L’esempio del Professor Keating: come imparare la magia

09/12/2014 di Ginevra Montanari

Chi sa coinvolgere, affascinando chi lo ascolta, il più delle volte non ha una laurea, e neppure un'abilitazione all'insegnamento. Allora perché agli educatori si insegnano solo la teoria e i contenuti, ma non quella fenomenale magia che trasforma la noia in interesse e l’indifferenza in partecipazione?

Mentre un giovane insegnante cerca di capire come essere autoritario e piacere ai suoi studenti contemporaneamente, un bambino vuole convincere sua madre che è molto, molto malato, e non dovrebbe andare a scuola, per non infettare qualche povero compagno; da qualche altra parte un professore d’università spiega la filosofia dell’Esistenzialismo in modo talmente noioso da rendere superflua la materia stessa, e un’alunna viene sbattuta fuori dalla classe per un commento inopportuno sui Proci.

Dall’altro lato, in questo momento ci sono educatori fantastici che condividono la loro passione, e lo fanno così meravigliosamente che tutti, sporgendosi un po’ più avanti con gli occhi che brillano d’aspettativa, pendono letteralmente dalle loro labbra: c’è chi riesce ad emozionare con il melodioso incantesimo delle parole, delle analogie, delle metafore universali; chi ha appena catturato l’attenzione raccontando un mondo che nessuno si è mai neppure sognato di immaginare; e, ogni domenica, c’è qualcuno che al minimo calo d’attenzione prorompe con un “Posso avere un amen?”.

Ma la realtà è che gli insegnanti appena descritti sono ben lontani dalle aule: che cos’hanno in comune i concerti, i romanzi surreali e le funzioni afroamericane? La magia dell’intrattenimento. Una magia che spesso gli educatori delle scuole non hanno.

Chi sa coinvolgere, affascinando chi lo ascolta, il più delle volte non ha una laurea, e neppure un’abilitazione all’insegnamento. Il mondo scarseggia di quei Professor Keating che esortano gli studenti a strappare il libro di testo, che invitano a vedere le cose da un’altra prospettiva, che consigliano ai giovani di “succhiare il midollo della vita” finché sono in tempo. E quei pochi ribelli che ci provano, i maestri nel conciliare il saggio col Peter Pan, alla fine non vengono capiti. Il più delle volte finiscono per venire allontanati dalle scuole come Robin Williams ne L’attimo fuggente.

I cantanti eccezionali, i cantautori, conoscono la chiave dell’emozione; nei concerti sanno come muoversi, come parlare con le mani, con i gesti, camminano con orgoglio, comunicano con tutto il corpo. La stessa cosa per i romanzi di successo che non potrai più fare a meno di leggere: liberano la fantasia, muovendo sul bisogno umano di dilatare il tempo, di vivere ancora più intensamente, di provare emozioni altrimenti sconosciute. Quando comincia una messa protestante, il predicatore sa che deve coinvolgere i fedeli a tutti i costi, quindi spesso usa dei divertenti giochi di parole; ma quando si accorge che l’attenzione sta calando, chiede un amen di conferma, batte sul pulpito, si limita a sussurrare, oppure passa al gospel: queste sono le abilità necessarie per essere insegnanti con la I maiuscola.

Allora perché agli educatori si insegnano solo la teoria e i contenuti, ma non quella fenomenale magia che trasforma la noia in interesse e l’indifferenza in partecipazione? Non ci sono dubbi: la formazione degli insegnanti andrebbe riformulata su basi diverse. Perché i discorsi intellettuali e i bei tecnicismi, senza lo spirito giusto non significano nulla.

Ci sono insegnanti che nascono già con questa strabiliante predisposizione: entrano in classe e sono in grado di catalizzare l’attenzione anche solo alzando un sopracciglio di mezzo centimetro, o appoggiandosi alla cattedra con le braccia incrociate e un sorriso enigmatico. Il preside, che si trovava in corridoio, assiste alla scena e rimane impressionato: tutti i suoi professori dovrebbero essere così.

Ma è possibile imparare la magia? Certo. Bisogna essere presenti quando si verifica, fare in modo di esserci quando finalmente si materializza in tutta la sua bellezza. Osservare attentamente chi ha il potere di coinvolgere, di colpire, di smuovere le coscienze, prendere appunti su quello che fa e non fa. Solo così sarà possibile rianimare classi apatiche, risvegliare la creatività, l’immaginazione e incamminarsi verso una nuova e più entusiasmante era dell’educazione.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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