L’eredità di Marco Pannella: laico, civile, libero

19/05/2016 di Edoardo O. Canavese

Gladiatore della politica, Marco Pannella è stato uno dei più influenti personaggi della storia repubblicana. Le rivendicazioni nel nome delle libertà individuali, dei diritti civili e dell'orgoglio laicista rappresentano un'eredità gravosa ma nobile di cui la classe dirigente deve farsi al più presto portavoce.

Quando nel settembre scorso morì Pietro Ingrao, tutti pensarono che se ne andava l’ultimo grande politico della prima repubblica. Nessuno fece caso che c’era ancora Giacinto “Marco” Pannella. Perché il leader dei Radicali italiani non solo ha impresso il proprio nome su buona parte della prima fase repubblicana, ma è stato protagonista negli anni di Berlusconi e Prodi, ed è riuscito a mettere il naso pure nella nascente terza repubblica. La forza di un uomo alla guida di pochi militanti e pochissimi rappresentanti sta nell’energia vitale che è riuscito ad imprimere nelle sue battaglie. La temeraria politica di Pannella, libertaria e non violenta come da tradizione radicale, ha affascinato molti e abbagliato gli avversari, ieri, oggi, probabilmente domani. Ricordiamo qui il Pannella anti-partitocratico, libertario, laicista.

Quando nacque negli anni ’50, il partito radicale era un cenacolo di intellettuali. Nasceva come partito d’opinione, club esclusivo di liberali antifascisti e laici, schiavo della propria dimensione elitaria. Ci pensò Marco Pannella a liberarlo e a farne strumento di denuncia della partitocrazia. I radicali si proponevano uomini liberi da vincoli ideologici, che sfuggissero dalla contrapposizione Dc contro Pci, accomunati dall’interesse ad occupare le sedi della democrazia. Pannella contestò la solidarietà nazionale di Moro e Berlinguer, combatté contro il finanziamento pubblico dei partiti, ottenne l’abrogazione referendaria del ministero delle partecipazioni statali (simbolo del potere Dc) e lottò a favore di un sistema elettorale maggioritario. Ancora nel 2008 i radicali chiedevano un’anagrafe degli eletti, che rendesse pubblica l’attività dei politici italiani.

Nel 1975 Marco Pannella veniva arrestato per uno spinello, inaugurando una nuova vita spesa contro il proibizionismo. Nel 1979 partecipava a convegni ed assemblee sulla legalizzazione delle droghe leggere e nel 1993 promuoveva il referendum per la depenalizzazione dell’uso. Due anni dopo fu protagonista di un indimenticato siparietto con Alda D’Eusanio, regalandole in diretta su Rai Due 200 grammi di hashish. Soprattutto Pannella spalancò il mondo della politica agli ultimi, agli emarginati dai benpensanti. Candidò Toni Negri, quando tutti lo consideravano brigatista, ed Enzo Tortora, quando molti lo reputavano colpevole, promosse ad onorevole Ilona Staller, scoperchiò il mondo oscuro dell’emarginazione omosessuale quando nemmeno i comunisti riuscivano a parlarne senza disagio. Si spese in ogni modo affinché “la gente da marciapiede” potesse vedersi riconosciuto il diritto di essere liberamente sé stesso, senza timore del giudizio di una società bigotta.

Pannella è stato soprattutto il più importante baluardo laicista dell’Italia repubblicana, nata sotto l’egida di due grandi partiti di “chiesa”, l’una cattolica, l’altra sovietica, tradizionalmente oscillante tra clericofascismo e cattocomunismo. Marco Pannella ha saputo farsi garante politico della laicità e interprete delle rivendicazioni laiciste quando la Chiesa appariva onnipotente. La vittoria dei “no” al referendum abrogativo sulla legge sul divorzio del 1974, cui contribuirono in modo determinante i radicali, costituì la prova che nonostante le ingerenze, il Vaticano poteva essere tenuto fuori dagli affari di Stato. L’impegno laicista di Pannella si sarebbe riproposto sui temi dell’interruzione volontaria della gravidanza, della fecondazione assistita e dell’eutanasia. Se gli italiani si sono guadagnati quanto meno il diritto e la libertà di discuterne, è soprattutto grazie all’attivismo radicale.

Pannella ha lasciato numerosi figli e figliocci sparsi per il panorama politico e culturale. Il Partito Radicale vanta una delle più ricche scuole di formazione, sui cui “diplomati” oggi partiti e giornali possono contare. E’ tuttavia difficile individuare un genuino erede del gravoso vuoto che lascia Marco Pannella. Tra i tanti ex radicali, a sinistra, al centro e a destra, ma pure tra gli stessi fedelissimi, non sembra esistere un uomo o donna di pari carisma, fisico, spirito. Pure Emma Bonino, l’ispiratrice del radicalismo di governo, si è allontanata irrimediabilmente dal suo leader, che le ha rimproverato di anteporre gli impegni internazionali alla militanza di partito. Pannella ha saputo mettersi contro tutta la Prima Repubblica, si è trovato d’accordo con tutta la Seconda e vede la Terza somigliare, seppur vagamente, a quella da lui immaginata. Il miglior riconoscimento alla memoria di Pannella sarebbe rendere la Repubblica più egualitaria, più civile, più libera.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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