Legge sui Partiti, l’analisi del testo proposto. Fra trasparenza e rebus M5S

21/05/2013 di Luca Andrea Palmieri

Il tempismo del Partito Democratico è sempre impressionante. Una proposta di legge sui partiti, come quella proposta dagli on. Finocchiaro e Zanda, è stata attesa per decenni dal paese, ad attuazione di un articolo della Costituzione, il n. 49, che non aveva mai trovato la giusta regolamentazione. Negli ultimi decenni, anche a causa di quest’assenza, gli equilibri politici all’interno del paese sono cambiati in maniera enorme, molti partiti hanno cambiato forma organizzativa (rispetto a quella classica) e, con le ultime elezioni, i movimenti sono entrati prepotentemente nella scena politica.

Legge sui partiti
Legge sui partiti, è la volta buona?

Una proposta già vista – A onor del vero, pare che la proposta di legge da poco presentata ricalchi, praticamente nelle stesse forme, quella già presentata dal PD nell’ultima legislatura. Fatto sta che rimane il ritardo ultra-decennale con cui si è affrontato l’argomento, in un momento in cui lo stesso art. 49 della Costituzione andrebbe riconsiderato (almeno dal punto di vista interpretativo) alla luce dell’evoluzione dei sistemi di rappresentanza politica. Chissà come si sarebbe sviluppata la storia dei partiti italiani se una legge del genere fosse stata approvata negli anni ’80: magari alcuni casi sarebbero andati in maniera diversa. Ora invece, per quanto una maggior regolamentazione delle forze politiche che entrano in Parlamento sia necessaria, un impianto di legge del genere risulta, in parte, anacronistico.

I problemi per il M5S – I timori dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle sono in effetti fondati: Il disegno di legge (atto del Senato n. 260), per com’è strutturato, in primis regolerebbe le modalità e i contenuti degli statuti dei partiti, invero in maniera molto elastica (per esempio, è prevista l’indicazione dei mandati massimi svolgibili dagli iscritti, sia interni che elettorali, ma non un loro numero). Poi soprattutto, aggancerebbe la stessa partecipazione all’agone politico al rispetto delle modalità appena citate. L’art. 6 prevede infatti che la condizione per partecipare alle competizioni elettorali sia l’acquisizione della personalità giuridica e la pubblicazione dello statuto sulla Gazzetta Ufficiale.

Ciò implicherebbe che il Movimento 5 Stelle, forte di un “non-statuto” che, per sua stessa natura non si adegua ad alcune delle richieste della legge, nella sua forma attuale non potrebbe partecipare alle elezioni. Questo però non significa che il Movimento verrebbe cancellato dalle competizioni elettorali: basterebbe che si adeguasse alla legge, presentando uno statuto che ne segua i dettami. Ciò, per il Movimento, significherebbe trasformarsi in un partito nel senso classico del termine. Una cosa inaccettabile per la filosofia degli stellati, e per lo stesso Beppe Grillo, che forse più dei suoi iscritti ne verrebbe colpito.

Struttura e simbolo – Infatti, le parti che mal si adatterebbero più nell’immediato alla struttura stellata, sono due: quella inerente l’indicazione degli organi dirigenti (art. 3, comma 1, punto a),e quella riguardante l’indicazione delle modalità per cambiare statuto, denominazione e simbolo del partito (art. 3, comma 1, punto n). La prima imporrebbe che il Movimento si ponga un’organizzazione più strutturata di quella “liquida” attuale, salvo che per la figura di Grillo, che fa da megafono e da “garante”, di fatto avendo l’ultima parola su tutte le decisioni di carattere organizzativo. La seconda presupporrebbe che il simbolo sia di proprietà del partito. E’ ben noto che il proprietario del simbolo del Movimento 5 Stelle oggi sia Grillo stesso. La possibilità o meno del suo utilizzo è ciò che ha legato la permanenza o meno degli attivisti nel Movimento stesso, come i casi Salsi e Favia ricordano.

