L’eternità in un attimo: Henri Cartier-Bresson in mostra a Parigi

12/05/2014 di Simone Di Dato

Mostra Henri Cartier Bresson

“L’occhio del secolo”, “un pioniere del fotogiornalismo”, o ancora “l’obiettivo ben temperato”: molte descrizioni hanno accompagnato le immagini e la vita di Henri Cartier-Bresson, il fotografo francese dai mille nomi e volti, ma soprattutto dai numerosi occhi. Quegli occhi capaci di essere ovunque e sempre nel momento giusto: in India quando morì Gandhi, in Cina quando trionfò Mao, nella Russia di Kruscev prima di chiunque altro. E sebbene siano trascorsi ormai 10 anni dalla sua scomparsa, quel vortice in grado di conciliare mente, occhi e cuore, sembra più attuale che mai, con quelle immagini eterne che hanno rivoluzionato il modo di guardare il mondo e di pensare la fotografia.

Francia, 1938, Parigi. Montmartre, Visita del cardinale Pacelli.
Francia, 1938, Parigi. Montmartre, Visita del cardinale Pacelli.

La passione di Bresson muove i primi passi nel tempio della pittura. Allievo di Andrè Lhote, frequenta i surrealisti, studiando e assorbendone gli insegnamenti, ma sarà l’acquisto di una Leica duttile e maneggevole a segnare il suo destino. Il suo ingegno allenato dalla pittura, ma sempre coinvolto con la realtà circostante, darà vita ad immagini dalla perfetta composizione formale illuminata da una grazia inedita, caratteristiche di una fotografia che “qualche imbecille ha sostenuto fosse prevalentemente estetica, dove il soggetto, qualunque soggetto, fosse per lui soltanto un pretesto” come ha spiegato un Ferdinando Scianna evidentemente urtato.
Ma basta confrontare i lavori del maestro francese con quelli dei suoi predecessori per capire che c’è molto di più di una rigorosa armonia di forme. Le immagini di Bresson sono la prova di quanto profonda ed efficace fosse la dottrina di purezza e una necessità della visione sempre affiancata da intenzioni di portata esistenziale e teorica:”Per significare il mondo, bisogna sentirsi coinvolto in ciò che si inquadra nel mirino. Questo atteggiamento esige concentrazione, sensibilità, senso geometrico. La tecnica è importante solo se riesci a controllarla al fine di comunicare quello che vedi.”

Ad omaggiare il talento inarrivabile del fotografo dell’istante decisivo, saranno fino al 9 giungo le prestigiose sale del Centre Pompidou con la più ampia e completa retrospettiva mai realizzata in Europa dopo la morte dell’artista. Con più di 500 lavori esposti, tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti, la mostra parigina ha il merito di illustrare al pubblico i 70 anni di carriera che hanno reso Henri Cartier-Bresson una delle figure più importanti del secolo scorso, in un viaggio percettivo di ineguagliabile bellezza. Il progetto nasce in principio dalla volontà di Martine Franck, ultima moglie del maestro, poco prima di scomparire nel 2013, in accordo con la direttrice della fondazione Bresson, Agnés Sire, con il proposito di seguire cronologicamente le immagini in un binario vivo tra evoluzione di stile e cambiamenti tecnici, affiancando però le emozioni di affascinanti avventure alla luce di spedizioni, missioni e soggetti privilegiati.

Derrière Gare Saint-Lazare bresson
Derrière Gare Saint-Lazare bresson

Aprono le danze le rare testimonianze del reportage giovanile in Africa, Andrè Breton e i surrealisti, per passare ai viaggi in giro per l’Europa, gli Stati Uniti, il Messico. Nel mirino dell’obiettivo ci sarà una seconda fase dedicata alla Guerra Fredda, la Guerra Civile spagnola, fino alla Seconda guerra mondiale. Grande spazio sarà dato quindi all’impegno politico e sociale, al lavoro per la stampa comunista, l’attività antifascista, cinema e guerra insieme, permeando il percorso curato da Clément Chéroux (conservatore del fondo fotografico del Centre Pompidou) di un arguto spirito politico. Infine, con la terza fase, la sequenza si sposta alla creazione della più grande agenzia fotografica del mondo, la Magnum Photos nel 1947, insieme con i colleghi Robert Capa e David Seymour solo per citarne alcuni. Lo sguardo si prolungherà fino al 1970, quando ormai i canoni del fotogiornalismo sono finalmente consolidati e le fotografie più straordinarie messe una accanto all’altra, sono diventate inestimabili icone della modernità.

The following two tabs change content below.

Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
blog comments powered by Disqus