazione è la Tripolitania.

L’eccezione più rilevante, in questo caso, è Sirte, che rappresenta una delle roccaforti per eccellenza dello Stato Islamico in Libia. Il Governo di Tripoli ha inoltre stipulato una sorta di patto di convenienza con Ansar al-Sharia a Bengasi ed è sostenuto anche dalla minoranza Tuareg nel Fezzan. Sul piano internazionale, ha i suoi sponsor maggiori in Turchia e Qatar. Ovviamente le forze in gioco nel panorama libico non sono tutte incasellabili in questo quadro dualistico. Questa è una delle ragioni per le quali Bernardino Leon ha avuto vita difficile nel portare avanti il suo progetto, ma è anche uno degli elementi fondamentali che stanno fungendo da argine contro il possibile dilagare dello Stato Islamico.

L’ultima proposta dell’inviato delle Nazioni Unite è stata presentata ad inizio dello scorso Ottobre e riguardava la creazione di un Governo di unità nazionale, grosso modo il leit-motiv della politica onusiana in Libia. Ancora una volta però, entrambi i Governi avevano rifiutato il progetto. Lo scorso lunedì lo stesso León ha quindi apportato alcune modifiche al suo disegno, portando da sei a nove i membri del Consiglio di Presidenza che dovrebbe conferire un minimo di stabilità al Paese. Non è ancora chiaro, tuttavia, la tempistica e le modalità con le quali si riuniranno i due Parlamenti per discutere del nuovo progetto. Quel che è certo è che finora non solo non si è arrivati ad un accordo tra le due parti, ma addirittura nessuna delle due è d’accordo con le linee guida dell’ONU.

Bernardino Leόn andrà a dirigere un centro per gli studi diplomatici negli Emirati Arabi Uniti. Proprio questa fattispecie sta in questi giorni sollevando più di qualche critica, vista la pubblicazione da parte del Guardian di una cospicua corrispondenza tra l’inviato speciale dell’ONU ed il Paese mediorientale. L’aspetto più importante di tale scambio di mail non è tanto la negoziazione – avvenuta in Estate – dei termini del futuro contratto di lavoro (che pure sarebbe proibita secondo i canoni ONU) ma la posizione espressa da Leόn nei confronti dello scenario libico. Quello che traspare, infatti, è una volontà precisa di Leon di delegittimare completamente il Governo di Tripoli piuttosto che cercare un accordo politico mirante a coinvolgere tutte le parti in gioco. Tralasciando il fatto che risulta sicuramente discutibile parlare di tali argomenti in forma privata con un attore fortemente coinvolto nella questione, quello che sconcerta di più è a questo punto la mancanza di una visione comune alle Nazioni Unite ed al suo inviato. Come diretta conseguenza di tutto ciò, è molto probabile che l’immagine dell’ONU agli occhi del Governo di Tripoli venga danneggiata ulteriormente. E’ facilmente immaginabile l’inasprimento della – peraltro già esistente – retorica che vuole León e, per estensione, le Nazioni Unite troppo sbilanciate a favore del Governo di Tobruk.

Insomma, il quadro non è cambiato molto da quando a León è stato assegnato l’incarico. Una considerevole attenuante è ovviamente la complessità dello scenario libico che, lo ripetiamo, è stato solo convenzionalmente – e per ragioni di spazio – ridotto a due fazioni. E’ bene ricordare, tuttavia, che tale frammentarietà ha anche i suoi lati positivi. In Libia, ad esempio, le divisioni settarie non sono così marcate ed estremizzate come in Iraq e Siria, e men che meno inquadrabili in blocchi compatti. In questo scenario, lo Stato Islamico fa fatica a catalizzare attorno a sé la galassia sunnita contro un nemico comune. Finora sembra essere questo fattore, piuttosto che un fantomatico Governo di unità nazionale, a costituire il vero freno all’ascesa degli uomini di al-Baghdadi.

The following two tabs change content below.

Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
blog comments powered by Disqus