Leicestermania: quando non si crede più nelle favole

01/05/2016 di Isabella Iagrosso

Il più sciocco fra tutti gli errori è quando giovani pur intelligenti credono di perdere la loro originalità se riconoscono quelle verità che già da altri sono state riconosciute

Leicester

Impossibile oramai, anche per chi di calcio ne è digiuno, non conoscere la favola del Leicester City e della sua cavalcata verso la vetta della Premier League. Non vogliamo oggi entrare nel merito di un’impresa straordinaria, bensì dare uno sguardo al fenomeno che ne è scaturito, per certi versi esempio di una tendenza sempre più diffusa. Come era prevedibile, infatti, negli ultimi mesi è stata Leicester mania ovunque. Il gruppo facebook “Calciatori brutti” ha perfino organizzato un evento per recarsi direttamente nella cittadina inglese a festeggiare lo scudetto durante l’ultimo turno casalingo delle Foxes. Di pochi giorni fa la notizia di un uomo che chiama il proprio bambino “Vardy”. Tom Hanks che ammette, forse scherzosamente, di aver puntato su di loro a inizio stagione. A -3 punti dalla vittoria del campionato, il Leicester è sulla bocca di tutti.

Per questo motivo, allora, è ovvia conseguenza che spunti il gruppo degli “antagonisti”. Cinici che non condividono l’ondata di entusiasmo generale che ha accompagnato le vicende della squadra di mister Ranieri. Tacciano i più di esterofilia, di moralismo dilagante e soprattutto di lasciarsi trasportare da facili entusiasmi e dimenticare che il calcio che conta, è comunque altro. Che si tratta di un caso. Che la prossima stagione sarà difficile replicare un’annata come quella attuale. Che il fenomeno mediatico si sgonfierà e i tifosi dell’ultima ora non si preoccuperanno più di una squadra come il Leicester. Probabile. Ma tale atteggiamento evidenzia i limiti e la disillusione di una generazione che non crede più nelle favole. Un gruppo di persone che decide di andare controcorrente ad ogni costo. Ogni qualvolta accadono “miracoli” di questo tipo, siano essi sportivi o appartenenti ai più disparati mondi, accusano i media di “sensazionalismo”, di esasperare ed esagerare le proporzioni e le caratteristiche delle notizie, trasformandone la sostanza stessa. In realtà, è solo un modo per fare dell’anticonformismo uno stile di vita.

“Il più sciocco fra tutti gli errori è quando giovani pur intelligenti credono di perdere la loro originalità se riconoscono quelle verità che già da altri sono state riconosciute” scriveva Goethe.  Perché non godersi l’avventura del Leicester, l’impresa di un trentasettenne che combatte fino all’ultimo per un titolo mondiale, con avversari delle due generazioni successive? Perché scegliere a chi negare la propria simpatia, come reazione all’entusiasmo dei molti? È innegabile – per tornare al Leicester – come si tratti di un’impresa storica, qualcosa avvenuto raramente nella storia del calcio. Siamo talmente abituati e bombardati da storie di successo, che non ci rendiamo conto di quanto la maggior parte di esse siano solo costruite per essere fruibili. E chi, con maggiore consapevolezza, lo nota, si sente come un bambino disilluso quando scopre che Babbo Natale non esiste, non vuole più credere a nulla. Lo dimostra il paradigma di coloro che si ribellano alla favola di Ranieri.

E proprio Ranieri, italiano doc, spesso bistrattato dai media nostrani, ci insegna, commuovuendosi davanti ad un video di ringraziamenti da parte dei tifosi, come la genuinità possa ancora contare, in un mondo sempre più commerciale. In una lettera ai tifosi scrive: “dobbiamo continuare a dare l’anima e gettare il cuore oltre l’ostacolo. Questo è un piccolo club che sta dimostrando al mondo cosa si può conquistare con la determinazione. Ventisei menti, un solo cuore.” E se anche questa frase la vogliamo considerare intrisa di banalità e buonismo, ricordiamo che comunque loro in un modo o nell’altro hanno fatto sognare giovani e meno giovani, in tutto il mondo. Godiamoci tutti le cose belle che sono rimaste, soprattutto in questo sport. Crediamo, allora, che possa ancora esistere anche in un mondo come quello del calcio qualcosa di sano e genuino, senza per forza dover recitare la parte di cinici inguaribili, disillusi da tutto ciò che circonda il nostro vivere.

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Isabella Iagrosso

Nasce a roma il 19/03/1994, iscritta alla facoltà di scienze politiche della Luiss Guido Carli. Appassionata di viaggi e di culture straniere. Da sempre coltiva l'interesse per tutto ciò che riguarda l'estero e le relazioni internazionali
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