L’eolico. Quando la mafia si fa “green”

10/04/2013 di Luca Tritto

Il mondo cambia, l’economia cambia, di conseguenza anche la Mafia cambia. Lo scorso 3 Aprile, la Direzione Investigativa Antimafia ha posto sotto sequestro – con relativa confisca – il patrimonio di Vito Nicastri, un imprenditore siciliano meglio conosciuto come il “Re del vento”. L’accusa, secondo gli inquirenti, è quella di aver portato avanti la propria attività nel settore dell’energia eolica attraverso rapporti contigui con ambienti criminali, in particolare con il super latitante e presunto numero uno di Cosa Nostra: Matteo Messina Denaro.

Mafia ed eolico, Matteo Messina Danaro
Matteo Messina Denaro

Il personaggio – Chi è realmente Vito Nicastri? Siciliano di Alcamo, in Provincia di Trapani, inizia la sua attività come elettricista negli anni 70. Poi, il salto di qualità. Attraverso pratiche ritenute illegali, ha costruito un impero nel campo dell’energia eolica. In parole povere, faceva lo “sviluppatore”, ossia costruiva impianti con pale eoliche, producendo energia pulita, e rivendeva gli stabilimenti, chiavi in mano, alle grandi aziende multinazionali. Un fiume di denaro. È stato definito come prestanome del superboss di Castelvetrano, tuttavia è forse limitante indicarlo come tale. Infatti, oltre a Messina Denaro, Nicastri era in contatto con più cartelli criminali, dalle famiglie dei mandamenti palermitani ai clan della ‘Ndrangheta reggina, in particolare quelli di San Luca e Platì, i più potenti a livello mondiale. Più che un prestanome, Nicastri è un vero e proprio self-made man, il quale ha costruito il suo impero personale grazie ad una serie di rapporti con amministratori pubblici, sia a livello locale, sia nazionale. La corruzione per sbrigare gli intoppi burocratici sono una cosa, ricevere finanziamenti per 3 miliardi dalla Regione Sicilia è un’altra. Di certo, non un tipo da prendere sotto gamba.

Le mani sulle pale – A prescindere dai metodi, l’inchiesta della DIA mette comunque in luce l’ennesima dimostrazione delle capacità imprenditoriale della criminalità organizzata. Non più appalti edili, riciclaggio in attività commerciali e movimento terra. L’energia rinnovabile è la nuova frontiera della Green Economy. In un mondo mutevole, certe tendenze vanno colte al volo. In questo, la Mafia, non è seconda a nessuno. Solo in Italia, l’incentivo alla costruzione e all’utilizzo di energia eolica si aggira intorno al miliardo di Euro all’anno. Soldi pubblici, non solo per riciclare denaro sporco, ma per avviare attività totalmente pulite sotto tutti i punti di vista. Già nel 2009, l’imprenditore siciliano Salvatore Moncada, anche lui con interessi nell’eolico, denunciava il fatto che le sue richieste di autorizzazione per la costruzione di impianti incontravano innumerevoli intoppi burocratici, mentre quelle di Nicastri passavano facilmente. È qui il punto. Una volta messe le mani su un affare, la Mafia, o gli imprenditori dell’area grigia, avviano un processo di creazione di monopolio, intralciando la concorrenza e costringendo imprenditori onesti a farsi da parte, con relativo disagio per l’utenza pubblica.

Sempre lui dietro tutto – Da anni, ormai, Matteo Messina Denaro rappresenta l’ultimo baluardo della classe dirigente di Cosa Nostra, responsabile delle stragi del 92-93. Dopo gli arresti di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, boss palermitani, la primula rossa trapanese è considerato l’uomo di vertice dell’organizzazione, ricercato anche dalla FBI. Nei giorni scorsi sono stati sequestrati alcuni moli del porto di Trapani, giacché si ritiene che ci sia lui dietro i lavori di costruzione. Le forze dell’ordine, da qualche anno, stanno attuando una strategia d’ isolamento intorno al super Padrino, sia tramite gli arresti dei suoi uomini di fiducia, sia attraverso la confisca dei beni a lui riconducibili. Negli schemi di Cosa Nostra, un uomo è facile da sostituire, ma una volta confiscato il patrimonio, non si può recuperare. Niente irrita di più i criminali se non colpirli negli affari. Il prossimo obiettivo è la sua cattura. Se terminasse la sua latitanza, si arrecherebbe una spallata enorme alla malavita sicula, privandola di un leader carismatico e capace di imporsi ovunque, dentro e fuori dall’isola. Tuttavia, come detto, uomini come lui vanno e vengono. Il problema, semmai, è contrastare i Nicastri della situazione. Sono loro i veri procacciatori d’affari, quella parte della società fondamentale per la sopravvivenza mafiosa, appartenenti all’area grigia, la quale offusca il normale sviluppo. Uno sviluppo di cui, la Regione Sicilia e tutto il Meridione, necessitano in maniera prioritaria.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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