Lettera aperta di un musulmano francese

14/01/2015 di Redazione

Riceviamo, traduciamo e pubblichiamo una lettera aperta di un ragazzo saudita - medico in Francia - che estende la discussione sul terrorismo e sui i fatti accaduti a Parigi, aprendo a riflessioni su alcune questioni poco approfondite

Parigi, lettera aperta

Negli scorsi giorni, un nostro collaboratore, che ha vissuto a Parigi per motivi di studio, ha ricevuto questa mail da un suo amico saudita a cui aveva parlato di Europinione. Questi, dopo aver studiato negli Stati Uniti, lavora in Francia come medico da alcuni anni. Pensando che possa essere un ottimo spunto per ulteriori riflessioni su quanto accaduto nell’ultima settimana, e credendo che affronti una dimensione del problema ancora non adeguatamente approfondita, siamo lieti di dare spazio alla sua riflessione ed al suo punto di vista, precisando che rispettiamo la sua richiesta di rimanere anonimo. Europinione, come abbiamo sempre scritto, vuole dare spazio al punto di vista di tutti, sempre nei limiti della civiltà e del buon senso.

Normalmente non amo scrivere, ma oggi (ndr. venerdì), ho osservato un momento di silenzio per rispetto alle 12 vittime dell’attentato di Parigi, in compagnia di un centinaio di persone, nei giardini di un ospedale parigino e, successivamente, ho iniziato a pensare.

Ho pensato, per un attimo, di ipotizzare che quei due criminali e terroristi avessero fondato un nuovo stato in Medio Oriente e, ipoteticamente,, che Francois Hollande o qualsivoglia Presidente, avesse deciso di aprire un’ambasciata in quella nazione, supponiamo anche che avesse instaurato rapporti commerciali e diplomatici. Voteremmo, nuovamente, Mr. Hollande, o qualsiasi altro Presidente agisse in questo modo? Bene, lo abbiamo fatto per 50 anni.

Nella maggioranza dei paesi del Medio Oriente, la libertà di parola non esiste, ma, almeno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli stati occidentali hanno supportato dei regimi oppressivi, pur essendo, contemporaneamente, ben consci della situazione dei diritti umani in questi luoghi. Decenni di soffocamento dei diritti, in un’area del Mondo che già, di per sè, non brillava in materia, hanno spesso rappresentato una base fertile per gli estremismi di qualunque tipo. Questa è, purtroppo, parte di una sgradevole realtà che il mondo occidentale deve affrontare.

I cittadini francesi non sono ugualmente toccati dalle 268 mila persone morte in Sira negli ultimi tre anni, e nemmeneno da quelli che muoiono, quotidianamente, in Iraq, Afghanista, in Africa o in altre parti del mondo. Il che è assolutamente normale, legittimo e comprenibile. Un terremoto dall’altra parte del globo coinvolgerà sicuramente meno che uno nel proprio paese. Ma questo non toglie che i dittatori in Iraq e Siria – per citarne alcuni – hanno deliberatamente, nei decenni passati, attaccato con il proprio esercito i loro cittadini. Gli esempi possono essere quelli nella regione di Hama, in Siria, negli anni ’80, piuttosto che il genocidio curdo di Al-Anfal, in Iraq. L’occidente, in quel periodo, ha sempre mantenuto le proprie buone relazioni con questi dittatori, pur conoscendo la loro politica oppressiva e, naturalmente, la totale mancanza di libertà di parola e opinione.

La carcerazione di giornalisti è una normalità panarabica che non ha mai sorpreso nessuno sino ad oggi. Esempi recenti sono quelli di Mohamed Ibd Altheeb, arrestato nel 2011 e imprigionato a vita per un suo poema in cui criticava il governo del suo sovrano, quello del Qatar, lo stesso che possiede metà dei palazzi degli Champs Elysées e che ha la sua ambasciata di fronte all’Arco di Trionfo, a Parigi. Oppure, ancora, giornalisti di Al Jaazera, imprigionati in Egitto per aver coperto mediaticamente la rivoluzione per più di un anno.

Questi paesi e i loro leader hanno ottenuto e hanno tutt’oggi grandi benefici dai loro stretti legami con la scena diplomatica occidentale. I politici e i diplomatici occidentali sono stati scelti, direttamente o indirettamente, dalle persone, e sono produzione di un sistema democratico, di quelle stesse persone, cioè, con cui oggi condividevo il dolore sotto la pioggia. Quelli dei paesi a cui mi riferisco, invece, no. I cittadini occidentali devono capire, presto o tardi, che i buoni rapporti con le nazioni petrolifere del Medio Oriente hanno dei costi maggiori di quello che traspare dai semplici contratti commerciali. Proteggere, anche indirettamente, le Monarchie e i dittatori arabi, che hanno oppresso e opprimono la propria popolazione, ha creato nel corso degli anni un terreno fertile all’estremismo di ogni tipo, e continuerà a nutrirlo, come in un circolo vizioso di cui tutti, oggi, paghiamo il prezzo.

La concezione di tolleranza e libertà di parola sono estranee a questi estremismi. La loro spina dorsale, la loro legittimazione agli occhi di una parte, in errore, di quei popoli, deriva anche da questi regimi, che oramai fanno del fenomeno  terrorismo buon viso a cattivo gioco. Perché, da un lato, temono questi estremismi – intenzionati a sopraffarli e a prendere i loro troni – ma, dall’altra, hanno bisogno che esistano, per poterli usare e sguinzagliare la minaccia del terrorismo ogniqualvolta, qualcuno, provasse a ricordargli la parola democrazia.

Il Ministro degli esteri è andato in televisione, oggi, affermando come sia tempo di riflettere. È vero, ma riflettete, Sig. Ministro, anche sulla vostra politica estera. Questo gruppo di criminali sarebbe esistito, la loro ideologia sarebbe stata supportata in modo così evidente e, cosa ancora più importante, sarei io, oggi, rimasto in piedi, sotto la pioggia, a ricordare le vittime di questa strage, se le politiche occidentali fossero state differenti negli ultimi decenni? La prossima volta che voterò, penserò accuratamente. Penserò chi siano alcuni degli stati che considerate amici, e considererò, con attenzione, se condivido i loro valori e la loro etica. Perché ora so quanto le politiche estere mi tocchino, anche qui, nel centro di Parigi.

 

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