I liberali cambiano passo nello scenario politico europeo

04/01/2016 di Edoardo Berretta

Da membri marginali delle grandi coalizioni a leader contro i populismi. La svolta dei nuovi Liberal nella scena politica del continente

Liberals

Il centro c’è, e si vede. Perché se è vero che il 2015 è stato l’anno della riscossa per l’antipolitica, l’anno del lepenismo da esportazione, delle “sparate” di Donald Trump e delle ruspe nostrane, è comunque vero che la cronaca politica degli ultimi mesi sta portando alla luce nuove prospettive per il 2016 in Europa. È davvero l’inizio del Terremoto politico che auspicava Guy Verhofstadt alla vigilia del voto spagnolo sul palco di Ciudadanos?

I liberals non sono certo il fiume in piena che vorrebbe far credere il leader dell’Alde Group, e questo è innegabile. Sono però riusciti a dare una scossa al gioco politico in tutta Europa, allontanandosi dall’immobilismo che sta distinguendo i socialisti e i conservatori da un’anno a questa parte, e prendendo le parti della buona politica e dell’europeismo convinto.

Il centrosinistra e il centrodestra francese si uniscono per allontanare la minaccia del Front National alle regionali. In Polonia i liberali di .Nowoczesna passano dal 7% delle elezioni politiche scorse al 30% degli ultimi sondaggi, guidando l’opposizione al governo di estrema destra del PiS. In Spagna Albert Rivera – pur ridimensionato rispetto ad alcuni sondaggi della vigilia – guida Ciudadanos ad una storica rimonta sui partiti tradizionali, con Ilusion liberale che lo porta al 14%, marginalizzando il ruolo di Podemos all’interno del parlamento. È dunque il centro liberale il vero detonatore dei populismi? Certamente è quanto più vi si avvicina.

Così suggerisce il The Economist nel suo ultimo numero. La ricetta è semplice: movimenti nuovi guidati da leaders giovani e intraprendenti; outsider della politica. Neoclassici in Economia ma non indifferenti alle politiche sociali. In fine, convinti europeisti e unici veri difensori dell’Unione. Tanto che lo stesso Guy Verhofstadt ha annunciato per il 2016 la presentazione di un progetto di riforma delle istituzioni europee che spinge verso il federalismo e gli stati uniti d’europa.

E in Italia? Lega Nord e Movimento 5 stelle fanno il bello e il cattivo tempo. Chi un tempo si professava il portatore della rivoluzione liberale ora è risucchiato dall’orbita di Salvini e del polo liberale non c’è l’ombra. O quasi. Perché in Italia si sà, ci piace partire sempre un po’ dopo il via. Ad oggi l’unico partito italiano iscritto alla famiglia dei liberali e democratici europei risulta essere L’Italia dei Valori di Di Pietro; oramai uscito dalle scene da qualche anno e, col senno del poi, neanche così a suo agio tra i liberals.

Gli occhi si spostano quindi su Enrico Zanetti, (Sottosegretario all’Economia e leader di Scelta Civica) che ha appoggiato il gruppo dei liberali alle elezioni europee e che oggi cerca di rinnovare l’immagine del partito presentandosi alle amministrative non più come Scelta Civica ma come Cittadini per L’Italia.  Il riferimento alla scena Spagnola è chiaro, se i risultati saranno all’altezza ce lo dirà il tempo. Senza dimenticare, infine, Corrado Passera, il cui partito, Italia Unica, nato all’indomani delle elezioni europee ed entrato in Parlamento a fine novembre, continua un lento (e difficile) percorso di crescita.

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