L’Euro ai minimi, tra vantaggi e rischi

06/01/2015 di Alessandro Mauri

La svalutazione dell'Euro porta con sé molti vantaggi, ma anche altrettanti rischi. Vediamo perchè è uno strumento da utilizzare con molta cautela

BCE

Per l’Euro l’anno nuovo è iniziato con ulteriori ribassi, dato che sul mercato valutario continua la svalutazione nei confronti delle altre monete, specialmente del dollaro. Vari sono i fattori che spingono la moneta unica verso il basso, ma chi ci guadagna?

Il fattore Bce – Ormai, come abbiamo già più volte sottolineato, i mercati sono certi che la Bce annuncerà molto presto un piano di acquisto di titoli di Stato, e stanno anticipando questa eventualità, portando l’Euro ai minimi sia sul dollaro (il cambio è infatti attorno a 1,20, quotazione più bassa da nove anni a questa parte) sia sullo yen (143 yen circa). Del resto lo stesso presidente della Bce, Mario Draghi, nell’intervista di venerdì al quotidiano tedesco Hadelsblatt, ha sostenuto che è sempre più difficile garantire la stabilità dei prezzi, e che le aspettative di medio termine di inflazione sono in calo. Certo, l’inflazione è spinta verso il basso anche dal continuo calo del prezzo delle materie prime (quindi non è determinata solamente dal calo dei consumi), e l’opposizione della Germania è tutt’altro che vinta, ma ormai per i mercati non ci sono più dubbi: il Quantitative easing si farà.

Il nodo Grecia – Un altro fattore molto importante che spinge verso il basso le quotazioni dell’euro è quello rappresentato dall’incognita Grecia. Dichiarazioni e smentite si rincorrono in questi giorni molto frenetici e determinanti per il futuro di Atene, ma una cosa sembra ormai certa: l’eventuale uscita della Grecia dall’Euro non rappresenta più un tabù, e sembra che tutti ne siano consapevoli. Del resto non è certo un mistero il fatto che, tra le motivazioni che spinsero qualche anno fa la Troika a intervenire per evitare l’abbandono della moneta unica e il default, la principale era quella di evitare che altre economie fragili venissero contagiate, determinando il disfacimento dell’Euro. La gravità della situazione greca, inoltre, lasciava ben intendere che quegli aiuti molto difficilmente sarebbero stati risolutivi, e pertanto l’idea non troppo celata era quella di comprare tempo per permettere ai paesi mediterranei (Italia e Spagna in primis) di mettersi in sicurezza. Una volta limitato il rischio contagio (obiettivo che, con le dovute cautele, sembra essere stato raggiunto), Atene poteva anche essere lasciata al suo destino, specie se i costi e i rischi del salvataggio fossero diventati eccessivamente superiori ai vantaggi.

Chi ci guadagna? – La svalutazione dell’Euro è un fatto auspicato da molti perché favorirebbe le esportazioni, diventando un importante volano per il rilancio dell’economia, specie per un Paese esportatore (o presunto tale) come l’Italia; in realtà le cose, come sempre, sono un po’ più complesse. Innanzitutto, come dimostrato in numerosi studi, la condizione di Marshall-Lerner per cui, dato un certo livello di produzione, una svalutazione provoca un aumento delle esportazioni, vale solo nel medio-lungo periodo, mentre nel breve non solo causa un peggioramento della bilancia commerciale, ma rende anche i beni esteri più costosi, riducendo il potere di acquisto (e il tenore di vita) delle famiglie e delle imprese. Questa seconda affermazione è ancora più pregnante in un Paese come l’Italia, che è costretto ad importare qualunque materia prima dall’estero: in altre parole l’Italia più che un Paese esportatore è un trasformatore di materie prime. Solo la fortunata coincidenza del crollo delle quotazioni del petrolio e di altre materie prime (ben più significativo della graduale svalutazione dell’Euro) ha permesso di non evidenziare questo problema, ma resta il fatto che il tanto atteso miglioramento delle esportazioni avverrà solo molto lentamente, e contribuirà molto limitatamente alla ripresa economica. Il motivo è presto detto: se da un lato i beni importati costano immediatamente di più, dall’altro la domanda estera di beni nazionali si adegua alle nuove condizioni vantaggiose del tasso di cambio in maniera molto più lenta (perché dovrà attendere la stipula di nuovi contratti, la stabilizzazione del tasso di cambio, etc.).

La cd. J-curve: le esportazioni nette (NX) peggiorano notevolmente al momento della svalutazione (da A a B). Solo nel medio periodo il saldo diventa positivo (punto C).

In attesa degli altri – Resta inoltre insoluta un’altra questione: l’Euro continuerà la sua corsa al ribasso o ha già raggiunto il limite? A questo proposito va ricordato che se, da un lato, un eventuale intervento della Bce sui mercati spingerebbe la valuta ancora verso il basso, dall’altro molto dipenderà anche dalle mosse delle altre banche centrali, con particolare riferimento alla Fed americana e alla Banca d’Inghilterra. Sembra che entrambe, anche se hanno riportato i rispettivi Paesi su un percorso di crescita, stiano pensando a un rialzo dei tassi ufficiali molto più graduale del previsto, vista la difficoltà anche in Usa e Gran Bretagna a garantire il livello di inflazione obiettivo. In questo caso il contributo al mercato valutario sarebbe molto limitato, per cui è lecito aspettarsi che l’Euro possa continuare la sua discesa verso la parità con il dollaro in maniera molto lenta e graduale.

Certamente il mercato valutario è uno strumento molto importante su cui intervenire per porre delle condizioni ottimali per la crescita dell’area Euro. Tuttavia occorre anche tenere presente i rischi di cui abbiamo parlato, perché se il prezzo delle materie prime dovesse tornare a crescere, l’effetto combinato con la svalutazione potrebbe determinare per le nostre imprese, già fortemente in difficoltà, un aumento dei costi assolutamente insostenibile.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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