Leo Valiani, un costituente critico

03/11/2013 di Matteo Anastasi

Leo Valiani

Leo Weiczen divenne Leo Valiani nel 1927, quando la sua città Natale, Fiume, era oramai italiana da tre anni. Antifascista di origine ebraica, un anno più tardi, nel 1928, pagò le sue “colpe” ideologiche col confino sull’isola di Ponza. Aveva allora diciannove anni ed era già iscritto al Pci. Fuggì prima in Francia, nel 1936, poi, dopo l’invasione della Wehrmacht e la creazione della Repubblica di Vichy, riparò in Messico e successivamente a New York. Nel 1939 fu espulso dal Partito comunista a causa della sua netta opposizione alla scelta sovietica di siglare un patto di non aggressione con Hitler. Si avvicinò allora al Movimento Giustizia e Libertà ma, al rientro in Italia alla fine nel 1943, divenne membro di spicco del Partito d’Azione, assumendone la segreteria per l’Italia settentrionale e lavorando fianco a fianco con Sandro Pertini. Eletto deputato all’Assemblea costituente, allo scioglimento del Partito d’Azione, nel 1947, divenne indipendente, dedicandosi agli studi storici e all’attività giornalistica. Tornò ad essere attivo in politica nel 1956, lavorando da protagonista alla nascita del Partito radicale, sorto da una costola “a sinistra” del Partito liberale.

Leo VilianiNell’inverno del 1989, quasi ottuagenario e oramai da nove anni nominato senatore a vita per volontà dell’amico Pertini, Valiani rilasciò una vivace intervista ad Arturo Colombo, allora penna di punta del Corriere della Sera. Pubblicata sulla Nuova Antologia del gennaio-marzo di quell’anno, in quella conversazione Valiani narra le rocambolesche vicende che caratterizzarono il suo rientro in Italia sul finire della Seconda guerra mondiale, rimpatrio probabilmente facilitato dall’azione dei servizi segreti delle potenze liberaldemocratiche, in specie inglesi.

Ma l’intervista di Colombo è soprattutto un colloquio sulla Costituzione italiana e sui retroscena che maturarono nelle riunioni dei costituenti tra il 1946 e il 1947. Pur riconoscendo l’alto valore della carta costituzionale, Valiani metteva in luce l’esistenza di due evidenti punti deboli, più che mai attuali: «Il problema del come rafforzare il governo e del come rendere più spedito il Parlamento».

Riguardo il primo osservò che due rilevanti articoli – il 92, che affida al presidente del Consiglio la scelta dei ministri, e il 95, che gli conferisce l’onere di assicurare l’indirizzo unitario dell’esecutivo – difficilmente potevano considerarsi adempiuti. A proposito del secondo problema si rivolse criticamente nei confronti dell’abitudine delle Camere di legiferare su tutto, anche su temi che «andrebbero più correttamente affrontati e disciplinati con semplici decreti ministeriali o amministrativi, come oramai si fa in tutti i sistemi politici europei ed extraeuropei».

Da quell’intervista sono trascorsi quasi venticinque anni ma l’attualità delle osservazioni di Valiani è, ancor oggi, difficilmente opinabile.

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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