Legge di stabilità, ovvero quando nulla cambia

17/10/2013 di Federico Nascimben

Nulla di nuovo, nulla che produrrà cambiamenti sostanziali, proprio come sempre. Ma tanto a fine dicembre arriverà il maxiemedamento e verrà riscritta, come da tradizione

Legge di stabilità, Ottobre

Sarà che a causa della crisi di governo la legge di stabilità è stata scritta più in fretta e furia del solito, ma, se davvero le priorità sono quelle elencate nel comunicato del Governo qui, e cioè “rafforzare la ripresa in atto e intervenire sui fattori che limitano la competitività dell’economia” puntando ad “un tasso di crescita almeno pari all’1 per cento nel 2014 e dell’ordine del 2 per cento negli anni successivi“, le risorse e, soprattutto, le riforme non saranno certamente in grado di produrre cambiamenti sostanziali. Sicuramente, poi, come da tradizione, subirà importanti modifiche (ovvero stravolgimenti) che costringeranno il governo a porre un maxiemendamento. A conferma della fluidità della situazione attuale, infatti, vi è la mancanza della pubblicazione del testo definitivo e l’esistenza di una clausola di salvaguardia, con relativo taglio delle detrazioni, se non si riusciranno ad effettuare tagli alla spesa.

Saccomanni e Letta
Il Ministro dell’economia, Saccomanni, assieme al Presidente del Consiglio, Letta.

Le risorse – La legge di stabilità si inserisce in un quadro di politica economica più ampio che “ha già definito interventi finanziari per 11,9 miliardi nel triennio 2013-15 (5 miliardi nel 2013, 3,3 nel 2014 e 3,5 nel 2015)“. Le ulteriori risorse aggiuntive (privatizzazioni, rimodulazione spesa pubblica) “verranno destinate prioritariamente alla riduzione della pressione fiscale“. Vengono effettuati interventi “per 27,3 miliardi nel triennio 2014-16 (11,6 nel 2014): 14,6 miliardi nel triennio per sgravi fiscali di cui 5 per i lavoratori, 5,6 per le imprese oltre a 1 miliardo per ristrutturazioni edilizie e ecobonus; 11,2 miliardi nel triennio per azioni sociali, progetti di investimento, impegni internazionali (per il 2014 si prevedono 6,4 miliardi); 1,5 miliardi per investimenti a livello locale e la restituzione di debiti commerciali“. Vengono reperite risorse, complessivamente, per 24,6 miliardi nel triennio 2013-2015, di cui 8,6 nel 2014: fra le altre, 1 miliardo e mezzo proverranno dalla vendita di immobili pubblici (di cui mezzo miliardo nel 2014); la parte più sostanziosa proverrà dal taglio della spesa pubblica (16,1 miliardi nel triennio, 3,5 nel 2014). Le conseguenze di tali operazioni dovrebbero portare ad un calo della pressione fiscale (“dal 44.3 al 43,8 nel 2015 e al 43,3 nel 2016“) e della spesa pubblica primaria (esclusi i rimborsi dei debiti della PA, “dal 46,0% del 2013 al 45,5% nel 2014“); in tal modo caleranno, conseguentemente, anche spesa primaria corrente e aumenteranno, invece, le spese in conto capitale (cioè le spese per investimenti).

Cuneo fiscale – Uno degli aspetti messi maggiormente in evidenza nelle settimane e nei mesi precedenti l’approvazione in CdM della legge di stabilità è stato quello del taglio del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e imprese. Tale taglio – senza troppi giri di parole e al di là delle eventuali risorse aggiuntive – si è ridotto a poche briciole quantificabili in 10-15 euro a lavoratore in più al mese e, dal lato imprese, lega troppo il taglio di IRAP e ASPI alla conversione di contratti “precari” in contratti a tempo indeterminato. Eventualità che, ovviamente, richiede certezze, stabilità e condizioni che non esistono neanche lontanamente al momento (oltre al continuo perseguimento del mito rappresentato dal posto fisso, di cui abbiamo già parlato).

TRISE – Sul fronte tasse e imposte su immobili e prime case, l’IMU e la TARES verranno sostituiti dalla TRISE (Tributo sui Servizi) che a sua volta si suddividerà in TARI per i rifiuti e in TASI per quel che riguarda i servizi indivisibili (cioè i servizi offerti dai comuni a tutti come polizia locale, pulizia delle strade ecc). L’importo della TARI verrà determinato sulla base della superficie della proprietà; mentre quello della TASI vedrà un’aliquota di partenza dell’1 per mille, la cui base imponibile sarà la stessa dell’IMU. Saranno i cittadini e gli inquilini a verificare direttamente se vi sarà un aggravio rispetto agli anni precedenti.

Pubblico impiego – Non verranno contrattati per tutto il 2014 i contratti dei dipendenti pubblici. Il blocco del turn over è prorogato fino al 2018, ma con percentuali che diminuiranno andando avanti con gli anni (dal blocco totale del 2014 all’80% di assunzioni nel 2017, in teoria), anche se sicuramente vi saranno modifiche. Stretta sugli straordinari che verranno tagliati, sempre in teoria, nell’ordine del 10% del totale. Le liquidazioni sopra i 50 mila euro verranno pagate in due tranche dopo 12 mesi. Niente di nuovo, insomma, si prosegue con le note misure una tantum e, inoltre, sembra che a pochi mesi di distanza il governo abbia cambiato la propria idea per quanto riguarda le nuove assunzioni nel settore pubblico.

Rendite finanziarie – Saltato l’aumento dal 20 al 22% dell’aliquota sulle rendite finanziarie si è deciso di aumentare l’imposta di bollo “sulle comunicazioni periodiche alla clientela relative ai prodotti finanziari” dall’1,5 per mille al 2 per mille. Con questa misura il governo conta di recuperare 900 milioni di euro. Si continua – a causa di una narrazione che dipinge la finanza come il male assoluto – a sfavorire la diversificazione degli investimenti italiani, storicamente concentrati in immobili e titoli di Stato (la cui aliquota rimane al 12,5% si noti bene), verso il settore finanziario e verso il sistema previdenziale integrativo, quando al contrario ce ne sarebbe estremamente bisogno, soprattutto alla luce delle condizioni in cui versa Borsa Italiana.

Novità rispetto alle bozze precedenti – A seguito delle pressioni provenienti dai media e dalle divisioni interne alla maggioranza sono saltati i tagli alla sanità e, come scritto sopra, l’aumento dell’aliquota sulle rendite finanziarie; sono entrati, invece, la rivalutazione delle quote detenute dalle banche nel capitale di Bankitalia e una misura per agevolare il rientro dei capitali detenuti illecitamente e disciplinare l’autoriciclaggio. Misure che il Governo ha preferito non quantificare preventivamente.

PS: qui trovate le linee guida pubblicate dal Governo sulla legge di stabilità per il 2014.

The following two tabs change content below.
Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
blog comments powered by Disqus