Positività – La legge presenta anche degli spunti piuttosto interessanti. In particolare l’art. 5 è completamente dedicato al tema della trasparenza, e con proposte condivisibili. Tra queste, si nota l’obbligo di pubblicazione del rendiconto di esercizio, sia sul sito del partito che su quelli delle due camere, comprensivo di tutte le relazioni (compresa quella, obbligatoria, di una società di revisione autorizzata dalla CONSOB) riguardanti proprietà e partecipazioni, nonché della situazione reddituale e patrimoniale di tutti i titolari di cariche di governo ed elettive. Viene poi, nell’ultimo comma, vietato in sostanza il ricorso dei partiti alle cosiddette “scatole cinesi”, nonché l’investimento in strumenti finanziari diversi dai titoli di stato.

Più problemi di quanto non sembri – Ma la polemica montata nelle ultime ore, continuerà? Difficile a dirsi in questo momento. Quel che sembra è che sia stata avviata prima del necessario. Il disegno di legge è stato infatti assegnato da pochi giorni alla Commissione competente al Senato; significa che il suo iter parlamentare è appena cominciato: un iter che prevede la discussione in commissione, le sue eventuali (e solitamente molto probabili) modifiche, il passaggio per il voto al Senato e da lì l’esame alla Camera. Un processo lungo e complesso in cui tutto potrebbe succedere. E in cui il Movimento 5 Stelle e gli altri partiti avranno modo di intervenire, discutere e partecipare in maniera intensa.

Il problema PDL – Tra l’altro è tutt’altro che scontato che questo disegno di legge abbia a suo favore un fronte comune. Le divisioni interne al PD già da sole potrebbero portare a interventi contro la sua struttura attuale. Le dichiarazioni di Renzi di ieri (e in Parlamento i renziani non mancano, pur essendo una quota minoritaria) potrebbero già aver abbassato il livello di priorità dell’argomento. Senza contare il Pdl, che fino ad ora ha taciuto, non avendo avuto il minimo interesse a inserirsi in una polemica che va tutta a scapito dei democratici. Risulta difficile però credere che il partito di centro-destra non avrebbe obiezioni sull’attuale proposta del duo Finocchiaro-Zanda.

Già il sistema di rendicontazione, che prevede un controllo finale da parte della Corte dei Conti, potrebbe far storcere il naso al centro-destra per motivi politici: le polemiche sulla possibilità di “invasione” di un ramo della magistratura nella vita delle istituzioni democratiche sono abbastanza recenti. Inoltre il disegno di legge si concentra con un lungo articolo, il quarto, sull’organizzazione delle elezioni primarie, promosse come un sistema essenziale per il funzionamento dei partiti; tant’è che l’ottenimento di ben un quarto dei rimborsi elettorali viene legato alla loro organizzazione. E’ una parte della legge che di sicuro farebbe storcere il naso, per la sua strutturazione precisa (che non sembra adattarsi molto a internet), al Movimento 5 Stelle; e che creerebbe presumibilmente difficoltà anche al Popolo della Libertà, partito notoriamente leaderistico e basato su nomine dall’alto. E’ recente il ricordo del tentativo di organizzare primarie nel centro-destra. Un progetto nato morto, chiuso dai veti del presidente del PDL Berlusconi, alla fine candidatosi in prima persona.

Tanto rumore per nulla? – Sicuramente vi è tanto rumore prima del necessario, vista la quantità di passaggi che il disegno di legge dovrà affrontare, nonché di dubbi sulla sua effettiva tenuta all’esame delle forze politiche: la possibilità che il progetto si sfaldi prima di arrivare in assemblea esiste. Fatto sta che, proprio nei giorni in cui potrebbe esser depositata una mozione di ineleggibilità contro Silvio Berlusconi, una proposta del genere non poteva non suscitare polemiche, voluta o meno che sia l’azione “contro” il Movimento 5 Stelle. Come si è ricordato all’inizio di questo articolo, è sempre una questione di tempismo.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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