L’Europa è (responsabilità) di tutti

24/05/2014 di Francesca R. Cicetti

Elezioni Europee

Mai quanto oggi delle elezioni sono state così all’insegna del pessimismo. I sondaggi dicono che la percentuale degli euroscettici, all’alba del 25 maggio, supera di ben otto punti quella dei fiduciosi. Persino in Italia, paese che in passato si è sempre distinto per la sua speranza nell’Unione Europea. Le ragioni sono numerose e abbastanza intuibili. La crisi del 2008, tanto per cominciare, che l’UE non è stata in grado di arginare, se non timidamente. E poi la sopravvivenza dell’euro, messa continuamente in discussione da politici e da economisti, con previsioni che, per ora, si sono rivelate (fortunatamente) sbagliate. Ma soprattutto una brutta abitudine, comune a tutti i governi nazionali europei, di puntare il dito contro l’Europa per mettersi al riparo dalle critiche dei loro elettori.

ppe-parlamentoLe questioni nazionali sono ovunque. In Italia, il voto di domenica sembra dover essere la legittimazione o meno del governo Renzi, allo stesso modo in cui potrebbe segnare l’ascesa o il declino del Movimento Cinque Stelle. In Francia, la destra radicale aspetta di accalappiare i voti del partito socialista, e spera in uno scioglimento delle camere. L’Europa sembra essere utilizzata come uno strumento di propaganda, più che come una risorsa comune. In tempo di elezioni, per rafforzare o indebolire i governi. Il resto dell’anno, come bersaglio per il malcontento. Niente di cui meravigliarsi, allora, se il vincitore resta l’astensionismo.

Ma non è sempre colpa dell’Unione Europea. In primis, perché le decisioni in seno al consiglio sono frutto dell’accordo di tutti e ventotto i paesi membri. L’Europa non è un’entità superiore, che si impone pedissequamente, senza che nessuno possa impedirglielo. E i governi nazionali non sono estranei da ogni trattativa, quindi è inutile che alzino le mani e puntino il dito. Sono i nostri governi a decidere cos’è l’Europa, come agisce, dove vuole andare. E quindi, di riflesso, siamo noi. È responsabilità anche nostra, se vogliamo che l’Europa ci appartenga.

Il disinteresse per lo scrutinio europeo è palese, e anche piuttosto preoccupante. La campagna elettorale è stata incerta, confusa, poco convincente. Più che andare a fondo nelle tematiche europee, si sono tirati fuori un paio di assi nella manica, che possono convincere tutti. La sicurezza, la ripresa economica. La prima, messa in crisi dalla questione ucraina. La seconda, neanche a dirlo, dal fallimento delle politiche di austerity. Ora ci si prepara allo sprint finale, alla corsa per gli ultimi voti, per conquistare quelli dei fiduciosi che ancora non hanno perso la speranza nel progetto dell’Unione Europea.

Qualsiasi scelta si compia, l’importante è scegliere. Contro o a favore, non fa differenza. Ma l’astensione, la politica del ‘lavarsene le mani’, nuoce gravemente alla democrazia, come all’Europa fa male il gioco dello scaricare le colpe. È difficile, in un’ottica che non è federalista, pensare al bene comunitario come al bene nazionale. Ed è difficile non anteporre i desideri e le richieste del nostro paese a quelli della politica europea. Siamo figli di un gioco al ribasso, con molti sogni ma poca voglia di osare. L’Europa è nostra. Ma anche nostra responsabilità.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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