Lettera a Mario Monti

21/02/2013 di Andrea Viscardi

Caro Mario Monti,

La sua affermazione sul gradimento o meno della Merkel rispetto ad un futuro Premier italiano è quanto di meno intelligente Lei possa sostenere, non è un’uscita da uomo di Stato e neanche da europeista quale Lei vorrebbe passare. L’Europa non è e non dovrà essere la Germania, né la Merkel, almeno se l’intenzione è quella di proseguire verso un’integrazione seria e utile dei 27 (a breve 28) e non verso una sorta di neocolonialismo interno al Continente.

 Come può, un politico, italiano, durante delle elezioni nazionali, esternare la propria preoccupazione per i rivali non concentrandola sui loro programmi, sulle loro capacità, sulle loro intenzioni quanto sul gradimento o meno di un leader straniero nei loro confronti? L’Italia, caro Professore, sino a prova contraria, è uno stato indipendente e sovrano che, nel pieno delle sue capacità, ha demandato alcune competenze all’Unione Europea. Non alla Germania.

La sua paura, quindi, qual è? Perché con un’affermazione del genere Lei ha dato improvvisamente credito a quanti, nella nostra Penisola, hanno affermato nel corso dell’ultimo anno che la sua prima preoccupazione è fare, almeno in parte, gli interessi della Germania, sperando che tale politica porti qualcosa anche all’Italia, cosa che invece non era sembrata tale con la sua posizione sugli Eurobond.

 Inoltre, diciamocelo, visto quanto sta accadendo in Grecia, onestamente sarei contento di essere guidato da un leader non proprio idilliaco per la Cancelliera. Lei, e i suoi colleghi politici, non ne parlate, ma l’Europa è talmente unita e compatta che lo stato culla della nostra civiltà non è più in grado di andare avanti. I boschi intorno alle grandi città vengono ridotti giorno dopo giorno perché unica fonte di riscaldamento che molti cittadini possono permettersi, i senzatetto sono oramai oltre quarantamila, i dati dicono che nel 2013 il 50% delle famiglie non potranno pagare le bollette.

In tutto questo, caro Monti, chi ne ha guadagnato sono state anche le industrie tedesche. La Muller ha acquistato gran parte dei caseifici della nazione e i prodotti, invece di essere destinati ad una popolazione sull’orlo dell’oblio, vengono esportati per essere venduti nel resto dell’Unione. Anche per questo, una decina di giorni fa, è accaduto che i produttori invece di inviare i prodotti al mercato si siano messi a distribuirli gratis nelle piazze.

Tutto questo, caro Professore, è avvenuto in primis per il ritardo che la Sua Germania ha avuto nell’intervenire, perché seguire il principio di solidarietà in Europa era considerato troppo costoso e non utile alla nazione. Un ritardo di mesi, causato soprattutto dalla volontà della Cancelliera. Ora, la Grecia non ha i mezzi per uscire dalla crisi, anche perché, prima di tutto, per la Germania erano da tutelare i bond ellenici acquistati negli anni precedenti. Questo è stato il risultato. E lei, invece di preoccuparsi degli italiani e dei greci, si preoccupa del gradimento della Merkel? Ma quanti, in Europa, invece, gradiscono ancora le scelte politiche della Cancelliera, tese anzitutto a difendere l’economia e l’egemonia tedesca piuttosto che a creare una maggiore integrazione e solidarietà tra le nazioni europee?

Andrea Viscardi

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus