Leonardo, Raffaello e Caravaggio: una mostra impossibile

23/12/2013 di Simone Di Dato

Una Mostra Impossibile, Napoli

L’opera omnia di Leonardo da Vinci, moltissime opere di Raffaello Sanzio e gran parte della produzione pittorica di Caravaggio, riunite in un’unica esposizione. Non era mai successo e infatti l’idea avrebbe divertito il più ottimista tra gli amanti dell’arte, eppure quando le nuove tecnologie sono messe al servizio dell’arte anche una mostra impossibile come questa diventa realizzabile. E così  è stata giustappunto definita  la tripla monografica ospitata dal complesso monumentale di San Domenico Maggiore nel cuore del centro storico di Napoli,  che presenta per l’occasione 117 immagini, riprodotte in altissima definizione, dei tre maestri dell’arte moderna italiana.

Tutto prende vita dal progetto pedagogico ideato e diretto da Renato Parascandalo che citando un celebre saggio di Walter Benjamin, si pone l’obbiettivo di guardare con una prospettiva inedita all’opera d’arte, giunta ormai nell’epoca della sua riproducibilità digitale, come ci suggerisce il sottotitolo dell’esposizione. La riproduzione parte così da una scansione digitale seguita dalla calibrazione del colore, fino ad ottenere una stampa mediante plotter a getto d’inchiostro su un supporto a grana finissima e della stessa dimensione dell’originale. Senza alcuna pretesa di sostituirsi all’originale, il risultato è sorprendente: in uno spazio che non richiede una particolare illuminazione dell’ambiente, grazie ad un dispositivo retro illuminante, il visitatore potrà entrare in stretto contatto con l’opera ad una distanza ravvicinata, cogliendo limpidamente i dettagli contenuti, fino a poterli tranquillamente toccare. L’intento è chiaro: democratizzare la cultura, e non sottovalutare la finalità didattico-divulgativa di una mostra che diventa una valida alternativa per tutelare, valorizzare e diffondere il patrimonio artistico italiano, a maggior ragione quando il rifiuto dei direttori di musei, di cedere ad altri musei le loro opere, è sempre più insistente.

Raffaello, Madonna della seggiola, 1513-1514
Raffaello, Madonna della seggiola, 1513-1514

 

Il percorso espositivo, visitabile fino al 21 aprile, è curato da Pina Capobianco che con una generosa selezione presenta, tra dipinti e affreschi, tre nuclei indipendenti e disposti cronologicamente. A coglierci, appena entrati è un’emozione inaspettata. La prima sala è dedicata a Leonardo: tutto inizia dall’Annunciazione, capolavoro databile tra il 1472 e il 1475 in cui un’inedita Vergine Maria innanzi ad un leggio raffinatamente velato, alza la mano sinistra in segno di accettazione del suo destino. Si passa dunque all’emblematica Vergine delle rocce, dove gesti equilibrati e simbolici prendono nuovamente forma davanti all’armonia architettonica di pietre e rocce a chiudere  il cielo per la prima volta, per poi giungere alla Monna Lisa (che mai potrà essere ammirata così da vicino), in un percorso ideale che ci conduce all’Ultima Cena, l’unica opera che per motivi di spazio, si lascia difficilmente contemplare nella sua naturale bellezza.

Leonardo da Vinci, Annunciazione, 1472-75
Leonardo da Vinci, Annunciazione, 1472-75

 

La seconda sala è consacrata a Raffaello. Tra i numerosi ritratti e splendidi dipinti, spicca la Madonna della Seggiola. In un’atmosfera di intimità familiare, la madre stringe a se il piccolo Gesù in un tenerissimo abbraccio, tra accostamenti di colori caldi e freddi che rendono l’opera uno dei capolavori più grandi del Rinascimento. Il secondo e ultimo affresco della mostra è invece la Scuola di Atene, in cui Platone e Aristotele padroneggiano la scena occupata da numerosi gruppi di filosofi e matematici dell’antichità, il tutto all’interno di un immaginario edificio classico, in perfetta prospettiva. Sarà invece la Madonna di Foligno a stupire per il suo fascino. Dipinta tra il 1511-12, l’opera sembra avere una doppia composizione: il mondo delle idee, nella sua epifania appare improvvisamente ai personaggi terreni, i quali, sebbene separati, sono rappresentati con un realismo sorprendente se si pensa a quanto sia idealizzante Raffaello.

Spetta infine a Caravaggio il compito di chiudere il cerchio. Per disporre tutte le opere del pittore italiano sono state impiegate ben tre sale, in cui ogni quadro testimonia la grande rivoluzione apportata dal Caravaggio con la sua pittura, densa di significati allegorici ma soprattutto di forte realismo. Come non notare la bellezza del Bacco sano e del Bacchino malato, entrambi soggetti popolari e fintamente mitologici, che sostituiti alla sacralità di Madonne e Bambini, portano alla luce nature morte che senza significati nascosti altro non fanno se non dimostrare la maestria pittorica dell’autore.

Nonostante un marcato scetticismo iniziale, la mostra impossibile si lascia apprezzare nella sua essenza e nelle sue intenzioni, soprattutto spostando l’attenzione sull’obbiettivo fondante volto alla diffusione dell’arte e della cultura, a formare occhi per ri-conoscere il bello. L’autenticità di un’opera resta un punto fermo di grande valore ma la riproduzione degli originali è comunque un caposaldo della storia dell’arte. “Nessuna riproduzione – scrive a tal proposito Andrè Malrauxper quanto tecnicamente perfetta, può essere più avvincente e toccante dell’opera originale. Tuttavia la riproduzione fotografia delle opere d’arte ha consentito a decine di milioni di persone di conoscere e apprezzare i capolavori dei grandi artisti di tutti i tempi, invogliandoli al tempo stesso, a visitare i luoghi che li ospitano per poterli ammirare nello splendore della loro autenticità. La storia dell’arte, da cent’anni a questa parte, non appena sfugge agli specialisti, è storia di quanto è fotografabile.”

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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